Posts Tagged ‘social media’

La rinascita Sociale del Visual Marketing

Wikipedia ci ragala una definizione dettagliata del Visual Marketing:

Il prodotto e la sua comunicazione visiva diventano così inscindibili e la loro fusione raggiunge un pubblico, influenzandone e determinandone le scelte (in un meccanismo comunicativo di persuasione)

Volendo allargare il discorso a temi già trattati, la parola “prodotto” è collegata ad attributi tangibili ma soprattutto intangibili che sono quelli che vanno a toccare la sfera cognitiva. Senza entrare sul tecnico, ricordiamo che la percezione, l’apprendimento, il ragionamento, la risoluzione dei problemi, la memoria, l’attenzione, il linguaggio e le emozioni sono processi mentali studiati dalla psicologia cognitiva.

Un’ immagine ha quindi il potere innato di comunicare, trasmettere storie, emozioni ed esperienze che vengono vissute nell’immaginario di chi le guarda spesso in modo differente. Ma è proprio il potere dell’immedesimazione che ci interessa. Ci sono immagini che ti riportano a frammenti di memoria, altre che ti fanno nascere domande, alcune che ispirano a fare qualcosa (impulso) etc

Non dovrebbe sorprendere quindi che nel mondo Social Media sembra che le immagini stiano vivendo una vera e propria rinascita.

Le nuove funzionalità Diario di Facebook con le pagine aziendali che incorporano grandi immagini di testata, permettono di condividere, apprezzare, commentare e taggare (assegnare utenti a foto). Questa novità nasce dal fatto che la stragrande attività di condivisione sui social network avviene appunto attraverso immagini.

Inoltre nuove applicazioni “social” si stanno imponendo. Instagram la piattaforma di visual blogging, recentemente acquistata da Facebook, ma soprattutto Pinterest la “matricola terribile” che sta rapidamente spopolando in tutto il mondo.

Il meccanismo è semplice, c’è uno spostamento di interesse evidente: la gente si sta stancando di leggere contenuti testuali e cerca qualcosa di più immediato, rapido e di impatto da condividere. Già l’emergere di Twitter con i suoi 140 caratteri (lunghezza di un sms per capirci) aveva mandato un messaggio inequivocabile e dimostrato che quanto più corto è il messaggio quanto più alto è il potenziale virale.

Pinterest è la naturale evoluzione di Twitter. Una piattaforma “visual” con una bacheca personale dove non solo caricare proprie foto ma anche “pinnare” (pin è la puntina da disegno) le immagini degli altri. C’è scambio ed interazione quindi già sulla scelta delle immagini da mettere nella propria bacheca.

Poi hanno inserito alle immagini quei meccanismi di connettività già conosciuti con Facebook (mi piace, condividi, commenta) e Twitter (Re-Tweet o Re-Pin, ovvero rilanciare i contenuti degli altri). Il risultato è stato clamoroso e la popolarità di Pinterest è ora alle stelle.

La lezione per tutti quindi è quella di ottimizzare le potenzialità che vi circondano, sfruttando foto molto meglio di quanto già fate.

Se realizzare immagini, foto, video è troppo complicato, attraverso Pinterest potrete utilizzare le immagini di altri, e queste attività porteranno traffico, relazioni, nuovi collegamenti e probabilmente nuovi clienti.

Chiudo con una considerazione ed un regalo.

Pinterest è uno strumento amato per lo più da un pubblico femminile quindi è assolutamente il target di riferimento.  Infine vi allego una presentazione realizzata da Valeria Moschet (blogger ufficiale della Giornata della Bellezza Sostenibile e docente per alcuni corsi Social Media in Davines) che meglio spiega come funziona Pinterest.

Fatemi sapere cosa ne pensate!

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2 agosto 2012 di 1 commento

Il segreto del successo sui Social Media per PMI

Si fa presto a dire quanto importanti siano diventati importanti per le aziende Social Network come Facebook, Twitter o altri.

E’ un argomento caldo, tutti ne parlano ma parafrasando un famoso blogger americano, per le aziende entrare su questi nuovi canali sociali è un po’ come il sesso per adolescenti; “tutti lo vogliono fare, ma nessuno sa bene come”.

E’ un mondo avvincente, ricco di opportunità ma con regole che esulano dalla comunicazione tradizionale fatta a monologhi (poster, articoli su riviste specializzate e pubblicità a cui siamo abituati).

Aprirsi ad una comunicazione su Facebook per esempio significa esser pronti a dialogare, a rispondere rapidamente a clienti esigenti, a replicare ad eventuali critiche, a trasmettere e condividere valori e storie emozionali. Contemporaneamente è quindi un mondo zeppo di pericoli  per chi non si confronta sposandone i valori e le regole. Sono infatti le aziende ed i brand quindi a doversi piegare a nuove logiche, adattandosi ed evolvendosi su un terreno “semi-sconosciuto” per molti; proprio per questo molte aziende sono ancora titubanti sul dafarsi.

Molte aziende hanno iniziato questo percorso con risultati contrastanti. Chi può già contare su un brand conosciuto ed una presenza riconoscibile non ha problemi a farsi “seguire”da numerosi “fans” in tutto il mondo. Ma non è detto che questo basti.

Aprire canali social brandizzati dove pubblicare contenuti variegati (non solo Facebook ma anche YouTube, Flickr, LinkedIN, Twitter, Foursquare, Slideshare ed altri) non basta; occorre come detto “interagire” e dare valore.

Essere presenti può agevolare la promozione del brand, elevare la reputazione del marchio e conseguentemente aumentare le vendite ma senza vera interazione si rischia di risultare “disinteressati e chiusi” pur essendoci. Aprite una pagina di Facebook dove l’ultima interazione è di mesi addietro, oppure dove nessuno si è degnato di rispondere alla domanda di un utente, cosa pensereste di questa azienda? Vi invoglierebbe a contattarla?

Dalla partecipazione ed il coinvolgimento degli utenti possono nascere sorprendenti iniziative e risultati, inclusa la creazione di progetti condivisi tra un’azienda ed i suoi stessi clienti. E’ qui che si nasconde la vera opportunità “social”. Oggi queste opportunità riguardano la creazione di storie condivise, partecipative e coinvolgenti. Avvicinandosi in ambito “Social” le aziende devono sempre più smetterla di preoccuparsi del prodotto finito ma iniziare a pensare a come si arriva a quello stesso prodotto finito, e raccontare e condividere quella storia. Ecco spiegato come mai YouTube per esempio pullula di video “making of… o behind the scene” con milioni di visualizzazioni. Una storia di come arrivi ad un prodotto, dove persone creano e condividono idee incuriosisce, stimola, insegna e crea relazioni personali; ad un marchio od un prodotto finito raramente ci si relaziona allo stesso modo.

Coinvolgere i propri clienti nella fase ideativa significa assicurarsi inoltre dei “veicoli promozionali” (definizione orribile ma rende l’idea) per far arrivare quelle stesse storie in luoghi altrimenti inarrivabili, attraverso il passaparola (vero motore di spinta in rete).

Un altro suggerimento utile nell’utilizzare questi nuovi canali comunicativi, prima ancora che promozionali, è quello di essere dei realisti!

Essere realisti significa applicare le stesse regole che usereste nelle vostre relazioni personali, buon senso in primis. Ricordatevi quindi di rispettare le stesse regole del gioco. Non abbiate fretta, è un processo di crescita spontaneo come lo sarebbe se entraste in un bar per la prima volta senza conoscere nessuno; immagino non iniziereste ad strillare a sconosciuti per attirare l’attenzione.

Inoltre occorre essere realisti, prima ancora di innovativi. Cosa funziona nel vostro mercato? Sapreste scegliere cosa fare oggi e cosa funzionerà domani? E’ semplice, basta chiederlo ed ascoltare. Ricordate che essere sui Social Media non aggiusterà i problemi che già avete ma rischia di amplificarli.

Concludendo, azzeccare la strategia digitale giusta significa prima stabilire obiettivi “realistici”, usare tanto buon senso, ed allocare delle risorse di fiducia (soprattutto le persone giuste che sappiano parlare per vostro conto).

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3 novembre 2011 di Nessun commento

Il Cliente è Mobile qual piuma al vento – Social Media e Cellulari in Italia

“Il Cliente è mobile qual piuma al vento – Social Media e Cellulari”

Andrea Alfieri, Geom Alfieri, Arrotino del webSe pensiamo ai nostri clienti oggi, parafrasando i celebri versi del Rigoletto, potremmo intonare un “Il Cliente è mobile, qual piuma al vento… Muta d’accento e di pensiero

E’ infatti la multi-canalità la vera sfida per le aziende italiane (e non solo) nel rapportarsi con i propri clienti. Social Media  e mobile (apparecchi cellulari smartphone) stanno creando un mondo in rapido movimento, dove le aziende rincorreranno dei clienti proattivi, esigenti ed opinionati.

In queste righe proveremo ad unire i puntini di questi due “mondi” apparentemente scollegati e disegnare una mappa di ciò che ci si sta parando davanti. Per quanto possibile abbineremo concetti a numeri e statistiche per rendere evidente lo scenario di cui parliamo.

Tutti parlano di Social Network, di come stanno radicalmente entrando nel le nostre vite, d’altronde 20 milioni di iscritti italiani a Facebook (75% di tutti gli italiani in rete) non sono un’opinione. Tanti parlano dell’emergere di opinioni dal basso, capaci di mobilitare le masse e generare cambiamenti, dalle rivoluzioni 2.0 in nord africa od alle elezioni comunali di Milano o Napoli. Ma ancora, molti commettono l’errore “sacrilego” di vedere come tecnologica, piuttosto che sociale, la spinta di questi cambiamenti.

Tornando ai versi parafrasati del Rigoletto  “il cliente è mobile” apriamo una parentesi al mondo dei cellulari in Italia, che ben si integra con quanto detto finora. Da una recente ricerca di Nielsen (giugno 2011) su una popolazione complessiva di 57 milioni di individui in Italia, già oggi, abbiamo oltre 20 milioni di Smartphone (52% di aumento in un anno), 13 milioni dei quali viaggiano regolarmente in internet attraverso il proprio telefono (32% di aumento in un anno). Entro la fine dell’anno gli Smartphone avranno superato il cellulari di vecchia concezione.

Ma chi sono questi fanatici iper-connessi? Il 68% di loro è tra i 25 e 44 anni ed il 44% sono donne. Ed ecco il primo puntino di connessione della nostra mappa: più della metà usa il telefonino per connettersi ai Social network (53%), addirittura uno su dieci svolge questa attività almeno una volta ogni ora. Il 49% usa lo Smartphone per attività di geo-localizzazione ed il 38% per raccogliere informazioni in tempo reale tramite la rete. Ciò significa che l’abbinamento telefonino – Internet è molto più marcato di quanto molti pensino.

Ma continuiamo a trovare puntini di connessione tra il mondo dei Social Media ed i telefonini.  Senza inoltrarsi nel già popolarissimo Twitter con oltre 1 milione di Italiani iscritti, parliamo di qualcosa che sta emergendo prepotentemente negli ultimi mesi.

Foursquare.com per chi ancora non lo conosce è generalmente definito un local network (un social network geo-localizzato). Per semplificare lo considereremo le nuove “pagine gialle” commentate dai clienti. Immaginatevi una mappa in cui, attraverso il vostro telefonino, vi appaiono tutti i punti vendita, ristoranti, scuole, stazioni e quant’altro nei vostri dintorni. Immaginatevi di poter scegliere in quale ristorante pranzare ascoltando le opinioni di chi c’è già stato. Immaginate di poter condividere con tutti i vostri collegamenti Social (amici FacebookTwitter ma non solo) le vostre esperienze di acquisto con relativi commenti attraverso dei semplici check-in sul telefono. Immaginatevi di ritrovarvi in una camera d’albergo sporca ed inospitale e poter pubblicare in tempo reale le fotografie di quello scempio per sconsigliare ad altri la stessa esperienza.

Ora smettete di immaginare ed apritevi un’account perché solo nel 2010 al mondo su Foursquare sono stati fatti 381,576,305 check-in ed oltre 500,000 aziende hanno aperto un account aziendale. E’ un simpatico giochino capace di mettere in ginocchio, attraverso la condivisione di opinioni “persistenti” (che restano e non spariscono mai più) anni di lavoro; e non hanno neppure bisogno della vostra autorizzazione per parlare di voi, lo fanno e basta. Il cliente mobile ora veramente “Muta d’accento e di pensiero” e lo fa sapere in giro con un semplice click.

In Italia Foursquare, nel suo primo anno, ha raccolto oltre 200 mila di iscritti, ancora pochi rispetto ai 10 milioni nel mondo, ma pur sempre 200 mila potenziali critici sguinzagliati in giro armati dei loro Smartphone, che potrebbero entrare nei vostri punti vendita e raccontare a migliaia le loro esperienze. E per un commento negativo su Foursquare a cui non viene risposto ci sarà un prezzo da pagare che lo vogliate o meno. Uniamo altri due puntini, Foursquare e 20 milioni di Smartphone in Italia.

Qualche anno fa già si parlava di opinioni e feedback dei clienti come elemento “portante” della reputazione e misurazione del livello di fiducia di qualsiasi business, al punto che da una ricerca emerse che solo il 14% credeva a comunicazioni promozionali dell’azienda, contro il 78% (in ascesa) che credevano più ad opinioni di altri utenti (terze parti, imparziali ed oneste). Uniamo anche questi puntini e la mappa si fa sempre più delineata e scottante.

Volendo fare un passo in un futuro neanche troppo lontano, altri local-networkormai popolarissimi nel mondo stanno per entrare in Italia: GowallaYelp innanzi tutto, altri seguiranno a ruota. Brutte notizie per chi sta ancora decidendo se aprire una pagina aziendale su Facebook per raggiungere i propri clienti. Quegli stessi clienti si muovono velocemente, su più canali, con dinamiche nuove e le aziende con passo lento ed impacciato a rincorrere, sperando di non arrivare troppo tardi. Non è tecnologia, ma un cambiamento radicale culturale che vede il cliente guidare il gioco; non sono delle semplici piattaforme tecnologiche, ma l’opportunità nuova e concreta di partecipare attivamente, manifestare opinioni ed esperienze che guida il cambiamento. Presto per una azienda la Multi-canalità, anche in Italia, non sarà più un’opzione ma un obbligo.

La mappa è pronta. Ora sappiamo tutti cosa bolle in pentola e con una ricetta così a molti bloccherà la digestione.

Ma come allineare le dinamiche strutturali di un’azienda ad un mondo fluido e pericoloso come questo? Innanzi tutto smettendo di ignorare il problema. In un mondo che, in fondo, non chiede altro che dialogare con voi, un vostro silenzio avrà un prezzo da pagare. Occorre esserci, questo è chiaro. In secondo luogo credo che per ogni azienda esistano oggi due sole opzioni: si parte dalla “formazione” dei propri dipendenti  e collaboratori per arrivare alla graduale costruzione di una comunità di clienti soddisfatti che parlano in rete di voi.

E’ un mondo che si muove veloce, e per stare al passo occorre essere presenti, collegati, sociali e collaborativi ma soprattutto “mobili”almeno quanto sono i nostri clienti.

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22 settembre 2011 di Nessun commento

Webinfermento e la cacciata dei cialtroni dal Tempio 2.0

Gran bell’articolo quello di Dario Ciriacì di Web in Fermento , la conclusione poi la sposo in pieno.

Sfogandosi dopo un paio di notizione Gossip 2.0 ad alta tensione 1) la puntata di Report di domenica 11 aprile e 2) la storia delle cattive gestioni della presenza social di aziende abbastanza importanti, come Patrizia Pepe, Dario si lascia andare ad uno sfogo che rispettiamo in pieno e che consigliamo di leggere.

Come soluzione, in chiusura, propone

oggi invece, in questo campo si dovrebbe far riferimento al Cluetrain Manifesto , la lista di 95 tesi, successivamente rielaborate e scopiazzate da altri “guru”, che già nel 1999 ti diceva quello che è valido oggi. Essi, quelli si che erano dei veggenti!

In particolare ci sono delle tesi che voglio sottolineare, che reputo significative:

n. 27 Parlando con un linguaggio lontano, poco invitante, arrogante, le aziende tengono i mercati alla larga. (vedi il caso di Patrizia Pepe – Aprile 2011)

n. 33 Imparare a parlare con voce umana non è un gioco di società. E non può essere improvvisato a un qualsiasi convegno solo per darsi un tono. (vedi molti social media specialist)

n.64 Vogliamo accedere alle vostre informazioni, ai vostri progetti, alle vostre strategie, ai vostri migliori cervelli, alle vostre vere conoscenze. Non ci accontentiamo delle vostre brochures a 4 colori, né dei vostri siti Internet. (vedi in generale, il social media marketing in Italia, limitato alla proposta di contest ovunque)

n. 68 Il linguaggio tronfio e gonfio con cui parlate in giro – nella stampa, ai congressi – cosa ha a che fare con noi? (vedi ancora il caso di Patrizia Pepe).

n.72 Questo nuovo mercato ci piace molto di più. In effetti, lo stiamo creando noi.

Penso il Cluetrain (ne parliamo anche qui) dovrebbe esser il punto di partenza per chiunque si avvicina a questi strumenti. Dovrebbero ormai insegnarla a scuola ;-)

C’è in effetti un gap generazionale molto ampio tra chi sta crescendo con questi strumenti, e chi sta trasformando una professionalità markettara di vecchio stampo in questi ambiti social… è abbastanza comprensibile, una cosa è nascere con determinate regole e cultura, un’altra è doversi formattare e ripartire con umiltà (soprattutto se sei “inserito” tra contratti e clienti importanti). Forse molta della colpa va a quei dirigenti che si lasciano abbindolare dai nomi piuttosto che dai risultati… fossero loro stessi valutati sui risultati non succederebbe. E’ sempre un problema di vanità 2.0

Dagli States emerge con chiarezza che fare Social Media in outsourcing, per quanto riguarda i contenuti, può essere pericoloso; molto meglio formare le risorse interne, risultano più credibili, appassionate e vere nelle comunicazioni social.

E’ innegabile comunque che ci siano segni di speranza e crescente consapevolezza tra le aziende. La direttrice Marketing di una azienda con cui lavoro, in un intervento a Modena qualche giorno fa ha detto una cosa verissima:

Per le aziende entrare nei social media è un “must”, ma attenzione che entrare in questi ambiti sociali è come mettersi in bikini… quello che c’è, c’è… “

Aggiungo io: non puoi mascherarti al lungo, se ci son problemi emergeranno (meglio prepararsi); infine far parlare altri per vostro conto (agenzie ed auto-proclamati specialisti)  non paga mai a lungo termine, emergerà prima o poi il fatto che l’interlocutore non è l’azienda”

Quindi la vera speranza (e anche qualcosa di più) è che le aziende capiscano che si devono veramente mettere in gioco piuttosto che pagare soldi a “cialtroni specialist” per sistemarsi la coscienza e le apparenze.

Noi possiamo solo continuare a parlarne, fare domande, chiedere e confrontarci, senza ergerci sul pulpito di “Specialista” ma proprio come Dario, definendoci APPASSIONATI di SM e non “auto-proclamati” guru. Alla lunga si spera che emergano e si impongano attraverso visibilità, storie di successo e potere del network, le nuove leve “illuminate” dal basso (come Web in Fermento sicuramente) che possano veramente imporre il cluetrain come regola fondante.

Bravo Dario, continua così!

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16 aprile 2011 di Nessun commento

Social Media Manifesto da imparare a memoria

Articolino semplice semplice oggi, anche se forse uno dei più importanti che scriveremo:

Semplifichiamo per rendere più immediata la crescente consapevolezza a riguardo dei Social Media. Prendiamo in prestito 5 regole redatte da Alberto Falossi, diventato uno dei documenti di riferimento per il crowdfunding nel mondo:

1) i tuoi amici sono il tuo capitale;

2) i tuoi amici permettono ai tuoi sogni di diventare realtà;

3) il tuo capitale dipende dal numero di amici che hai;

4) il tuo capitale dipende dalla fiducia;

5) il tuo capitale cresce con il passaparola.

Sono 5 semplici regole su cui poter costruire idee, progetti, strategie, contenuti e quant’altro Social!

Inoltre, se volete approfondire, vi segnalo anche il Cluetrain Manifesto (clicca qui) che è uno splendido invito all’azione, per tutte le imprese che operano all’interno di ciò che si propone di essere un nuovo mercato interconnesso. Sono 95 tesi da leggersi tutte di un fiato e da non scordare mai. Se non credete a me leggetelo su WIKIPEDIA dove ha ormai trovato il suo meritato riconoscimento.

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14 aprile 2011 di Nessun commento

SQcuola di Blog – Il nuovo circo della formazione oceano blu

Stavo rileggendo “Strategia Oceano Blu” di Chan Kim e R. Mauborgne, è sempre illuminante.

E’ uno studio che mira, attraverso un modello di business, a spingere le azienda a crearsi “spazi di mercato incontestati e nuove possibilità di crescita” con un aproccio nuovo.

Gli oceani blu sono qui intesi come nuovi mercati in cui si cercano punti in comune con nuova clientela, dove l’azienda esplora coraggiosamente i non-clienti,  adattando la propria offerta con concetti nuovi, mettendo in discussione strategie e regole date ormai per assodate come “abbattere la concorrenza” o fare guerra di prezzi o competere in termini quasi militari. Mercati con confini definiti, con regole spietate, in cui si combatte all’ultimo sangue per “rubare” business ai concorrenti sono qui definiti gli oceani rossi. Sono mercati in cui i prezzi tendono verso il basso, dove lo spazio è affollato e le prospettive declinano.

E’ splendido l’esempio iniziale sul Cirque du Soleil, in cui raccontano dell’emergere di questo caso di successo in un mercato in costante declino come “il circo”. Poche “famiglie storiche” di circhi si contrapponevano spietatamente in un settore in declino, dove alternative di intrattenimento emergevno, dove associazioni animaliste lamentavano lo sfruttamento e il maltrattamento di animali. Incredibilmente è in questo contesto che emerse il Cirque du Soleil, che ad oggi viaggia con oltre 50 milioni di spettatori in tutto il mondo ed un modello di business invidiato ed apprezzato ovunque.

Occupandomi di formazione, colgo delle vaghe assonanze con il “framework” in cui operava Guy Lalibertè (CEO del Cirque du Soleil). Voglio azzardare un parallelismo, permettetemi lo sforzo, ma questi sono quesi momenti in cui voglio strutturare il progetto della SQcuola di Blog e confortarmi che forse la cosa può funzionare. In fondo, al di là delle esperienze maturate in passato, questo è un progetto che nasce di “pancia” seguendo istinti che ai più risultano “folli”.

La formazione è in declino, i fondi messi a disposizione scarseggiano; le possibilità di fruire di attività formative spesso si infrangono contro l’impossibilità di assentarsi dal lavoro. Le stesse aziende che dovrebbero favorire la formazione dei propri dipendenti, storcono la bocca a causa mancato reddito derivante dall’assenza di personale dall’ufficio.

Enti di formazione combattono una guerra senza tregua per le poche ore di docenza disponibili; l’offerta supera la domanda, portando prezzi al ribasso e spesso forzatamente riducendo la qualità della formazione stessa. Tanti docenti cercano opportunità di lavoro ma faticano ad inserirsi su base meritocratica, spesso scontrandosi con dinamiche clientelari che tendono ad escludere concorrenza piuttosto che premiare chi vale di più. In guerra si innalzano muri e scavano trincee, gli spazi di manovra scarseggiano.

E’ in questo contesto che vedo emergere coraggiosamente la SQcuola di Blog, partendo dall’esigenza di ridefinire le regole del gioco come appunto la strategia Oceano Blu suggerirebbe.

Due le leve fondamentali, occorre unire innovazione e utilità. Il progresso tecnologico ci fornisce strumenti pratici, efficienti ed a basso costo (spesso open source) per affiancare le esigenze di aziende e studenti. Un corso online, fruibile comodamente da casa, ad orari accessibili e flessibili, il che non lede la produttività di nessuno.

Il Cirque de Soleil redefinì il linguaggio; mantenne i clown e gli acrobati ma trasformò il sense of humour dalla tradizionale farsa, immediata ma scontata e prevedibile, portando un effetto emozionale quasi di “incanto” (“wow effect” sorprendendo gli spettatori). Introdusse inoltre una trama narrativa ai propri show prendendo spunto dal teatro (cosa che i circhi tradizionali non avevano pensato). Infine, mantenne il simbolismo del circo, progettando spazi che ricordavano antichi luoghi magici con drappi e tendoni sfarzosi; il simbolismo di un luogo a cui tutti si possono relazionare.

Era un’azzardo per i tempi, ma sospinto da una strategia precisa di coinvolgere un pubblico più intellettuale che non necessariamente si rispecchiavano nei circhi tradizionali. Così facendo non sono entrati in una guerra di concorrenza con i circhi tradizionali, ma hanno aperto appunto un mercato nuovo ed incontestato, ove anche artisti degli altri circhi potevano avere l’opportunità di misurarsi.

Nel suo piccolo anche la SQcuola di Blog cerca di ridefinire un approccio formativo, sposando valori e dinamiche che stanno emergendo: bottom up, divertimento, collaborazione, accessibilità real time, partecipazione, mobilità, merito e reputazione. Inoltre si allontana da altre dinamiche vecchie come le sponsorizzazioni, la pubblicità invasiva (spam) ed il concetto che devi far pagare per “robe gratuite” tanto care a consulenti incravattati senza scrupoli.

Ancora, mancando le dinamiche di aula (essendo un corso online) l’elemento del divertimento cerca di colmare le distanze. Inoltre si è scelto un luogo simbolico, seppur virtuale, in cui tutti si possono relazionare: la scuola, con un suo linguaggio, i personaggi, le dinamiche, le comunicazioni, le relazioni, le lezioni…

E’ evidente che una richiesta (domanda) di formazione professionalizzante emerge dal basso. Sono individui e professionisti che, prima ancora di aziende, sembrano rendersi conto dei cambiamenti in atto e vogliono aggiornarsi e restare al passo, e sono loro a cui ci rivolgiamo a differenza di enti di formazione classici che operano solo entro dinamiche aziendali. Inoltre la SQcuola di Blog è un progetto inclusivo piuttosto che esclusivo. Altri professionisti desiderosi di valorizzare la propria professionalità stanno aderendo portando contenuti, come acrobati, artisti di strada e maghi telantuosi di lande lontane. Così facendono arricchiscono il bagaglio di offerta di contenuti nuovi per coloro ai quali questo progetto è rivolto.

Infine c’è il concetto di scalabilità. La SQcuola di Blog propone ora un progetto pilota, che proporrà pregi e difetti sul quale interverremo in corsa, sul quale costruire per il futuro, con nuovi contenuti, con miglioramenti a contenuti esistenti e con una miriade di servizi complementari da poter abbinare nel tempo.

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28 marzo 2011 di Nessun commento

SQcuola di Blog – Zuppa di Sasso Open Source

Ok, la SQcuola di Blog sta sorprendendo tutti, inclusi noi folli Preti Funky che l’hanno pensata. Conoscete la favola della “Zuppa di Sasso”? E’ una favola per bambini, a mio parere stupenda. E’ una favola che spiega cosa fa la “La SQcuola di Blog

Il virus si propaga rapidamente in rete. Forse stiamo riuscendo a far percepire onestamente la voglia di dare valore, la voglia di fare qualcosa di nuovo, rischioso ma spinto da nobili principi. Stiamo inoltre seguendo le regole fondanti degli strumenti che utilizziamo, non spammiamo, non forziamo la mano e siamo aperti al contributo di chi incontriamo proprio perchè non ci mettiamo su di un pulpito. Forse il messaggio inizia ad arrivare.

Spesso mi ritrovo a spiegare ad aziende che utilizzare i Social Media per business è un pò come accendere un fuoco ed iniziare a raccontare una storia. Molti infatti parlano di “Story telling“, di approccio narrativo dai toni informali come il modo di creare partecipazione.

Con la SQcuola di Blog questo è ciò che sta accadendo spontaneamente. Alcuni di noi hanno iniziato a parlarne, confrontando opinioni ed idee. Il Gruppo LEN mettendo a disposizione le risorse tecnologiche ci ha permesso di accendere un fuoco caldo ed accogliente, ora altri stanno avvicinandosi, ascoltano la nostra storia ed iniziano a raccontare la propria.

Alcuni esempi?

Il 4 Febbraio Marco Maltraversi ci scrive: Salve, Sono Maltraversi Marco autore del libro “SEO e SEM guida avanzata al web marketing” che uscirà a marzo nelle librerie italiane (www.libro-seo.it) . Sarei interessato ad avere qualche informazione aggiuntiva sul master online, su come funziona ecc e se poteva essere ritenuta interessante una collaborazione da parte mia per tale progetto.

Venerdì scorso Marco ha registrato il suo contributo, entrando a far parte del gruppo docenti della SQcuola. Marco è in gamba, giovanissimo ma estremamente “sgamato” su tematiche SEO. Siamo ora collegati in network, sono certo che collaboreremo su altri progetti in futuro e già questo è un risultato importante che non sarebbe emerso senza questo progetto. Splendido!

Ancora, il 26 Febbraio Osvaldo Danzi di FdR Fiordirisorse, offrendosi di contribuire con la sua “bella capoccia” sui contenuti di LinkedIn mi scrive “Metto in copia Giovanna Coppini che è il Digital Guru di FdR e in questo progetto ci sguazzerebbe da Dio!!!“.

Passano pochi giorni e Giovanna ci scrive: …ho studiato il piano didattico. I moduli dove potrei dare il mio contributo sono: 1 photo video editing base, 2 conoscere twitter e facebook. Per il resto, considera che nell’ultimo periodo mi sto occupando di consulenza alle strutture turistiche per cui potremmo prevedere un seminario specifico sul turismo (il nuovo turista, canali disintermediati, nuove modalità di vivere la vancanza). Siamo felicissimi, Giovanna è fantastica, non solo ha offerto il suo contributo, ma sta facendo un gran lavoro di “buzz” su Twitter insegnandoci come usare questo strumento per promuoversi.

Ecco ancora Silvia Fossati, Co-founder & Communication manager at COLORISED A che ci scrive “Al primo sguardo del piano didattico e guardando alla mie core competence potrei contribuire sul tema Internet PR con un paio di lezioni. Che ne pensi?“. Stiamo ora organizzando la cosa, ma ho assistito ad una presentazione di Silvia a Firenze, seguo le sue attività di promozioni e sono certo che il suo contributo sarà di assoluto valore.

Facendo le debite proporzioni, non pensate che Wikipedia per esempio sia partito con modalità simili? Le regole sono chiare, non abbiamo sponsors, non facciamo markette, contribuiamo gratuitamente. Inoltre non ci professiamo come i migliori od i più bravi; siamo semplicemente quelli che ci si sono messi. Ma la porta è aperta per tutti quegli auto-proclamati guru dei Social Media che abbiano voglia di “dimostrare” il proprio valore sul campo.

Fatti non pugnette” dice Palmiro Cangini, celebre Assessore alle attività Varie ed Eventuali di Zelig. Anche il Bidello della SQcuola di Blog lo direbbe e noi, col dovuto rispetto, lo appoggiamo in pieno.

Non pensate anche voi che sia giunta l’ora di dimostrare coi fatti? Non pensate che sia anche il modo migliore per crescere ed aggiornarsi?

Ecco quindi, col contributo di questi “professionisti 2.0″ tutto tondo che il materiale messo a disposizione dei nostri studenti si arricchisce ulteriormente. Anche questa è una favola che FunkyRev aveva proposto anni fa, “la splendida favola della “Zuppa di Sasso“.

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22 marzo 2011 di 4 commenti

SQcuola di Blog – Gramsci e Pasta e fagioli – Part 2

Erano degli illusi i Preti Funky!

Come detto erano quel famigerato gruppo di assatanati professionisti milanesi che si ritrovavano ogni giovedì sera, stile moti carbonari, con l’intento di cambiare il mondo… o meglio, con l’idea di evangelizzare in Italia un disegno di business sociale che stava emergendo altrove.

Era il 2008, i venti della crisi ancora non si sentivano e c’era un senso di possibilità nell’aria. Qualcuno di noi vaneggiava citando Gramsci, mangiando pisarei e fasoi alla Trattoria Piacentina di Corso Lodi.

L’Educazione era la chiave “Una formazione intellettuale e pratica”e “immissione dei giovani nel mondo del lavoro come leva di cambiamento ed innovazione”. Dobbiamo insegnare, dobbiamo evangelizzare, dobbiamo condividere e confrontarci, stimolare l’emergere del talento. Era chiara la consapevolezza che il talento negli uffici milanesi era visto come una minaccia, non come una risorsa.

Ognuno si affacciava a quel progetto da un angolo diverso; alcuni cercavano visibilità ed opportunità, altri volevano semplicemente cambiar lavoro, qualcuno volevo solo imparare qualcosa di nuovo, altri ancora erano solo spinti dall’idea di aiutare il prossimo. Se ci pensate anche la SQcuola di Blog segue dinamiche simili. Ogni docente, ogni collaboratore ed ogni studente ha le proprie motivazioni.

Si disquisiva sul come cambiare le cose. Scrissi anche

Qui non si tratta di cambiare le cose (almeno non nell’immediato), ma semplicemente di produrre alternative e lasciare all’etica e la serietà degli individui la possibilità di scelta. FunkyRev è un laboratorio, che prende spunti da esempi concreti, mette in pratica le idee migliori e vede l’effetto che fa. Perchè no? Questa è la domanda che ci spinge”

Per poi follemente proporre “Perchè non utilizzare la piattaforma www.funkyrev.com per fornire a professionisti affermati e non, universitari, neolaureati, gente che si vuole misurare e mettere alla prova, la possibilità di imparare, confrontarsi, misurarsi ma soprattutto essere valutati “oggettivamente” su progetti concreti?”

FunkyRev si è poi persa per strada, la vita ci ha portato in strade diverse, ma restano tracce ed amicizie consolidate. L’idea è comunque rimasta un mio cruccio, ho continuato a lavorarci. Ci sono voluti 3 anni per arrivare a realizzare qualcosa di simile, devo molto al Gruppo LEN che ci ha creduto e messo a disposizione le proprie risorse.

Si chiama quindi “SQcuola di Blog” ed è un progetto che viene da lontano, da persone che non finirò mai di ringraziare (anche questo articolo è un ringraziamento ai Preti Funky). Cambiano le parole ma le due perle FunkyRev sopra restano ottusamente attuali nella dicitura corrente:

 ”“La SQcuola di Blog” è un master a distanza in Social Media Marketing il cui obiettivo è dare una risposta di tipo professionalizzante a esigenze nate in tempi recenti sul mercato in ambito comunicativo.

Ci tenevo a raccontare la storia, penso sia importante capire da dove si viene, per sapere dove andare. Un’idea vive di vita propria ma è sempre qualcosa che nasce da lontano, da gente che si è ritagliata questa opportunità con pazienza, e da gente che ora è veramente pronta a tutto per giocarsi questa carta con tutta l’energia possibile, inclusa quella “garantita dalla pasta e fagioli” ;-)

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15 marzo 2011 di 1 commento

Energia positiva della condivisione – 10° Comandamento

10 Comandamenti Anti Crisi: ReBrand Yourself

10° Comandamento:

Affidatevi all’energia positiva della condivisione

Nei comandamenti precedenti si è parlato di “Brand Yourself”, Apertura Mentale, Visibilità, Banca del Tempo, Baratto nell’era “Social Networking”. Ed è possibile che queste parole abbiano un senso concreto per noi che navighiamo in acque tempestose dove il vecchio fa spazio al nuovo?

Si, se lavoriamo tutti con metodo all’auto-valutazione del nostro brand innanzitutto, se apriamo noi stessi al cambiamento, se ci creiamo la visibilità più adatta alle nostre caratteristiche personali e professionali, se utilizziamo con estremo rispetto il nostro tempo e quello degli altri e se barattiamo conoscenze con altrettante conoscenze.

Terminato questo percorso energeticamente provante, desideriamo una gratifica! Come ci sentiamo percepiti (brand awareness)? Domanda che “timidamente” ci poniamo e che può trovare delle risposte nei social network come Linkedin, per esempio. Endorsement ? Welcome! E prima di ricevere …. Date!

Siate generosi nel raccomandare colleghi, collaboratori e professionisti con i quali avete condiviso esperienze professionali non tralasciando mai l’estrema sincerità che vi contraddistingue, perché con le parole esplicitate state subliminando alcuni valori di un “Co-brand”.

Le affinità professionali e sensibilità si manifesteranno con un’ incredibile forza e la gratitudine che ritorna sottoforma di raccomandazione al vostro Brand, il più delle volte e inaspettatamente, rivelerà una profonda lettura e conoscenza del vostro profilo personale.

A un’azione segue sempre una reazione!

Raccogliete ciò che avete seminato. Si tratta di qualcosa così evidente che risulta davvero incomprensibile perché tante persone infrangano questa regola. Si tratta di una cosa che i contadini conoscono molto bene: un contadino sa che deve seminare frumento se vuole raccogliere frumento. E se vuole segale? Beh allora semina per l’appunto segale. E’ così semplice.

Certamente si può imbrogliare una persona, ma non si può mai imbrogliare la vita.

Questa esplorazione ci riconduce al potere positivo della condivisione di qualità e al decimo comandamento che cita testualmente “quello che gli altri dicono di voi conta di più di quello che potrete dire di voi stessi”. Ed essendo oggi il mondo virtuale un mondo davvero parallelo a quello reale, il consiglio è: armonizzate e infondete di completezza il vostro Brand.

Riprendendo il ragionamento sulla precedente citazione, appaiono nella mia forma pensiero due parole che guarda caso finiscono con …. Azione…… Approvazione o Raccomandazione?

L’approvazione è tutto ciò che il nostro lavoro si è guadagnato sul campo con risultati professionali e con l’ascolto e il riconoscimento di tutte le figure professionali incontrate . Dal fornitore, all’editore, al distributore, al collega, al concorrente, al consumatore. Quanti di noi hanno provato gioia vera nel ricevere un complimento per un prodotto o un servizio creato? Tantissimi, ma quanti hanno però realmente ringraziato….. Condiviso questa gioia con chi ha costruito con te questo piccolo successo. La filiera è sempre molto lunga e a volte faticosa da “gestire” ma richiede amore, passione e riconoscimento. Se questa attitudine ci appartiene ecco che l’approvazione si manifesta sempre con forza ed energia. Ciò su cui ci si concentra cresce. E concentrarsi su una cosa specifica significa inviarle energia e, nel caso specifico, significa attivare energia sul vostro Brand, ogni singolo istante della vostra vita lavorativa. Un’azione profonda e che richiede un’attitudine positiva ma che poi si trasformerà a 360° con una percezione di brand a tutti i livelli di comunicazione: dalla relazione all’interazione sul social network. Alla soddisfazione e alla crescita ulteriore del vostro Brand.

La raccomandazione è un atto generoso ma superficiale e sapete perché? Nasce da un qualcosa che risiede nell’essere umano …. Sentirsi migliori perché si è fatto qualcosa di buono per un altro ….. Con visibilità.

Nel social networking bisogna sì stimolare con “raccomandazioni positive” molti di coloro che linkiamo, riconoscendo chi ha lavorato genuinamente all’approvazione del suo brand! Altrimenti si crea (o forse si è già creato) un mondo-rete fatto di “buonismo” che non genera stimoli di ricerca di qualità ma assuefazione di superficialità……….. Blog e forum certamente attestano reali capacità intellettive e di relazione con gli “utenti”. Generano fiducia nei due sensi e si guadagnano l’approvazione nel web. E smantellano un imprinting che spesso abbiamo: tutto è limitato.

Il mondo è ciò che io penso di lui.

E nel Social Network penso esistano persone che credono nella fiducia, nell’affidabilità, nella serietà e nell’attendibilità. Esiste anche chi agisce con sospetto, diffidenza e sfiducia. Ma non li vedo, ho appena acquistato un paio di occhiali Rosa!!!!!

Grazie e gioiosa gratitudine.

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14 marzo 2011 di Nessun commento

Giosuè 2.0 ferma il Sole – 9° Comandamento

10 Comandamenti Anti Crisi: ReBrand Yourself

9° Comandamento:

    Non siete più passivi consumatori, ma contribuitori “attivi e proattivi”… devono temervi!

Prima che la comunicazione fosse accessibile a tutti e fruibile (in potenza) da tutti, il consumatore rimase per lungo tempo un soggetto passivo, semplice ricevente da bombardare di messaggi e strumenti di decodifica. Teoria del proiettile magico, teoria dell’ago ipodermico, teoria del bandwagon, copycat effect: qualsiasi nome scegliate, il concetto di base resta il medesimo, media di massa per una massa di idioti.

Ops!, non offendetevi, uso questo aggettivo così come lo intendevano i Greci: l’idiòtes era l’uomo non-pubblico, incolto, poco avvezzo alle “cose del mondo”. Un ignorante di sé e di ciò che lo circondava e, per questo, facilmente manipolabile.

Le imprese lo sapevano bene: nel post-taylorismo anni Novanta erano loro a suscitare bisogni in noi al grido di “Non puoi vivere senza il mio prodotto!”. Hanno omologato le nostre abitudini, hanno influenzato le nostre scale di valori, alla ricerca di desideri inappagati e frustrazioni per le quali farci spendere.

Con la diffusione di Internet e, più precisamente, con la sua evoluzione 2.0, si è sviluppata una forma di comunicazione dove non è la massa, bensì l’insieme di diverse entità ad esprimersi partendo dalle singole prospettive. Come accadeva nei Settecenteschi caffè dove, tra bottiglie verdi e artisti senza un soldo, la bella gioventù si scambiava informazioni e notizie, commentava politica e nuove correnti, creava movimenti, ideava rivoluzioni, in poche parole faceva opinione.

Siamo come loro: squattrinati ma curiosi, con in mano un potenziale infinito che rende davvero biunivoca la comunicazione.

Un esempio pratico:

Una sera d’inverno,  il Geom Alfieri e l’amica Eleonora rimasero bloccati a Fidenza su uno splendido InterCity, il che ci costrinse a scendere nella bufera di neve e continuare il viaggio sull’auto di Simone. Dramma nel dramma, stavamo perdendo la partita del Parma, e dovemmo adattarci alla radio per ascoltare la cronaca delle azioni. Dopo l’avvento di TelePiù e Stream, molte piccole radio private furono costrette a chiudere i battenti e, da allora, ogni Società di calcio professionistico stipula un accordo con una sola emittente, la quale si impegna a trasmettere tutte le partite della squadra. Monopolio, come sapete, significa anche assenza di scelta per il consumatore. Se, come in quel caso, il radiocronista non sa raccontare le azioni, parla del tempo atmosferico e balbetta poche parole anziché aiutarvi a sopperire alla mancanza di immagini, non potete farci nulla. O così, o pomì, ci avrebbe risposto un famoso slogan.

Decisi a fare qualcosa, denunciammo questa grave défaillance sul già citato portale Parmafans dove, Pr77, alias Simone richiama l’attenzione di tutti su questo problema e presentando possibili soluzioni.

Per chi non riesce a districarsi tra pay-tv e partite non trasmesse, una radio efficiente è basilare (soprattutto visto che la suddetta radio è disponibile in streaming, amplificando quindi a dismisura la sua portata e il pubblico potenzialmente coinvolgibile). Sul topic si raccolgono le lamentele degli utenti ed ecco che, nella partita seguente, lo stesso speaker dimostra lievi miglioramenti, maggiore professionalità, meno racconti di colore e considerazioni personali sul meteo. Ci avevano sentito, e la radiocronaca era migliorata.

Ma non era abbastanza. Non solo utenti “passivi”, però, si dimostrano desiderosi di partecipare attivamente, ma anche un ex-speaker di Radio Onda Emilia, già commentatore del Parma nei tempi che furono.

Dalla lamentela si passa alle vie di fatto… si inizia ad essere Proattivi!

Il risultato della radiocronaca ancora non soddisfaceva, ecco quindi un elenco di “suggerimenti” specifici di chi il lavoro lo conosce e condivide la propria conoscenza ed esperienza sul forum.

Ma la radiocronaca non decolla come vorremmo. Logica conseguenza del suo contributo (e di altri IT wizards) è la proposta che nasce su quelle pagine, ovvero usare le tecnologie 2.0, in questo caso player scaricabili dalla Rete, per dare vita ad una web-radio indipendente.

Morale: Ascoltaci… o Azienda!

1° passo “Siamo insoddifatti!”,

2° passo “Non vogliamo quello che offri…Vogliamo quest’altro!”,

3° passo “Va bene, non ci soddisfi, lo facciamo da soli!”

Questa è una dinamica che sarà sempre più presente in futuro.

Aziende e loro manager impomatati perditempo “Ascoltateci!… o collaboriamo o siete rovinati!”

La chiave del mettersi in gioco in prima persona è proprio questo: non sai mai chi inizierà a giocare con te e quali opportunità possono aprirsi!

Noi potevamo fare finta di nulla, ma abbiamo preferito dare voce al nostro pensiero, dimostrando che, mentre un semplice consumatore subisce, un consumatore consapevole o, meglio ancora, un consumatore che produce contenuti può farsi davvero notare!

Il piccolo Giosuè ha finalmente la voce per gridare al sole di fermarsi sulla valle di Aialon…

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13 marzo 2011 di Nessun commento