Posts Tagged ‘online’

SQcuola di Blog – La Storia continua

Social Media Marketing: chi è costui?
Si parla molto e spesso di Social Media Marketing ma molto spesso le opinioni sul significato del termine sono discordanti, o incomplete o frammentarie.
Il motivo è semplice: non esiste, almeno in Italia, una cultura scolastica del SMM.

Grandi realtà si stanno adoperando per offrire un percorso simile, inclusi i mitici di Ninja Marketing.

Ma in questo mondo Social la condivisione delle esperienze è più importante dei contenuti stessi, è giusto raccontare i passi da gigante fatti negli ultimi mesi dalla SQcuola di Blog. Ne avevamo parlato in anteprima su queste pagine, quando alcune menti folli si erano raccolti attorno ad un’idea.

Dopo 6 mesi di Master, possiamo raccontare dell’emergere di un nuovo modello di Social e-Learning.

Foto di Classe 2011Altri faranno cose simili, forse anche con contenuti migliori, ma questo esperimento è certamente una pietra miliare nel campo della formazione online sui Social Media a mio giudizio. In questo ambito è difficile competere qualitativamente solo sui contenuti. Considerata la velocità con cui questo mondo “social” si evolve, c’è sempre qualcuno più aggiornato, più bravo, e con più tempo per “fare ricerca”. Ma se c’è qualcosa che il 2.0 ci ha insegnato è che la vera innovazione nasca dalla collaborazione e condivisione delle conoscenze e del saper fare.

Fare business partendo dalle persone – si diceva – ma dimostrarlo coi fatti è tutta un’altra storia. Non bastava fornire delle occasioni di dialogo e confronto con i docenti, occorreva creare un vero e proprio network di professionisti, studenti e docenti, con diversi ambiti di competenza e convinti che condividere e collaborare piuttosto che spacciarsi per tuttologi o “difendere il proprio orticello”.

C’era una reale necessità formativa in questo ambito, che ci ha spinti a mettere in piedi il primo master online di SMM denominato “SQcuola di Blog”. Innanzitutto la volontà di creare un percorso professionalizzante in un ambito che da li a poco sarebbe emerso come in altri paesi. Il fatto che ora altri corsi simili vengano lanciati dimostra che avevamo ragione. Volevamo creare dei professionisti in grado di affiancare aziende in questo mondo.

La prima edizione è stata sperimentale, guidata più da istinti 2.0 che da una vera e propria strategia aziendale.
Metodi nuovi, contenuti nuovi, docenti nuovi e 30 studenti selezionati, “meritocraticamente” in tutta Italia, attraverso online assestment. La SQcuola di Blog non doveva avere fronzoli, alchimie strane o tecnicismi gratuiti. Si puntava sulle persone, sul gruppo, sull’essere social non a parole ma a fatti. Il corso infatti era proposto gratuitamente ad un numero ristretto (la classe) che se l’era guadagnata questa opportunità.

Si partiva in piccolo, senza troppo clamore imparando, ascoltando, ragionando e migliorando strada facendo.

Ma c’era dell’altro. Volevamo dare reali opportunità ai nostri studenti, renderli visibili non semplicemente come partecipanti ad un Master, ma sulla base di progetti concreti.

Da più parti si sente dire che è impossibile insegnare Social Media, e che nulla è meglio di esperienza sul campo per creare reale conoscenza. E’ un punto di vista condivisibile, per questo l’esperimento SQcuola di Blog, ha puntato a considerare gli studenti una risorsa così importante da affidargli un progetto “vero”, con clienti veri, mettendoci la faccia ed accostandola alla loro! Sperimentazione rischiosa che ha dato frutti insperati.

I lavori presentati dagli studenti durante il primo meeting tenutosi a Parma il primo di ottobre e denominato SQcuola di Awards sono stati veramente impressionanti. Guarda questi video

SQcuola_di_Blog_res147

Si può avere un Preside così???

I cinque gruppi, formati da ragazzi che non si erano mai incontrati prima dell’evento, ma che avevano collaborato tramite i social media, hanno presentato i loro lavori a cinque diversi committenti con risultati assolutamente positivi.
L’energia, l’enfasi e la ricchezza di particolari e di approfondimenti hanno dimostrato un’ottima preparazione di base sui concetti del SMM ed una capacità di fare network che ogni azienda vorrebbe al proprio interno.

Ed ora? Come procedere?

Così come è molto 2.0 imparare dai risultati per migliorare, l’esperimento del coinvolgimento diretto di aziende sui Project Work ha dato vita a nuove idee di sviluppo per il percorso. La sperimentazione è terminata ed ora, la provocazione della SQcuola di Blog è invitare le aziende a sostenere economicamente un proprio blogger che, indirettamente, ne sosterrà un’altro entrato nella scuola per merito.
In questo modo si vuole creare un doppio legame tra le aziende ed i blogger al fine di instaurare, fin da subito, un rapporto di collaborazione che potrebbe sfociare in una opportunità per entrambi.

La seconda edizione, che partirà da febbraio 2012, presenta già delle novità interessanti, infatti se per gli studenti il master sarà sempre gratuito attraverso l’iniziativa “Adotta un Blogger” anche le aziende sono chiamate a mettersi in gioco sostenendo economicamente un proprio blogger che, indirettamente, ne sosterrà un’altro entrato nella scuola per merito.
In questo modo si vuole creare un doppio legame tra le aziende ed i blogger al fine di instaurare, fin da subito, un rapporto di collaborazione che potrebbe sfociare in una opportunità per entrambi.

E’ una storia che si racconta mentre ti si srotola davanti. Naturalmente, secondo un vero spirito 2.0, tutto il materiale prodotto e le informazioni sulla prossima edizione sono accessibili a tutti, inclusi i 50 motivi per iscriversi alla seconda edizione (lista compilata dai nostri studenti!).

Per saperne di più andate al sito: www.sqcuoladiblog.it o cercateci su tutti i social media!

Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter
4 novembre 2011 di 1 commento

Il segreto del successo sui Social Media per PMI

Si fa presto a dire quanto importanti siano diventati importanti per le aziende Social Network come Facebook, Twitter o altri.

E’ un argomento caldo, tutti ne parlano ma parafrasando un famoso blogger americano, per le aziende entrare su questi nuovi canali sociali è un po’ come il sesso per adolescenti; “tutti lo vogliono fare, ma nessuno sa bene come”.

E’ un mondo avvincente, ricco di opportunità ma con regole che esulano dalla comunicazione tradizionale fatta a monologhi (poster, articoli su riviste specializzate e pubblicità a cui siamo abituati).

Aprirsi ad una comunicazione su Facebook per esempio significa esser pronti a dialogare, a rispondere rapidamente a clienti esigenti, a replicare ad eventuali critiche, a trasmettere e condividere valori e storie emozionali. Contemporaneamente è quindi un mondo zeppo di pericoli  per chi non si confronta sposandone i valori e le regole. Sono infatti le aziende ed i brand quindi a doversi piegare a nuove logiche, adattandosi ed evolvendosi su un terreno “semi-sconosciuto” per molti; proprio per questo molte aziende sono ancora titubanti sul dafarsi.

Molte aziende hanno iniziato questo percorso con risultati contrastanti. Chi può già contare su un brand conosciuto ed una presenza riconoscibile non ha problemi a farsi “seguire”da numerosi “fans” in tutto il mondo. Ma non è detto che questo basti.

Aprire canali social brandizzati dove pubblicare contenuti variegati (non solo Facebook ma anche YouTube, Flickr, LinkedIN, Twitter, Foursquare, Slideshare ed altri) non basta; occorre come detto “interagire” e dare valore.

Essere presenti può agevolare la promozione del brand, elevare la reputazione del marchio e conseguentemente aumentare le vendite ma senza vera interazione si rischia di risultare “disinteressati e chiusi” pur essendoci. Aprite una pagina di Facebook dove l’ultima interazione è di mesi addietro, oppure dove nessuno si è degnato di rispondere alla domanda di un utente, cosa pensereste di questa azienda? Vi invoglierebbe a contattarla?

Dalla partecipazione ed il coinvolgimento degli utenti possono nascere sorprendenti iniziative e risultati, inclusa la creazione di progetti condivisi tra un’azienda ed i suoi stessi clienti. E’ qui che si nasconde la vera opportunità “social”. Oggi queste opportunità riguardano la creazione di storie condivise, partecipative e coinvolgenti. Avvicinandosi in ambito “Social” le aziende devono sempre più smetterla di preoccuparsi del prodotto finito ma iniziare a pensare a come si arriva a quello stesso prodotto finito, e raccontare e condividere quella storia. Ecco spiegato come mai YouTube per esempio pullula di video “making of… o behind the scene” con milioni di visualizzazioni. Una storia di come arrivi ad un prodotto, dove persone creano e condividono idee incuriosisce, stimola, insegna e crea relazioni personali; ad un marchio od un prodotto finito raramente ci si relaziona allo stesso modo.

Coinvolgere i propri clienti nella fase ideativa significa assicurarsi inoltre dei “veicoli promozionali” (definizione orribile ma rende l’idea) per far arrivare quelle stesse storie in luoghi altrimenti inarrivabili, attraverso il passaparola (vero motore di spinta in rete).

Un altro suggerimento utile nell’utilizzare questi nuovi canali comunicativi, prima ancora che promozionali, è quello di essere dei realisti!

Essere realisti significa applicare le stesse regole che usereste nelle vostre relazioni personali, buon senso in primis. Ricordatevi quindi di rispettare le stesse regole del gioco. Non abbiate fretta, è un processo di crescita spontaneo come lo sarebbe se entraste in un bar per la prima volta senza conoscere nessuno; immagino non iniziereste ad strillare a sconosciuti per attirare l’attenzione.

Inoltre occorre essere realisti, prima ancora di innovativi. Cosa funziona nel vostro mercato? Sapreste scegliere cosa fare oggi e cosa funzionerà domani? E’ semplice, basta chiederlo ed ascoltare. Ricordate che essere sui Social Media non aggiusterà i problemi che già avete ma rischia di amplificarli.

Concludendo, azzeccare la strategia digitale giusta significa prima stabilire obiettivi “realistici”, usare tanto buon senso, ed allocare delle risorse di fiducia (soprattutto le persone giuste che sappiano parlare per vostro conto).

Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter
3 novembre 2011 di Nessun commento

SQcuola di Blog – Scrivo alla Bibbia e la Bibbia risponde

WIRED è la Bibbia per molti di noi.
Richiando la scomunica immediata azzarderei dire che WIRED è meglio della Bibbia!
 
Sapete perchè? Perchè la Bibbia è “Top Down” ovvero possiamo solo leggerla, come un’enciclopedia Treccani, ed apprendere lezioni che qualcuno duemila anni fa ha pensato di passarci. Con WIRED, pur essendo un mensile cartaceo editoriale, dovrebbe esser possibile dialogare, confrontarsi e partecipare.
Non è semplicemente un mensile di informatica, ma raccoglie e racconta storie (nel contesto specifico di ciò che è rete), racconta persone, racconta problemi ed ha il bel vizio di “ispirare i propri lettori“. Almeno questo è ciò che capita a me e, visto che molte delle idee portanti di questo folle progetto sono spuntate da quello pagine, mi sembrava giusto farglielo sapere.
Così da fedele lettore e promotore (quanti miei studenti hanno iniziato a legger WIRED incuriositi dai miei vaneggiamenti promozionali spontanei) provo a dimostrare il teorema sopra menzionato: Con WIRED ci si può confrontare!
Ho quindi scritto una lettera aperta a Riccardo Luna, suo Direttore che trovate qui
Ma siamo in Italia, siamo abituati male, qui non si fa niente per niente ed anche quando ci muoviamo con le migliori intenzioni c’è sempre il rischio di non esser visti di buon occhio:
“…e chi è questo? cosa vuole veramente? cosa cerca di farmi fare? ok, è un altro maledetto mitomane!”
Probabilmente mitomani che spammano ed abusano di questi strumenti per i motivi sbagliati rendono la vita complicata anche ai mitomani gentili come il sottoscritto. Come biasimare chi poi non ti fila…
Così ho provato a raccontargli la storia de La SQcuola di Blog perchè questa è vera!
è il progetto a cui un gruppo di evangelizzatori dei Social Media incontratisi online, hanno deciso di dedicare il proprio tempo e risorse gratuitamente per cercare di creare un esempio innovativo tutto italiano. Ne abbiamo parlato parecchio qui ed altrove e non sono semplici frasi fatte.
 Poi ho spiegato che approcciare WIRED non è semplicemente un esercizio di vanità e non cerchiamo solo visibilità 
Abbiamo già 120 iscritti, le iscrizioni si chiudono domenica, le selezioni iniziano la sett prox, il corso parte il 2 Maggio. Non chiediamo quindi visibilità, quella vogliamo meritarcela, chiediamo un parere e, se lo riterrai opportuno, un contributo per un webinar online al lunedì sera dalle 19 alle 21.
 Ad alcune aziende che ci hanno approcciato chiedendo di pagare per piazzare il loro brand sulle nostre pagine abbiam risposto picche. “Noi vogliamo contenuti, esperienze, opportunità e sfide aziendali per i nostri studenti” e o ci date quelli o non se ne parla proprio. Perchè per WIRED dovrebbe esser diverso? Loro hanno tanto da dare da questo punto di vista e riuscire a portare WIRED dietro alla cattedra per due ore davanti ai nostri studenti sarebbe veramente importante. WIRED è ormai un’aggregatore di idee, progetti, opinioni ed esperienze e sarebbe il libro di testo perfetto per i nostri studenti.
 
Ecco quindi che il messaggio si conclude con
Non cerchiamo niente altro che confrontare un’idea con chi ha l’esperienza di aiutarci a migliorare. Pensi che se ne possa parlare?
 Onestamente, solo il fatto che qualcuno di WIRED possa darci un’occhiata ed un feedback su ciò che stiamo facendo sarebbe un plus notevole. Avere qualcuno di WIRED ad uno dei nostri Webinars sarebbe forse troppo da aspettarsi, ma almeno ci proviamo. Siam sempre pronti al martirio del “perchè no?” noi Preti Funky.
Passano pochi minuti ed un cinguettio primaverile preannuncia una risposta. Sono poche parole “@Geomalfieri @Fiordirisorse Ho letto. Ci sto!
Vuoi vedere che ad esser ”scomunicati” ne val valer la pena ;-)
 
Picture Source: Nerd News
Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter
8 aprile 2011 di 1 commento

SQcuola di Blog – Il nuovo circo della formazione oceano blu

Stavo rileggendo “Strategia Oceano Blu” di Chan Kim e R. Mauborgne, è sempre illuminante.

E’ uno studio che mira, attraverso un modello di business, a spingere le azienda a crearsi “spazi di mercato incontestati e nuove possibilità di crescita” con un aproccio nuovo.

Gli oceani blu sono qui intesi come nuovi mercati in cui si cercano punti in comune con nuova clientela, dove l’azienda esplora coraggiosamente i non-clienti,  adattando la propria offerta con concetti nuovi, mettendo in discussione strategie e regole date ormai per assodate come “abbattere la concorrenza” o fare guerra di prezzi o competere in termini quasi militari. Mercati con confini definiti, con regole spietate, in cui si combatte all’ultimo sangue per “rubare” business ai concorrenti sono qui definiti gli oceani rossi. Sono mercati in cui i prezzi tendono verso il basso, dove lo spazio è affollato e le prospettive declinano.

E’ splendido l’esempio iniziale sul Cirque du Soleil, in cui raccontano dell’emergere di questo caso di successo in un mercato in costante declino come “il circo”. Poche “famiglie storiche” di circhi si contrapponevano spietatamente in un settore in declino, dove alternative di intrattenimento emergevno, dove associazioni animaliste lamentavano lo sfruttamento e il maltrattamento di animali. Incredibilmente è in questo contesto che emerse il Cirque du Soleil, che ad oggi viaggia con oltre 50 milioni di spettatori in tutto il mondo ed un modello di business invidiato ed apprezzato ovunque.

Occupandomi di formazione, colgo delle vaghe assonanze con il “framework” in cui operava Guy Lalibertè (CEO del Cirque du Soleil). Voglio azzardare un parallelismo, permettetemi lo sforzo, ma questi sono quesi momenti in cui voglio strutturare il progetto della SQcuola di Blog e confortarmi che forse la cosa può funzionare. In fondo, al di là delle esperienze maturate in passato, questo è un progetto che nasce di “pancia” seguendo istinti che ai più risultano “folli”.

La formazione è in declino, i fondi messi a disposizione scarseggiano; le possibilità di fruire di attività formative spesso si infrangono contro l’impossibilità di assentarsi dal lavoro. Le stesse aziende che dovrebbero favorire la formazione dei propri dipendenti, storcono la bocca a causa mancato reddito derivante dall’assenza di personale dall’ufficio.

Enti di formazione combattono una guerra senza tregua per le poche ore di docenza disponibili; l’offerta supera la domanda, portando prezzi al ribasso e spesso forzatamente riducendo la qualità della formazione stessa. Tanti docenti cercano opportunità di lavoro ma faticano ad inserirsi su base meritocratica, spesso scontrandosi con dinamiche clientelari che tendono ad escludere concorrenza piuttosto che premiare chi vale di più. In guerra si innalzano muri e scavano trincee, gli spazi di manovra scarseggiano.

E’ in questo contesto che vedo emergere coraggiosamente la SQcuola di Blog, partendo dall’esigenza di ridefinire le regole del gioco come appunto la strategia Oceano Blu suggerirebbe.

Due le leve fondamentali, occorre unire innovazione e utilità. Il progresso tecnologico ci fornisce strumenti pratici, efficienti ed a basso costo (spesso open source) per affiancare le esigenze di aziende e studenti. Un corso online, fruibile comodamente da casa, ad orari accessibili e flessibili, il che non lede la produttività di nessuno.

Il Cirque de Soleil redefinì il linguaggio; mantenne i clown e gli acrobati ma trasformò il sense of humour dalla tradizionale farsa, immediata ma scontata e prevedibile, portando un effetto emozionale quasi di “incanto” (“wow effect” sorprendendo gli spettatori). Introdusse inoltre una trama narrativa ai propri show prendendo spunto dal teatro (cosa che i circhi tradizionali non avevano pensato). Infine, mantenne il simbolismo del circo, progettando spazi che ricordavano antichi luoghi magici con drappi e tendoni sfarzosi; il simbolismo di un luogo a cui tutti si possono relazionare.

Era un’azzardo per i tempi, ma sospinto da una strategia precisa di coinvolgere un pubblico più intellettuale che non necessariamente si rispecchiavano nei circhi tradizionali. Così facendo non sono entrati in una guerra di concorrenza con i circhi tradizionali, ma hanno aperto appunto un mercato nuovo ed incontestato, ove anche artisti degli altri circhi potevano avere l’opportunità di misurarsi.

Nel suo piccolo anche la SQcuola di Blog cerca di ridefinire un approccio formativo, sposando valori e dinamiche che stanno emergendo: bottom up, divertimento, collaborazione, accessibilità real time, partecipazione, mobilità, merito e reputazione. Inoltre si allontana da altre dinamiche vecchie come le sponsorizzazioni, la pubblicità invasiva (spam) ed il concetto che devi far pagare per “robe gratuite” tanto care a consulenti incravattati senza scrupoli.

Ancora, mancando le dinamiche di aula (essendo un corso online) l’elemento del divertimento cerca di colmare le distanze. Inoltre si è scelto un luogo simbolico, seppur virtuale, in cui tutti si possono relazionare: la scuola, con un suo linguaggio, i personaggi, le dinamiche, le comunicazioni, le relazioni, le lezioni…

E’ evidente che una richiesta (domanda) di formazione professionalizzante emerge dal basso. Sono individui e professionisti che, prima ancora di aziende, sembrano rendersi conto dei cambiamenti in atto e vogliono aggiornarsi e restare al passo, e sono loro a cui ci rivolgiamo a differenza di enti di formazione classici che operano solo entro dinamiche aziendali. Inoltre la SQcuola di Blog è un progetto inclusivo piuttosto che esclusivo. Altri professionisti desiderosi di valorizzare la propria professionalità stanno aderendo portando contenuti, come acrobati, artisti di strada e maghi telantuosi di lande lontane. Così facendono arricchiscono il bagaglio di offerta di contenuti nuovi per coloro ai quali questo progetto è rivolto.

Infine c’è il concetto di scalabilità. La SQcuola di Blog propone ora un progetto pilota, che proporrà pregi e difetti sul quale interverremo in corsa, sul quale costruire per il futuro, con nuovi contenuti, con miglioramenti a contenuti esistenti e con una miriade di servizi complementari da poter abbinare nel tempo.

Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter
28 marzo 2011 di Nessun commento

SQcuola di Blog – Zuppa di Sasso Open Source

Ok, la SQcuola di Blog sta sorprendendo tutti, inclusi noi folli Preti Funky che l’hanno pensata. Conoscete la favola della “Zuppa di Sasso”? E’ una favola per bambini, a mio parere stupenda. E’ una favola che spiega cosa fa la “La SQcuola di Blog

Il virus si propaga rapidamente in rete. Forse stiamo riuscendo a far percepire onestamente la voglia di dare valore, la voglia di fare qualcosa di nuovo, rischioso ma spinto da nobili principi. Stiamo inoltre seguendo le regole fondanti degli strumenti che utilizziamo, non spammiamo, non forziamo la mano e siamo aperti al contributo di chi incontriamo proprio perchè non ci mettiamo su di un pulpito. Forse il messaggio inizia ad arrivare.

Spesso mi ritrovo a spiegare ad aziende che utilizzare i Social Media per business è un pò come accendere un fuoco ed iniziare a raccontare una storia. Molti infatti parlano di “Story telling“, di approccio narrativo dai toni informali come il modo di creare partecipazione.

Con la SQcuola di Blog questo è ciò che sta accadendo spontaneamente. Alcuni di noi hanno iniziato a parlarne, confrontando opinioni ed idee. Il Gruppo LEN mettendo a disposizione le risorse tecnologiche ci ha permesso di accendere un fuoco caldo ed accogliente, ora altri stanno avvicinandosi, ascoltano la nostra storia ed iniziano a raccontare la propria.

Alcuni esempi?

Il 4 Febbraio Marco Maltraversi ci scrive: Salve, Sono Maltraversi Marco autore del libro “SEO e SEM guida avanzata al web marketing” che uscirà a marzo nelle librerie italiane (www.libro-seo.it) . Sarei interessato ad avere qualche informazione aggiuntiva sul master online, su come funziona ecc e se poteva essere ritenuta interessante una collaborazione da parte mia per tale progetto.

Venerdì scorso Marco ha registrato il suo contributo, entrando a far parte del gruppo docenti della SQcuola. Marco è in gamba, giovanissimo ma estremamente “sgamato” su tematiche SEO. Siamo ora collegati in network, sono certo che collaboreremo su altri progetti in futuro e già questo è un risultato importante che non sarebbe emerso senza questo progetto. Splendido!

Ancora, il 26 Febbraio Osvaldo Danzi di FdR Fiordirisorse, offrendosi di contribuire con la sua “bella capoccia” sui contenuti di LinkedIn mi scrive “Metto in copia Giovanna Coppini che è il Digital Guru di FdR e in questo progetto ci sguazzerebbe da Dio!!!“.

Passano pochi giorni e Giovanna ci scrive: …ho studiato il piano didattico. I moduli dove potrei dare il mio contributo sono: 1 photo video editing base, 2 conoscere twitter e facebook. Per il resto, considera che nell’ultimo periodo mi sto occupando di consulenza alle strutture turistiche per cui potremmo prevedere un seminario specifico sul turismo (il nuovo turista, canali disintermediati, nuove modalità di vivere la vancanza). Siamo felicissimi, Giovanna è fantastica, non solo ha offerto il suo contributo, ma sta facendo un gran lavoro di “buzz” su Twitter insegnandoci come usare questo strumento per promuoversi.

Ecco ancora Silvia Fossati, Co-founder & Communication manager at COLORISED A che ci scrive “Al primo sguardo del piano didattico e guardando alla mie core competence potrei contribuire sul tema Internet PR con un paio di lezioni. Che ne pensi?“. Stiamo ora organizzando la cosa, ma ho assistito ad una presentazione di Silvia a Firenze, seguo le sue attività di promozioni e sono certo che il suo contributo sarà di assoluto valore.

Facendo le debite proporzioni, non pensate che Wikipedia per esempio sia partito con modalità simili? Le regole sono chiare, non abbiamo sponsors, non facciamo markette, contribuiamo gratuitamente. Inoltre non ci professiamo come i migliori od i più bravi; siamo semplicemente quelli che ci si sono messi. Ma la porta è aperta per tutti quegli auto-proclamati guru dei Social Media che abbiano voglia di “dimostrare” il proprio valore sul campo.

Fatti non pugnette” dice Palmiro Cangini, celebre Assessore alle attività Varie ed Eventuali di Zelig. Anche il Bidello della SQcuola di Blog lo direbbe e noi, col dovuto rispetto, lo appoggiamo in pieno.

Non pensate anche voi che sia giunta l’ora di dimostrare coi fatti? Non pensate che sia anche il modo migliore per crescere ed aggiornarsi?

Ecco quindi, col contributo di questi “professionisti 2.0″ tutto tondo che il materiale messo a disposizione dei nostri studenti si arricchisce ulteriormente. Anche questa è una favola che FunkyRev aveva proposto anni fa, “la splendida favola della “Zuppa di Sasso“.

Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter
22 marzo 2011 di 4 commenti

SQcuola di Blog – Gramsci e Pasta e fagioli – Part 2

Erano degli illusi i Preti Funky!

Come detto erano quel famigerato gruppo di assatanati professionisti milanesi che si ritrovavano ogni giovedì sera, stile moti carbonari, con l’intento di cambiare il mondo… o meglio, con l’idea di evangelizzare in Italia un disegno di business sociale che stava emergendo altrove.

Era il 2008, i venti della crisi ancora non si sentivano e c’era un senso di possibilità nell’aria. Qualcuno di noi vaneggiava citando Gramsci, mangiando pisarei e fasoi alla Trattoria Piacentina di Corso Lodi.

L’Educazione era la chiave “Una formazione intellettuale e pratica”e “immissione dei giovani nel mondo del lavoro come leva di cambiamento ed innovazione”. Dobbiamo insegnare, dobbiamo evangelizzare, dobbiamo condividere e confrontarci, stimolare l’emergere del talento. Era chiara la consapevolezza che il talento negli uffici milanesi era visto come una minaccia, non come una risorsa.

Ognuno si affacciava a quel progetto da un angolo diverso; alcuni cercavano visibilità ed opportunità, altri volevano semplicemente cambiar lavoro, qualcuno volevo solo imparare qualcosa di nuovo, altri ancora erano solo spinti dall’idea di aiutare il prossimo. Se ci pensate anche la SQcuola di Blog segue dinamiche simili. Ogni docente, ogni collaboratore ed ogni studente ha le proprie motivazioni.

Si disquisiva sul come cambiare le cose. Scrissi anche

Qui non si tratta di cambiare le cose (almeno non nell’immediato), ma semplicemente di produrre alternative e lasciare all’etica e la serietà degli individui la possibilità di scelta. FunkyRev è un laboratorio, che prende spunti da esempi concreti, mette in pratica le idee migliori e vede l’effetto che fa. Perchè no? Questa è la domanda che ci spinge”

Per poi follemente proporre “Perchè non utilizzare la piattaforma www.funkyrev.com per fornire a professionisti affermati e non, universitari, neolaureati, gente che si vuole misurare e mettere alla prova, la possibilità di imparare, confrontarsi, misurarsi ma soprattutto essere valutati “oggettivamente” su progetti concreti?”

FunkyRev si è poi persa per strada, la vita ci ha portato in strade diverse, ma restano tracce ed amicizie consolidate. L’idea è comunque rimasta un mio cruccio, ho continuato a lavorarci. Ci sono voluti 3 anni per arrivare a realizzare qualcosa di simile, devo molto al Gruppo LEN che ci ha creduto e messo a disposizione le proprie risorse.

Si chiama quindi “SQcuola di Blog” ed è un progetto che viene da lontano, da persone che non finirò mai di ringraziare (anche questo articolo è un ringraziamento ai Preti Funky). Cambiano le parole ma le due perle FunkyRev sopra restano ottusamente attuali nella dicitura corrente:

 ”“La SQcuola di Blog” è un master a distanza in Social Media Marketing il cui obiettivo è dare una risposta di tipo professionalizzante a esigenze nate in tempi recenti sul mercato in ambito comunicativo.

Ci tenevo a raccontare la storia, penso sia importante capire da dove si viene, per sapere dove andare. Un’idea vive di vita propria ma è sempre qualcosa che nasce da lontano, da gente che si è ritagliata questa opportunità con pazienza, e da gente che ora è veramente pronta a tutto per giocarsi questa carta con tutta l’energia possibile, inclusa quella “garantita dalla pasta e fagioli” ;-)

Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter
15 marzo 2011 di 1 commento

SQcuola di Blog – Fare business partendo dalle Persone – Part 1

Dopo una miriade di problemi tecnici col Blog (ancora in via di risoluzione) rieccoci!

Questo non è un articolo di Blog, questo è il racconto di una storia vera, una di quelle storie che mi porterò dentro per sempre. Molti di voi sanno che sta arrivando mio figlio. Beh, non riguarda neanche quello (che peraltro tratto diffusamente qui); questa è la storia di un tipo che prova ad inseguire un sogno, a fare qualcosa di assolutamente fuori da schemi, e trova dei folli pronti a mettersi in gioco con lui. Stiamo parlando di “SQcuola di Blog”

Tutto nasce da un articolo che scrissi anni fa, intitolato “La Valutazione del Merito – Un’idea Funky“.

Era uno dei primi articoli di un progetto che mi ha dato molte soddisfazioni “Funky Rev” il portale network dei Preti Funky, un gruppo di assatanati professionisti milanesi che si ritrovavano ogni giovedì sera, stile moti carbonari, con l’intento di cambiare il mondo… o meglio, con l’idea di evangelizzare in Italia un disegno di business sociale che stava emergendo altrove.

Si parlava di banalità come “la condivisione delle conoscenze come strumento di crescita” che speculava sulla reale veridicità di un’assioma che stava emergendo altrove, come un sussurro appena percettibile ma inarrivabile dai Navigli milanesi. Queste voci “lontane anni luce” ci sussurravano cose strane, tipo che se un gruppo lavora come network, piuttosto che come individui:

  1. Si presenta con un portfolio servizi molto più ampio (vedi esempi emergenti di Networked Business e Crowdsourcing),
  2. Accresce più velocemente le proprie competenze (vedi esempio Wikipedia o Linkedin),
  3. Riesce a controllare e proteggere meglio la propria reputazione (vedi l’emergere di Reputation Management).

SQcuola di Blog nasce da persone diverse da quegli sciamannati milanesi, nasce da un gruppo di consulenti e formatori all’interno del Gruppo LEN di Parma, ma che condividono le stesse “utopie” dei preti funky.

Il Master Online gratuito della SQcuola di Blog si fonda infatti su 3 pilasti: Condivisione, Merito e Reputazione.

I professionisti che lo hanno ideato dal nulla non sono i “migliori sulla piazza”, ma sono quelli che ci si sono messi. Son tutti bravi a parlare, o commentare su ciò che altri stanno facendo, ma quelli degni di rispetto son quelli che, pronti al martirio, ci mettono la faccia, si rimboccano le maniche e creano qualcosa di nuovo, che non c’era prima; qualcosa di perfettibile, qualcosa su cui continuare a costruire.

Benvenuti nel nostro piccolo mondo, si chiama “SQcuola di Blog” e siamo pronti a tutto.

Continua domani…. parleremo di Gramsci!

Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter
14 marzo 2011 di Nessun commento

Gesù 2.0, come diventare un HUB – 2° Comandamento

10 Comandamenti Anti Crisi: ReBrand Yourself

2° Comandamento

  • To Be an Hub: Posizionarsi professionalmente come persona di riferimento…

L’impatto della competizione mondiale porta con sè la necessità di essere sempre più visibili, e presenti.

Un buon professionista, qualunque sia il suo ambito, deve cercare di collocarsi in una posizione di riferimento. L’alternativa è scomparire nell’anonimato, che spesso fa il paio con il pressapochismo e la poca professionalità.

Promuovere se stessi come se fossimo dei brand richiede attenzione, volontà e pianificazione. Il presupposto naturalmente è che si stia compiendo, lavorativamente, una attività che piace, per poter essere in grado di comunicare la propria passione e le proprie conoscenze.

Ma come gestire questi aspetti? Vi propongo quella che chiamo la mia filosofia del “HUG and HUB”, conoscenze e cordialità.

Può essere il seme per ripensarsi e riposizionarsi sul mercato. Non è un how to, non esistono regole generalizzanti, non credo nel consiglio che va bene per tutti. Al contrario, vivendo in una società connessa abbiamo tutti delle impronte culturali comuni, ecco perchè questo è un piccolo decalogo emozionale, comportamentale.

Su questa base, ognuno dovrebbe trovare la propria nota, e suonarla.

  • Essere pronti al cambiamento

Non esistono più mercati chiusi, omogenei e protetti. Tra trentanni anni l’80% delle attività produttive saranno aperte alla concorrenza globale. Il dinamismo sarà sempre più un must. Non bisogna mai accontentarsi, occorre essere sempre un passo avanti. Questo significa cercare nuovi clienti, e nuove commesse per ridurre al minimo le percentuali di rischio. In Italia vi è un numero consistente di aziende medio-piccole monomandatarie, che fanno parte dell’indotto dell’industria automobilistica, per esempio. Queste aziende sono strutturalmente soggette al fallimento. Non facciamo come loro! Per porsi come persona di riferimento, e MANTENERE questo ruolo, è necessario adottare uno spirito propositivo.

  • Totale disponibilità

Occorre essere ricettivi nel raccogliere idee e segnali che giungono dagli altri. Chi ci interpella per risolvere un problema, di solito ha già provato a risolverlo da sè, quindi ne conosce i contorni e i punti di rottura. Le loro idee possono far parte di una soluzione più articolata. Mia madre dice sempre: “Non si devono buttare via neanche le ossa della polenta“. Dice anche : “Le buone maniere sono d’oro“. Ovvero, non bisogna mai negare un consiglio. Chi giunge da un ambito strettamente commerciale ha la pessima abitudine di pensare sempre tutto in termini di bilancio e conto economico. Evitate di mettere tutto e solo su un piano commerciale; è fondamentale l’attitudine con cui si approccia un problema.

  • Scegliere e sviluppare con intelligenza in che ambito collocarsi

E’ difficile essere degli hub se la propria professionalità risulta essere “a banda larga”. Dovrete sempre essere in concorrenza con 100.000 neolaureati Indiani migliori di voi nel fare il lavoro della scimmia.

Il segreto sta nella competenza d’alto profilo. Bisogna collocarsi in nicchie ecologiche e farle crescere. Non puoi essere un “informatico” di riferimento, ma puoi esserlo come Bioinformatico genomico. Puoi capitalizzare maggior visibilità come manager specializzato in aziente no profit per l’Africa, piuttosto che con experties di controllo dei processi di business (che significa tutto e niente).

  • Rendere evidenti al mondo le proprie competenze

Una società interconnessa favorisce la distribuzione del know-how. Molto spesso la soluzione di un problema tecnologico si trova a tre click da noi. Ma se questo è possibile è grazie al lavoro infaticabile di persone che si sono adoperate per condividere le proprie soluzioni. Ciò significa che si sono coscientemente posti come hub specialistici. Non solo contenuto, quindi, ma anche forma. Questa è un’operazione non facile; spesso si crede che la professionalità basti per avere successo, ma non è così. E’ come avere un software magnifico, ma senza una riga di documentazione: verrà abbandonato. Occorre pensare al migliore canale comunicativo da usare, può essere un blog, ma anche la partecipazione a congressi, interventi universitari, collaborazioni con giornali specialistici, ecc…

  • Essere individuabili, mostrare la propria unicità

E’ necessario, per far parlare di sè, avere un proprio segno distintivo. Bisogna sviluppare un proprio modo di fare professionale e al contempo personale, che sia forte e riconoscibile quanto un logo. Se si è bravi ma anonimi, non sarete mai la prima persona a cui si pensa quando nasce un problema.

Infine, ricordate che è sempre una buona politica razionalizzare le proprie attività. Focalizzare sui punti indicati può risultare sterile se lo si fa in modo disorganizzato, ma se fatto con disciplina porta a sicuri vantaggi.

Tutto questo sforzo, non è solo per voi: essere un punto di riferimento è un sicuro vantaggio… ma sopratutto aiuta gli altri! :-)

Articolo del mitico Prete Funky “Fuliggians“. Era talmente avanti dua anni fa che non ho cambiato una virgola di ciò che scrisse.

Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter
26 settembre 2010 di Nessun commento

Email Marketing – consigli e proposte – Part 3

Rieccomi!

Nei precedenti articoli abbiamo definito il tipo di approccio, iniziato a delineare il contenuto e analizzato il problema della lunghezza dell’Email Marketing.

Una recente rapporto di sicurezza di Microsoft ci dice che il 97% delle email che viaggiano online è SPAM. Allora devo infilarmi nel 3% buono e l’oggetto è il primo scoglio per come comporre l’e-mail.

logo-blogmarketingMa diamo un occhiata alle Best Practices, aiutati dal grande Alessandro Binello ed il suo Blogmarketing.it

L’oggetto deve essere:

  1. Breve e conciso
    L’oggetto di una mail non deve superare i 40/50 caratteri, quelli visualizzati dai programmi di posta elettronica.
  2. Uso corretto di maiuscole e punteggiature
    Nell’oggetto di una e-mail occorre sempre evitare i punti esclamativi e non scrivere mai in maiuscolo, sia per evitare possibili penalizzazioni dei filtri antispam, sia per non infastidire il destinatario.
  3. Inserire call-to-action
    Le best practice consigliano di inserire delle call-to-action negli oggetti delle email per incrementare i tassi di apertura.
  4. Omogeneità con i contenuti
    L’oggetto dell’e-mail dovrebbe sempre rispecchiare i contenuti del messaggio. In particolare, le buone regole consiglierebbero di inserire come titolo all’interno dell’email lo stesso oggetto per dare continuità ai contenuti e alle offerte.

Per la scelta dell’oggetto della nostra Marketing email pensavo di preparare un sondaggio in queste pagine e testarne l’effetto (prossimamente su questi schermi, WordPress ci aiuterà come sempre).

Ma non considererei l’oggetto a sè stante…

Un altro suggerimento utile di Alessandro è quello di utilizzare al meglio gli spazi offerti dalla finestra di anteprima dei client di posta. In effetti molti di noi hanno l’anteprima del messaggio abilitata e valutano da ciò che appare nella finestrella l’azione da intraprendere (cancellare, ignorare, leggere dopo, aprire immediatamente).

Un buon oggetto dovrà abbinarsi alle prime righe di anteprima, ed insieme le dovremo pensare, realizzare e testare perchè il risultato può incrementare i tassi di apertura e lettura delle email da parte dei destinatari.

Catturare subito l’attenzione dell’utente è fondamentale per mantenere il suo interesse vero il resto dell’email.

Decideremo quindi se comporre una specie di sommario con breve introduzione al prodotto o servizio che commercializziamo oppure usare un approccio meno formale e più irriverente.

Continua…

Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter
2 settembre 2009 di Nessun commento

Marketing e-mail – Consigli e proposte – Part 1

Greetings!

Cercando spunti sulla creazione della mia email marketing sono andato a ritrovare dei consigli online. Come sapete grazie a google si trova proprio di tutto compreso questo articolo di Business online che parla di Email Marketing. Abbiate pazienza, è alquanto datato (17 Ottobre 2005, mio compleanno!), ma in modo efficacie e termini semplici (come piace a me) si possono comunque trarre spunti di riflessione validi. Ragioniamoci.

Spam

L’e-mail è ancora uno dei mezzi più pratici e utili per promuovere il proprio sito, la propria azienda e i propri prodotti. Per essere efficaci infatti bisogna sapere anche comunicare nei termini più corretti e con la massima trasparenza.

Ma veniamo al mio caso: Onestamente penso di avere una buona offerta da fare:

Vorrei proporre a PMI (aziende di piccole o medie dimensioni) la possibilità di un ora di “consulenza gratuita sul mercato online” in cambio di informazioni sulla propria conoscenza del mercato, delle opportunità e degli strumenti online.

Nella massima trasparenza, gli obiettivi che mi prefiggo sono semplici:

1) Creare consapevolezza sulle potenzialità ed opportunità online ed instaurare relazioni con nuovi potenziali clienti, attraverso servizi di formazione e consulenza LEN e del suo network di docenti.

2) Raccogliere informazioni sulla attuale predisposizione online delle aziende in zona. E’ facile ipotizzare, ma la parte interessante è chiedere e farsi un’ idea sul campo. Feedback Loop lo chiamano negli States. Non commettere quindi il congenito errore di molti Consulenti Aziendali di atteggiarsi a salvatori del mondo armeggiando il verbo da una parte, il blocchetto delle fatture dall’altra.

Al momento ho ancora le idee poco chiare su come fare a raggiungere il pubblico che mi interessa. Procederò per tentativi. Di sicuro non credo nella valenza di stendere un testo ricco di strabilianti paroloni che magnificano l’offerta in corso, oppure un professionalissimo, freddo e distaccato comunicato su quale opportunità sta per passare sotto il naso del potenziale cliente. Bisogna essere veri, alquanto informali e diretti.


La verità prima di tutto

La prima regola è sempre il buon senso. Il servizio o il prodotto che andiamo a pubblicizzare deve essere presentato per quello che è. La chiave del successo non sta nella comunicazione. Questa è solo uno strumento. La chiave del successo sta nel valore aggiunto del servizio (cosa ci guadagno?), e nel sistema aziendale che lo propone (network LEN , efficienza e qualità nel rapporto con il cliente).

Devo far capire questo al cliente: che la nostra offerta è valida e che siamo attenti alle esigenze del cliente e pronti a servirlo nel migliore dei modi. Senza esagerare, il cliente probabilmente lo capirà, dare modo di ricercare approfondimenti su chi scrive, facilmente.

E si chiederà perché per vendere abbiamo bisogno di “pompare” così tanto il servizio in vendita basta spiegare che noi lavoriamo con strumenti innovativi, ma che senza una vera conoscenza degli strumenti e opportunità da parte dei potenziali clienti è come vendere “appartamenti su Marte”.

Buon senso quindi ci dice di offrire prima “consapevolezza” su ciò che sta succedendo.

Continua….

Share this:
Share this page via Email Share this page via Stumble Upon Share this page via Digg this Share this page via Facebook Share this page via Twitter
20 agosto 2009 di Nessun commento