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Tracce e Sentieri in Facebook – Guida umana all’uso

Rispolveriamo le pagine dell’Arrotino, dopo che nei mesi scorsi la SQcuola di Blog mi ha tenuto in ostaggio sulle sue pagine.

Social Media per le Aziende

Se ne parla tanto, ma fatico a trovare una guida “umana” all’uso, provo a buttarla giù io.

Sia che siate un’azienda multinazionale che un impresa locale è innegabile che la rete oggi offra enormi opportunità. Migliaia di strumenti, tra cui scegliere a seconda dei propri obiettivi, risorse e target, possono aiutare a generare business o fare semplicemente attività di “branding” (promozione) sia a livello globale che locale.

Tutti si stanno muovendo, prova ne è il crollo della “pubblicità televisiva e cartacea” a discapito di un vertiginoso incremento di attività online.

Stiamo tutti allineandoci a questa consapevolezza, in modo quasi frenetico “buttandoci” in questo mondo affascinante, spesso senza veramente conoscere le regole e soprattutto i rischi.

Pochi si rendono conto che è un’attività impegnativa, fatta di ascolto e dialogo, fatta di relazioni che vanno coltivate, di reputazione basata sul merito piuttosto che su monologhi auto-celebrativi o poster statici.

La buona notizia è che, seppur in un mondo virtuale, le regole del gioco non si distaccano più di tanto da quelle che regolano le nostre vite, buonsenso in testa.

Un esempio concreto, entrando in un bar pieno di gente per la prima volta come vi comportereste? Iniziereste ad urlare il vostro messaggio? Girereste tra i tavoli lasciando locandine o improbabili portachiavi luccicanti? Come vi comportereste se qualcuno lo facesse a voi mentre siete comodamente seduti a farvi gli affari vostri?

Ecco che la prima regola è chiara: Non fate nulla agli altri che non accettereste di buon grado voi stessi. E non illudetevi, a nessuno piace esser importunati da SPAM indesiderato, ci sarà chi vi ignora e fin li tutto bene o quasi, il problema nasce quando qualcuno si inalbera e vi mette in cattiva luce davanti a tanta altra gente. Meglio non rischiare.

Altra regola importante di qualsiasi tipo di commercio è comunque quella di andare ad esporre i prodotti in vendita nei luoghi di passaggio, nelle piazze, nei bazar e mercati affollati. Difficilmente un vicoletto buio ed angusto può garantire la visibilità che i vostri prodotti e servizi meritano.

E’ sbagliato pensare che Facebook sia una piazza e che basti avere un profilo per apparire, promuovere e vendere.

Facebook è una enorme città di 850 milioni di persone, fatta di piazze, vicoli, bar, teatri e vicoli angusti. Esserci non basta, occorre scegliere le piazze ed i bar giusti, rivolgersi a chi parla specificatamente dei vostri servizi/prodotti, chi vi cerca. E se “aprite bottega” in questa città dovete lavorare per saper trasformare anche un vicolo buio in una piazza trafficata, esattamente come fareste nel mondo reale.

Raffaella Gagliano spiega molto bene in questo articolo pregi e difetti di uno strumento che si evolve.

Ma come farlo se non possiamo usare le leve promozionali a monologo di un tempo? Come farlo se dobbiamo considerare la suscettibilità delle persone a cui ci rivolgiamo? Come possiamo farlo se già migliaia e migliaia di persone parlano dei miei argomenti?

E’ più semplice di quello che sembra: partite dai vostri clienti abituali, dialogate e fate in modo che siano loro a parlare di voi ed a portare il vostro nome in giro per la rete!

Gli strumenti di Social Media non sono un mondo a sé stante, ma una estensione virtuale del vostro modo di relazionarvi con clienti ed amici, e su quello occorre costruire.

Se lavorate bene, se seguite dei valori condivisibili, se avete rispetto di ciò che vi circonda questo emergerà all’esterno. Al contrario, se siete maleducati ed arroganti, intolleranti e psicotici siete in grossi guai, perché emergerà ancora più prepotentemente.

Avere una presenza su Facebook significa continuare a fare dannatamente bene quello che fate, e meritarsi l’attenzione, il rispetto e la gratitudine dei vostri clienti. Significa ascoltarli, rispondergli e dialogare con loro e continuare questo dialogo anche quando il cliente è uscito dalle vostre mura.

Se questo lo fa Nike, Coca Cola, H&M e Jovanotti non c’è motivo per cui (facendo le debite proporzioni) voi non possiate fare lo stesso nella vostra nicchia. Il meccanismo è identico e per voi è forse meno complicato che non per loro.

Ci sono parole come “follower” o “Mi Piace” o “Check in” o “Tip” e persino “Amici” che meritano la vostra attenzione. Sono parole che hanno un significato profondo, ed, abbinate a strumenti ben precisi, sono la traccia di un collegamento ed una relazione binaria, tracce di dialogo destinate a restare in rete davanti agli occhi di tante altre persone.

Sono tracce che possono marcare un sentiero dietro di voi, sentiero che può essere seguito da altri passanti incuriositi dalle storie che emergono e dalle testimonianze degli interlocutori; sentieri tracciati e segnalati che li porteranno a voi.

Disegnare questo sentiero è vostra responsabilità, fare in modo che racconti una storia genuina e che trasmetta valore è nelle vostre mani. Non fatelo e ci penserà qualcun altro a farlo e non è detto che sia una buona idea.

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6 marzo 2012 di Nessun commento

Energia positiva della condivisione – 10° Comandamento

10 Comandamenti Anti Crisi: ReBrand Yourself

10° Comandamento:

Affidatevi all’energia positiva della condivisione

Nei comandamenti precedenti si è parlato di “Brand Yourself”, Apertura Mentale, Visibilità, Banca del Tempo, Baratto nell’era “Social Networking”. Ed è possibile che queste parole abbiano un senso concreto per noi che navighiamo in acque tempestose dove il vecchio fa spazio al nuovo?

Si, se lavoriamo tutti con metodo all’auto-valutazione del nostro brand innanzitutto, se apriamo noi stessi al cambiamento, se ci creiamo la visibilità più adatta alle nostre caratteristiche personali e professionali, se utilizziamo con estremo rispetto il nostro tempo e quello degli altri e se barattiamo conoscenze con altrettante conoscenze.

Terminato questo percorso energeticamente provante, desideriamo una gratifica! Come ci sentiamo percepiti (brand awareness)? Domanda che “timidamente” ci poniamo e che può trovare delle risposte nei social network come Linkedin, per esempio. Endorsement ? Welcome! E prima di ricevere …. Date!

Siate generosi nel raccomandare colleghi, collaboratori e professionisti con i quali avete condiviso esperienze professionali non tralasciando mai l’estrema sincerità che vi contraddistingue, perché con le parole esplicitate state subliminando alcuni valori di un “Co-brand”.

Le affinità professionali e sensibilità si manifesteranno con un’ incredibile forza e la gratitudine che ritorna sottoforma di raccomandazione al vostro Brand, il più delle volte e inaspettatamente, rivelerà una profonda lettura e conoscenza del vostro profilo personale.

A un’azione segue sempre una reazione!

Raccogliete ciò che avete seminato. Si tratta di qualcosa così evidente che risulta davvero incomprensibile perché tante persone infrangano questa regola. Si tratta di una cosa che i contadini conoscono molto bene: un contadino sa che deve seminare frumento se vuole raccogliere frumento. E se vuole segale? Beh allora semina per l’appunto segale. E’ così semplice.

Certamente si può imbrogliare una persona, ma non si può mai imbrogliare la vita.

Questa esplorazione ci riconduce al potere positivo della condivisione di qualità e al decimo comandamento che cita testualmente “quello che gli altri dicono di voi conta di più di quello che potrete dire di voi stessi”. Ed essendo oggi il mondo virtuale un mondo davvero parallelo a quello reale, il consiglio è: armonizzate e infondete di completezza il vostro Brand.

Riprendendo il ragionamento sulla precedente citazione, appaiono nella mia forma pensiero due parole che guarda caso finiscono con …. Azione…… Approvazione o Raccomandazione?

L’approvazione è tutto ciò che il nostro lavoro si è guadagnato sul campo con risultati professionali e con l’ascolto e il riconoscimento di tutte le figure professionali incontrate . Dal fornitore, all’editore, al distributore, al collega, al concorrente, al consumatore. Quanti di noi hanno provato gioia vera nel ricevere un complimento per un prodotto o un servizio creato? Tantissimi, ma quanti hanno però realmente ringraziato….. Condiviso questa gioia con chi ha costruito con te questo piccolo successo. La filiera è sempre molto lunga e a volte faticosa da “gestire” ma richiede amore, passione e riconoscimento. Se questa attitudine ci appartiene ecco che l’approvazione si manifesta sempre con forza ed energia. Ciò su cui ci si concentra cresce. E concentrarsi su una cosa specifica significa inviarle energia e, nel caso specifico, significa attivare energia sul vostro Brand, ogni singolo istante della vostra vita lavorativa. Un’azione profonda e che richiede un’attitudine positiva ma che poi si trasformerà a 360° con una percezione di brand a tutti i livelli di comunicazione: dalla relazione all’interazione sul social network. Alla soddisfazione e alla crescita ulteriore del vostro Brand.

La raccomandazione è un atto generoso ma superficiale e sapete perché? Nasce da un qualcosa che risiede nell’essere umano …. Sentirsi migliori perché si è fatto qualcosa di buono per un altro ….. Con visibilità.

Nel social networking bisogna sì stimolare con “raccomandazioni positive” molti di coloro che linkiamo, riconoscendo chi ha lavorato genuinamente all’approvazione del suo brand! Altrimenti si crea (o forse si è già creato) un mondo-rete fatto di “buonismo” che non genera stimoli di ricerca di qualità ma assuefazione di superficialità……….. Blog e forum certamente attestano reali capacità intellettive e di relazione con gli “utenti”. Generano fiducia nei due sensi e si guadagnano l’approvazione nel web. E smantellano un imprinting che spesso abbiamo: tutto è limitato.

Il mondo è ciò che io penso di lui.

E nel Social Network penso esistano persone che credono nella fiducia, nell’affidabilità, nella serietà e nell’attendibilità. Esiste anche chi agisce con sospetto, diffidenza e sfiducia. Ma non li vedo, ho appena acquistato un paio di occhiali Rosa!!!!!

Grazie e gioiosa gratitudine.

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14 marzo 2011 di Nessun commento

Giosuè 2.0 ferma il Sole – 9° Comandamento

10 Comandamenti Anti Crisi: ReBrand Yourself

9° Comandamento:

    Non siete più passivi consumatori, ma contribuitori “attivi e proattivi”… devono temervi!

Prima che la comunicazione fosse accessibile a tutti e fruibile (in potenza) da tutti, il consumatore rimase per lungo tempo un soggetto passivo, semplice ricevente da bombardare di messaggi e strumenti di decodifica. Teoria del proiettile magico, teoria dell’ago ipodermico, teoria del bandwagon, copycat effect: qualsiasi nome scegliate, il concetto di base resta il medesimo, media di massa per una massa di idioti.

Ops!, non offendetevi, uso questo aggettivo così come lo intendevano i Greci: l’idiòtes era l’uomo non-pubblico, incolto, poco avvezzo alle “cose del mondo”. Un ignorante di sé e di ciò che lo circondava e, per questo, facilmente manipolabile.

Le imprese lo sapevano bene: nel post-taylorismo anni Novanta erano loro a suscitare bisogni in noi al grido di “Non puoi vivere senza il mio prodotto!”. Hanno omologato le nostre abitudini, hanno influenzato le nostre scale di valori, alla ricerca di desideri inappagati e frustrazioni per le quali farci spendere.

Con la diffusione di Internet e, più precisamente, con la sua evoluzione 2.0, si è sviluppata una forma di comunicazione dove non è la massa, bensì l’insieme di diverse entità ad esprimersi partendo dalle singole prospettive. Come accadeva nei Settecenteschi caffè dove, tra bottiglie verdi e artisti senza un soldo, la bella gioventù si scambiava informazioni e notizie, commentava politica e nuove correnti, creava movimenti, ideava rivoluzioni, in poche parole faceva opinione.

Siamo come loro: squattrinati ma curiosi, con in mano un potenziale infinito che rende davvero biunivoca la comunicazione.

Un esempio pratico:

Una sera d’inverno,  il Geom Alfieri e l’amica Eleonora rimasero bloccati a Fidenza su uno splendido InterCity, il che ci costrinse a scendere nella bufera di neve e continuare il viaggio sull’auto di Simone. Dramma nel dramma, stavamo perdendo la partita del Parma, e dovemmo adattarci alla radio per ascoltare la cronaca delle azioni. Dopo l’avvento di TelePiù e Stream, molte piccole radio private furono costrette a chiudere i battenti e, da allora, ogni Società di calcio professionistico stipula un accordo con una sola emittente, la quale si impegna a trasmettere tutte le partite della squadra. Monopolio, come sapete, significa anche assenza di scelta per il consumatore. Se, come in quel caso, il radiocronista non sa raccontare le azioni, parla del tempo atmosferico e balbetta poche parole anziché aiutarvi a sopperire alla mancanza di immagini, non potete farci nulla. O così, o pomì, ci avrebbe risposto un famoso slogan.

Decisi a fare qualcosa, denunciammo questa grave défaillance sul già citato portale Parmafans dove, Pr77, alias Simone richiama l’attenzione di tutti su questo problema e presentando possibili soluzioni.

Per chi non riesce a districarsi tra pay-tv e partite non trasmesse, una radio efficiente è basilare (soprattutto visto che la suddetta radio è disponibile in streaming, amplificando quindi a dismisura la sua portata e il pubblico potenzialmente coinvolgibile). Sul topic si raccolgono le lamentele degli utenti ed ecco che, nella partita seguente, lo stesso speaker dimostra lievi miglioramenti, maggiore professionalità, meno racconti di colore e considerazioni personali sul meteo. Ci avevano sentito, e la radiocronaca era migliorata.

Ma non era abbastanza. Non solo utenti “passivi”, però, si dimostrano desiderosi di partecipare attivamente, ma anche un ex-speaker di Radio Onda Emilia, già commentatore del Parma nei tempi che furono.

Dalla lamentela si passa alle vie di fatto… si inizia ad essere Proattivi!

Il risultato della radiocronaca ancora non soddisfaceva, ecco quindi un elenco di “suggerimenti” specifici di chi il lavoro lo conosce e condivide la propria conoscenza ed esperienza sul forum.

Ma la radiocronaca non decolla come vorremmo. Logica conseguenza del suo contributo (e di altri IT wizards) è la proposta che nasce su quelle pagine, ovvero usare le tecnologie 2.0, in questo caso player scaricabili dalla Rete, per dare vita ad una web-radio indipendente.

Morale: Ascoltaci… o Azienda!

1° passo “Siamo insoddifatti!”,

2° passo “Non vogliamo quello che offri…Vogliamo quest’altro!”,

3° passo “Va bene, non ci soddisfi, lo facciamo da soli!”

Questa è una dinamica che sarà sempre più presente in futuro.

Aziende e loro manager impomatati perditempo “Ascoltateci!… o collaboriamo o siete rovinati!”

La chiave del mettersi in gioco in prima persona è proprio questo: non sai mai chi inizierà a giocare con te e quali opportunità possono aprirsi!

Noi potevamo fare finta di nulla, ma abbiamo preferito dare voce al nostro pensiero, dimostrando che, mentre un semplice consumatore subisce, un consumatore consapevole o, meglio ancora, un consumatore che produce contenuti può farsi davvero notare!

Il piccolo Giosuè ha finalmente la voce per gridare al sole di fermarsi sulla valle di Aialon…

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13 marzo 2011 di Nessun commento

Stigmati Web 2.0 Parlatene pure – 8° Comandamento

10 Comandamenti Anti Crisi: ReBrand Yourself

8° Comandamento:

Diventate talmente “particolari e presenti” che persone sconosciute parlino di voi

Se in questo momento vi chiedessi chi è il personaggio della televisione italiana che ritenete più irritante, chi mi indichereste? Sono sicura che mi rispondereste Vittorio Sgarbi, l’antipatico che più antipatico non si può, l’attaccabrighe rompiballe per antonomasia.

Ma da qualche tempo a questa parte pare che l’ex assessore alla cultura del comune di Milano abbia perso terreno e sia stato scalzato, dal primo posto nella classifica dei super odiosi, da un altro bel personaggio televisivo che prezzemola ed imperversa sugli schermi di mamma Rai e negli studi di Cologno Monzese: Alessandro Rostagno.

Magari il nome vi dirà poco, ma sono convinta che se postassi una sua foto lo riconoscereste immediatamente, anche perché Blob, fondamentale vetrina per diventare celebri, manda in onda le sue zuffe televisive.

Come Sgarbi è decisamente sfrontato e irriverente e come lui ha questa faccia sbiadita da emoglobina 2.0, caratteristica evidentemente delle lingue biforcute che, come noto, hanno poco sangue nelle vene.

Per chi non lo sapesse, Rostagno inizia la propria carriera scrivendo per La Repubblica diventandone in breve tempo critico televisivo fino ad approdare a Libero dove nella rubrica “Telemeno”, con lo stile provocatore che lo contraddistingue, da sfogo a tutta la propria acidissima critica verso la tv spazzatura.

Tv che sarà anche maleodorante ma della quale è ora una presenza costante (e non nella veste di Arbre Magic ma di massmediologo), visto che da quando è approdato nel tubo catodico non ne è più uscito (qualcuno chiamasse un’elettricista, per favore…)

Di questi tempi poi lo si vede comparire in ogni dove e il Signor Rostagno un po’ ci sguazza in questa tv fatta di gente che ci va per raccontare a milioni di sconosciuti le proprie più avvilenti, scabrose o delicate vicende sentimentali e personali, perché per uno come lui è estremamente facile prendersi gioco, pungolare e attaccare questi personaggi allo sbaraglio.

Se fate un giretto su Google e digitate il suo nome oltre a venir fuori più di 30.000 pagine che lo riguardano vi accorgerete di quanto si parli di lui nei vari blog di discussione, dove c’è chi lo sostiene e chi, spesso manda in onda le sue zuffe televisive.

Sicuramente siamo di fronte al classico prodotto televisivo figlio dell’ insana regola del “parlate di me, anche male, ma parlatene”, quasi che ad essere prepotenti ci si guadagni in credibilità, stronzeggio ergo sum.

Come vedete anch’io sono qua a citarlo e a fargli un po’ di pubblicità, cosa che se Rostagno fosse un simpatico e docile guascone probabilmente non sarebbe successa.

Ma antipatico o non antipatico, quello che io disapprovo del signor Rostagno è questo suo dialogare solo ed esclusivamente con il proprio super ego, inteso non con l’accezione freudiana del termine ma con il significato di ego a dir poco smisurato.

Rostagno difficilmente condivide le proprie idee, raramente interagisce con i propri interlocutori, ma si lascia andare quasi sempre a noiosi soliloqui, quindi per me è solo un esempio negativo.

Voglio invece portarvi un esempio positivo che, neanche farlo apposta, viene dal web 2.0.

Io lavoro nella musica e per me Fegiz files, il forum che Mario Luzzatto Fegiz il noto critico musicale del Corriere della Sera ha aperto sul sito del quotidiano, è uno strumento molto interessante per capire cosa pensano i vari appassionati di musica delle nuove tendenze musicali.

In questo forum, dove tanti sono i musicofili che ogni giorno discutono dei vari argomenti, ce ne sono due in particolare che hanno catturato la mia attenzione sia per la loro costante presenza nelle discussioni che per la capacità di argomentare in modo quasi sempre ironico, talvolta provocatorio e irriverente ma sempre stimolante nei topics da loro aperti o in quelli già esistenti.

Mi riferisco a Buzz e Pensatore libero.

Questi due utenti scrivono da quando il forum è stato inaugurato e sono un po’ l’anima della community.

E’ capitato qualche volta che siano stati ripresi dal moderatore del forum per l’uso di un linguaggio un po’ troppo colorito (Buzz sostiene che gli censurino i messaggi!), lo stesso Fegiz è intervenuto in alcune discussioni dopo essere stato chiamato in causa dai due utenti e in taluni casi li ha benevolmente bacchettati.

Spesso si attaccano con altri frequentatori del forum, ma alla fin fine si tratta sempre di un sano scambio di idee, questi due utenti riescono a stimolare le discussioni anche perché quello che dicono, condivisibile o meno, è sempre coerente con il loro pensiero.

Questi due ragazzi sono diventati due brand conosciuti, tutti coloro che scrivono in Fegiz Files sanno di chi sto parlando e li consideranoun punto di riferimento.

“Cosa ha scritto oggi quel matto di Buzz?” è una domanda che spesso mi sono sentita rivolgere da amici e colleghi che come me lavorano nel mondo della musica e che leggono il forum.

Come sono riusciti a creare intorno a sé tutta questa attenzione e curiosità?

Mettendo in pratica, in modo del tutto spontaneo, quelle che secondo me sono le regole base per essere un brand che si fa riconoscere (e un esempio positivo):

  1. Capacità di catturare l’attenzione attraverso argomentazioni intelligenti e interessanti
  2. Coerenza e lucidità nell’esprimere le proprie idee
  3. Presenza costante nelle conversazioni (importantissimo perché su un forum si è quel che si scrive e se si scrive poco sarà ben difficile farsi notare)
  4. Capacità di stimolare emozionalmente i propri interlocutori anche attraverso un atteggiamento volutamente provocatorio
  5. Capacità di mettersi in discussione e di condividere le proprie idee con gli altri (regola fondamentale e profondamente FunkyReVviana)
  6. Creatività ed originalità

Questo vale per il web 2.0 ma credo siano regole “trasmigrabili” anche in altri ambiti, in primis quello del lavoro.

Quando si crede fermamente nelle proprie idee bisogna avere il coraggio di portale avanti ma soprattutto di condividerle con gli altri, nessuno di noi è il depositario della verità.

Anche perché così facendo, qualcuno ti nota, parla di te e possono nascere delle opportunità e delle collaborazioni inaspettate.

Il buon Fegiz, il più famoso critico musicale italiano, ha spesso utilizzato dei post di Buzz e di Pensatore Libero per aprire la discussione del giorno sul forum.

Ecco un modo costruttivo per far parlar di sè.

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7 febbraio 2011 di Nessun commento

Ubiquità 2.0 – Regno di Dio o Panino al Formaggio – 7° Comandamento

10 Comandamenti Anti Crisi: ReBrand Yourself

7° Comandamento:

Se potete, apparite ovunque, altrimenti meglio se scegliete bene il vostro “ovunque”!

Paziente: <<Una volta Einstein disse: Le coincidenze sono il modo di Dio per rendersi anonimo.”>>

Dr House: <<Una signora in Florida disse: “Gesù è apparso sul mio panino al formaggio!”>>

[da “Unfaithful”, Dr House M.D. 5x15]

Il Settimo Comandamento ci spiega tautologicamente (come amo le parole difficili!) che, per essere visibili, bisogna rendersi in primo luogo… visibili dal maggior numero di persone raggiungibili, anzi da tutti:

Essere ovunque, con lo stesso nome, con la stessa immagine, diventando di fatto un brand.

L’esempio migliore sul suolo italiano è sicuramente Beppe Grillo, un ex-comico divenuto blogger di riferimento per milioni di lettori, maître à penser capace di smobilitare le piazze semplicemente usando Internet e il conseguente passaparola creatosi attorno al Beppe-fenomeno. Alt! Semplicemente? Siamo sicuri che sia davvero così semplice?

Nella recentissima campagna per le presidenziali statunitensi, i candidati alla Casa Bianca hanno approfittato delle enormi possibilità offerte dal Web 2.0, nonché dei suoi costi oggettivamente ridotti rispetto ai soliti cartelloni 6×3 che infestano le highways. YouTube vi ha dedicato una sezione apposita, dove gli utenti potevano caricare le proprie domande e ricevere (non tutti, ovviamente!) una risposta in video dal candidato prescelto. Non sono mancati nemmeno gli aggiornamenti via Twitter, grazie al quale abbiamo potuto sapere quando Obama portava il cane a passeggio e simili amenità. Fantastico, non trovate? Eppure non sono mancate le legittime perplessità di chi si chiedeva chi ci fosse davvero dietro lo schermo: ovvero, è stato proprio il candidato alla Presidenza a scrivere, a linkarsi su ogni social network possibile?

E’ chiaro, questo non è possibile! Davanti al monitor non c’erano Hillary o McCain, ma il loro staff. E così come per il nostrano Grillo, che è supportato da un nutritissimo gruppo (tra cui tanti avvocati, per chiari motivi).

Per essere ovunque bisogna avere soldi, tempo, persone fisiche su cui fare affidamento.

E noi come facciamo?

Ma poi… Siamo proprio sicuri che essere ovunque sia il modo giusto per farsi benvolere?

Anche i piccioni si trovano dovunque, eppure li odiano tutti. Danno fastidio!

Che fare? Specializzarsi, ovvero rendersi specialistici (scegliendo un dato àmbito) ma speciali (sempre pronti al cambiamento):

  1. Porsi delle domande. Da chi vorrei farmi vedere? Chi vorrei davvero coinvolgere (o travolgere :-) ) nelle mie attività? Per le nostre esigenze è meglio un network generico oppure un forum di settore? O entrambi?
  2. Puntare sulla qualità, non sulla quantità.I social network, come ogni web o tela di ragno, rischiano di avvilupparci completamente. Tanti si sovrappongono, altri possono essere (per noi) completamente inutili. Per districarci nella giungla dei byte, informiamoci, chiediamo consigli, impariamo dalle esperienze degli altri.
  3. Chi ha tempo non aspetti tempo! Una volta trovato ciò che serve, bisogna che ci rendiamo visibili al nostro meglio senza sprecare il tempo. Aggiornate, compilate, raccontatevi: ricordate che la parola chiave è proattività (a meno che non vi chiamate Barack Obama, in quel caso lasciate pure che sia lo staff a lavorare per voi!).

Nessuno vuole rimanere anonimo, ma nemmeno apparire su un panino al formaggio!

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11 gennaio 2011 di Nessun commento

La moltiplicazione dei Pani e Pesci – 6° Comandamento

10 Comandamenti Anti Crisi: ReBrand Yourself

6° Comandamento:

Fate arrivare il vostro Brand ovunque…

Il vostro brand deve essere nei luoghi dove ci sono persone che lo stanno cercando, specialmente dove la vostra audience di interesse (unique, per aerea di competenza, o valori, o interessi) si confronta.

L’armata FunkyRev non smette di sperimentare e condividere con voi tutti… indistintamente!

In quel tempo…un paio di anni fa…il Geom Alfieri stava cercando lavoro, dato che il suo contratto era in scadenza da li a pochi mesi (ouch!).

Fu così che dopo aver dato una rinfrescata al suo CV decise di fare una ricerca in infojobs e di candidarsi ad alcune posizioni in Media, Web Marketing e Social Media.

Al termine del processo di candidatura ecco apparire la richiesta di includere una lettera di presentazione. Normalmente il buon Geometra avrebbe ignorato e proseguito senza allegare null’altro che il CV alla candidatura, anche perché le frasi fatte tipo “In virtù dell’esperienza sin qui maturata ritengo di poter fornire un contributo alla Vostra (rigorosamente maiuscolo) Azienda… possono causare rigurgiti di bile.

Eppure il buon Dan Schawbel ci insegna a cogliere ogni opportunità di promuovere il nostro Brand, ovunque, e fu così che il Geometra decise di scrivere una stringata nota sulla falsariga della seguente:

Se vorrete valutare l’opportunità di contattarmi, Vi invito anche a consultare www.funkyrev.com (sito di collaborazione di cui mi occupo). Inoltre maggiori informazioni sul mio conto sono disponibili qui (profilo Linkedin)

Era un esperimento, spinto dalla semplice domanda “perché no?” (chi mi conosce sa che adoro questa domanda!). Messa così può sembrare arrogante ed inopportuna, ma resta il fatto che un imprenditore 2.0 non chiede, ma offre (più o meno velatamente) e può comunque ottenere qualcosa in cambio, anche in caso di rifiuto. Ci sono sempre opportunità da cogliere!

Risultato? La mattina seguente ricevo una telefonata da Ines Angelino, di New Problem Solving S.r.l. Per chi non conoscesse Ines basta una ricerca in google.

Ines, docente Universitario di Informatica, pioniera in Italia per servizi Web 2.0, storico blogger 2.0 ed Editrice online (con centinaia di articoli online)  aveva postato un annuncio per la ricerca di un Agente di Vendita. Sarebbe un onore per noi Preti Funky collaborare con lei!

Ne è nata una conversazione, da cui è emerso che condividiamo valori e visione delle potenzialità Web 2.0; ora vedremo dove ci potrà portare (magari posteremo eventuali update qui). Sicuramente inviterò Ines  al nostro Funkyrev Bar 2.0 (Linkedin FunkyRev), parlerò di lei, Newps e la sua ricerca al mio network, mettendola in contatto, perché non si sa mai, opportunità sono sempre dietro l’angolo. Non nascondo che spero di condividere progetti futuri con Ines ed il suo network. Non c’è modo migliore di crescere che collaborare con quelli “bravi”.

Tra l’altro Ines non è stata l’unica telefonata o contatto generato da quelle poche lettere di presentazione in Infojobs e Monster…

Morale della favola,

…quel semplice link nella Lettera Presentazione Funky ha dato valore aggiunto e generato opportunità:

  1. Ha differenziato il mio Brand dagli altri (e risparmiato travasi di bile agli interlocutori)
  2. Ha recapitato il mio Brand promotion senza generare “Spam” …Era una riposta ad loro annuncio ;-)
  3. Sta portando traffico sul Brand (benefici: unique hit/introiti pubblicitari/Visibilità motori di ricerca)
  4. Generato contatti ed ampliato il mio Network (Altri ambiziosi/appassionati Brand individuali)
  5. Ha fatto arrivare il mio brand nel mezzo di conversazioni 2.0 che possono portare progetti ed opportunità future.

Bene! Ora mi preparerò a replicare la parabola della moltiplicazione con costanza e perseveranza, vi aggiornerò sui risultati. Sappiate che se pubblicate un annuncio lavoro Media avrete buone possibilità di ricevere una candidatura Funky!

Questo era un esempio (oltre che subdola pubblicità subliminale) per spiegare i benefici che porta la promozione del proprio Brand, anche utilizzando strumenti ideati per altri scopi Monster, InfoJobs, visualCV.com o jobfox.com, annunci su giornali, agenzie lavoro interinali, Tutto Cavallo, Free Press Lavoro, Blog aziendali, Forum.

Una volta fatto, ricordatevi di utilizzate i soliti strumenti SocialMedia (Linkedin, Facebook e Twitter) per collegare, monitorare e curare il network che si verrà a creare.

Non credo sia un approccio rivoluzionario, solo tanto buon senso…ci sono tanti Brand Individuali la fuori che stanno conversando, cercando, crescendo e offrendo ciò che a voi manca.

Questa è la Parabola della moltiplicazione, un onda che sta per arrivare, fatevi trovare pronti!

Foto: Source

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9 dicembre 2010 di Nessun commento

Gesù 2.0, come diventare un HUB – 2° Comandamento

10 Comandamenti Anti Crisi: ReBrand Yourself

2° Comandamento

  • To Be an Hub: Posizionarsi professionalmente come persona di riferimento…

L’impatto della competizione mondiale porta con sè la necessità di essere sempre più visibili, e presenti.

Un buon professionista, qualunque sia il suo ambito, deve cercare di collocarsi in una posizione di riferimento. L’alternativa è scomparire nell’anonimato, che spesso fa il paio con il pressapochismo e la poca professionalità.

Promuovere se stessi come se fossimo dei brand richiede attenzione, volontà e pianificazione. Il presupposto naturalmente è che si stia compiendo, lavorativamente, una attività che piace, per poter essere in grado di comunicare la propria passione e le proprie conoscenze.

Ma come gestire questi aspetti? Vi propongo quella che chiamo la mia filosofia del “HUG and HUB”, conoscenze e cordialità.

Può essere il seme per ripensarsi e riposizionarsi sul mercato. Non è un how to, non esistono regole generalizzanti, non credo nel consiglio che va bene per tutti. Al contrario, vivendo in una società connessa abbiamo tutti delle impronte culturali comuni, ecco perchè questo è un piccolo decalogo emozionale, comportamentale.

Su questa base, ognuno dovrebbe trovare la propria nota, e suonarla.

  • Essere pronti al cambiamento

Non esistono più mercati chiusi, omogenei e protetti. Tra trentanni anni l’80% delle attività produttive saranno aperte alla concorrenza globale. Il dinamismo sarà sempre più un must. Non bisogna mai accontentarsi, occorre essere sempre un passo avanti. Questo significa cercare nuovi clienti, e nuove commesse per ridurre al minimo le percentuali di rischio. In Italia vi è un numero consistente di aziende medio-piccole monomandatarie, che fanno parte dell’indotto dell’industria automobilistica, per esempio. Queste aziende sono strutturalmente soggette al fallimento. Non facciamo come loro! Per porsi come persona di riferimento, e MANTENERE questo ruolo, è necessario adottare uno spirito propositivo.

  • Totale disponibilità

Occorre essere ricettivi nel raccogliere idee e segnali che giungono dagli altri. Chi ci interpella per risolvere un problema, di solito ha già provato a risolverlo da sè, quindi ne conosce i contorni e i punti di rottura. Le loro idee possono far parte di una soluzione più articolata. Mia madre dice sempre: “Non si devono buttare via neanche le ossa della polenta“. Dice anche : “Le buone maniere sono d’oro“. Ovvero, non bisogna mai negare un consiglio. Chi giunge da un ambito strettamente commerciale ha la pessima abitudine di pensare sempre tutto in termini di bilancio e conto economico. Evitate di mettere tutto e solo su un piano commerciale; è fondamentale l’attitudine con cui si approccia un problema.

  • Scegliere e sviluppare con intelligenza in che ambito collocarsi

E’ difficile essere degli hub se la propria professionalità risulta essere “a banda larga”. Dovrete sempre essere in concorrenza con 100.000 neolaureati Indiani migliori di voi nel fare il lavoro della scimmia.

Il segreto sta nella competenza d’alto profilo. Bisogna collocarsi in nicchie ecologiche e farle crescere. Non puoi essere un “informatico” di riferimento, ma puoi esserlo come Bioinformatico genomico. Puoi capitalizzare maggior visibilità come manager specializzato in aziente no profit per l’Africa, piuttosto che con experties di controllo dei processi di business (che significa tutto e niente).

  • Rendere evidenti al mondo le proprie competenze

Una società interconnessa favorisce la distribuzione del know-how. Molto spesso la soluzione di un problema tecnologico si trova a tre click da noi. Ma se questo è possibile è grazie al lavoro infaticabile di persone che si sono adoperate per condividere le proprie soluzioni. Ciò significa che si sono coscientemente posti come hub specialistici. Non solo contenuto, quindi, ma anche forma. Questa è un’operazione non facile; spesso si crede che la professionalità basti per avere successo, ma non è così. E’ come avere un software magnifico, ma senza una riga di documentazione: verrà abbandonato. Occorre pensare al migliore canale comunicativo da usare, può essere un blog, ma anche la partecipazione a congressi, interventi universitari, collaborazioni con giornali specialistici, ecc…

  • Essere individuabili, mostrare la propria unicità

E’ necessario, per far parlare di sè, avere un proprio segno distintivo. Bisogna sviluppare un proprio modo di fare professionale e al contempo personale, che sia forte e riconoscibile quanto un logo. Se si è bravi ma anonimi, non sarete mai la prima persona a cui si pensa quando nasce un problema.

Infine, ricordate che è sempre una buona politica razionalizzare le proprie attività. Focalizzare sui punti indicati può risultare sterile se lo si fa in modo disorganizzato, ma se fatto con disciplina porta a sicuri vantaggi.

Tutto questo sforzo, non è solo per voi: essere un punto di riferimento è un sicuro vantaggio… ma sopratutto aiuta gli altri! :-)

Articolo del mitico Prete Funky “Fuliggians“. Era talmente avanti dua anni fa che non ho cambiato una virgola di ciò che scrisse.

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26 settembre 2010 di Nessun commento