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Tracce e Sentieri in Facebook – Guida umana all’uso

Rispolveriamo le pagine dell’Arrotino, dopo che nei mesi scorsi la SQcuola di Blog mi ha tenuto in ostaggio sulle sue pagine.

Social Media per le Aziende

Se ne parla tanto, ma fatico a trovare una guida “umana” all’uso, provo a buttarla giù io.

Sia che siate un’azienda multinazionale che un impresa locale è innegabile che la rete oggi offra enormi opportunità. Migliaia di strumenti, tra cui scegliere a seconda dei propri obiettivi, risorse e target, possono aiutare a generare business o fare semplicemente attività di “branding” (promozione) sia a livello globale che locale.

Tutti si stanno muovendo, prova ne è il crollo della “pubblicità televisiva e cartacea” a discapito di un vertiginoso incremento di attività online.

Stiamo tutti allineandoci a questa consapevolezza, in modo quasi frenetico “buttandoci” in questo mondo affascinante, spesso senza veramente conoscere le regole e soprattutto i rischi.

Pochi si rendono conto che è un’attività impegnativa, fatta di ascolto e dialogo, fatta di relazioni che vanno coltivate, di reputazione basata sul merito piuttosto che su monologhi auto-celebrativi o poster statici.

La buona notizia è che, seppur in un mondo virtuale, le regole del gioco non si distaccano più di tanto da quelle che regolano le nostre vite, buonsenso in testa.

Un esempio concreto, entrando in un bar pieno di gente per la prima volta come vi comportereste? Iniziereste ad urlare il vostro messaggio? Girereste tra i tavoli lasciando locandine o improbabili portachiavi luccicanti? Come vi comportereste se qualcuno lo facesse a voi mentre siete comodamente seduti a farvi gli affari vostri?

Ecco che la prima regola è chiara: Non fate nulla agli altri che non accettereste di buon grado voi stessi. E non illudetevi, a nessuno piace esser importunati da SPAM indesiderato, ci sarà chi vi ignora e fin li tutto bene o quasi, il problema nasce quando qualcuno si inalbera e vi mette in cattiva luce davanti a tanta altra gente. Meglio non rischiare.

Altra regola importante di qualsiasi tipo di commercio è comunque quella di andare ad esporre i prodotti in vendita nei luoghi di passaggio, nelle piazze, nei bazar e mercati affollati. Difficilmente un vicoletto buio ed angusto può garantire la visibilità che i vostri prodotti e servizi meritano.

E’ sbagliato pensare che Facebook sia una piazza e che basti avere un profilo per apparire, promuovere e vendere.

Facebook è una enorme città di 850 milioni di persone, fatta di piazze, vicoli, bar, teatri e vicoli angusti. Esserci non basta, occorre scegliere le piazze ed i bar giusti, rivolgersi a chi parla specificatamente dei vostri servizi/prodotti, chi vi cerca. E se “aprite bottega” in questa città dovete lavorare per saper trasformare anche un vicolo buio in una piazza trafficata, esattamente come fareste nel mondo reale.

Raffaella Gagliano spiega molto bene in questo articolo pregi e difetti di uno strumento che si evolve.

Ma come farlo se non possiamo usare le leve promozionali a monologo di un tempo? Come farlo se dobbiamo considerare la suscettibilità delle persone a cui ci rivolgiamo? Come possiamo farlo se già migliaia e migliaia di persone parlano dei miei argomenti?

E’ più semplice di quello che sembra: partite dai vostri clienti abituali, dialogate e fate in modo che siano loro a parlare di voi ed a portare il vostro nome in giro per la rete!

Gli strumenti di Social Media non sono un mondo a sé stante, ma una estensione virtuale del vostro modo di relazionarvi con clienti ed amici, e su quello occorre costruire.

Se lavorate bene, se seguite dei valori condivisibili, se avete rispetto di ciò che vi circonda questo emergerà all’esterno. Al contrario, se siete maleducati ed arroganti, intolleranti e psicotici siete in grossi guai, perché emergerà ancora più prepotentemente.

Avere una presenza su Facebook significa continuare a fare dannatamente bene quello che fate, e meritarsi l’attenzione, il rispetto e la gratitudine dei vostri clienti. Significa ascoltarli, rispondergli e dialogare con loro e continuare questo dialogo anche quando il cliente è uscito dalle vostre mura.

Se questo lo fa Nike, Coca Cola, H&M e Jovanotti non c’è motivo per cui (facendo le debite proporzioni) voi non possiate fare lo stesso nella vostra nicchia. Il meccanismo è identico e per voi è forse meno complicato che non per loro.

Ci sono parole come “follower” o “Mi Piace” o “Check in” o “Tip” e persino “Amici” che meritano la vostra attenzione. Sono parole che hanno un significato profondo, ed, abbinate a strumenti ben precisi, sono la traccia di un collegamento ed una relazione binaria, tracce di dialogo destinate a restare in rete davanti agli occhi di tante altre persone.

Sono tracce che possono marcare un sentiero dietro di voi, sentiero che può essere seguito da altri passanti incuriositi dalle storie che emergono e dalle testimonianze degli interlocutori; sentieri tracciati e segnalati che li porteranno a voi.

Disegnare questo sentiero è vostra responsabilità, fare in modo che racconti una storia genuina e che trasmetta valore è nelle vostre mani. Non fatelo e ci penserà qualcun altro a farlo e non è detto che sia una buona idea.

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6 marzo 2012 di Nessun commento

Il segreto del successo sui Social Media per PMI

Si fa presto a dire quanto importanti siano diventati importanti per le aziende Social Network come Facebook, Twitter o altri.

E’ un argomento caldo, tutti ne parlano ma parafrasando un famoso blogger americano, per le aziende entrare su questi nuovi canali sociali è un po’ come il sesso per adolescenti; “tutti lo vogliono fare, ma nessuno sa bene come”.

E’ un mondo avvincente, ricco di opportunità ma con regole che esulano dalla comunicazione tradizionale fatta a monologhi (poster, articoli su riviste specializzate e pubblicità a cui siamo abituati).

Aprirsi ad una comunicazione su Facebook per esempio significa esser pronti a dialogare, a rispondere rapidamente a clienti esigenti, a replicare ad eventuali critiche, a trasmettere e condividere valori e storie emozionali. Contemporaneamente è quindi un mondo zeppo di pericoli  per chi non si confronta sposandone i valori e le regole. Sono infatti le aziende ed i brand quindi a doversi piegare a nuove logiche, adattandosi ed evolvendosi su un terreno “semi-sconosciuto” per molti; proprio per questo molte aziende sono ancora titubanti sul dafarsi.

Molte aziende hanno iniziato questo percorso con risultati contrastanti. Chi può già contare su un brand conosciuto ed una presenza riconoscibile non ha problemi a farsi “seguire”da numerosi “fans” in tutto il mondo. Ma non è detto che questo basti.

Aprire canali social brandizzati dove pubblicare contenuti variegati (non solo Facebook ma anche YouTube, Flickr, LinkedIN, Twitter, Foursquare, Slideshare ed altri) non basta; occorre come detto “interagire” e dare valore.

Essere presenti può agevolare la promozione del brand, elevare la reputazione del marchio e conseguentemente aumentare le vendite ma senza vera interazione si rischia di risultare “disinteressati e chiusi” pur essendoci. Aprite una pagina di Facebook dove l’ultima interazione è di mesi addietro, oppure dove nessuno si è degnato di rispondere alla domanda di un utente, cosa pensereste di questa azienda? Vi invoglierebbe a contattarla?

Dalla partecipazione ed il coinvolgimento degli utenti possono nascere sorprendenti iniziative e risultati, inclusa la creazione di progetti condivisi tra un’azienda ed i suoi stessi clienti. E’ qui che si nasconde la vera opportunità “social”. Oggi queste opportunità riguardano la creazione di storie condivise, partecipative e coinvolgenti. Avvicinandosi in ambito “Social” le aziende devono sempre più smetterla di preoccuparsi del prodotto finito ma iniziare a pensare a come si arriva a quello stesso prodotto finito, e raccontare e condividere quella storia. Ecco spiegato come mai YouTube per esempio pullula di video “making of… o behind the scene” con milioni di visualizzazioni. Una storia di come arrivi ad un prodotto, dove persone creano e condividono idee incuriosisce, stimola, insegna e crea relazioni personali; ad un marchio od un prodotto finito raramente ci si relaziona allo stesso modo.

Coinvolgere i propri clienti nella fase ideativa significa assicurarsi inoltre dei “veicoli promozionali” (definizione orribile ma rende l’idea) per far arrivare quelle stesse storie in luoghi altrimenti inarrivabili, attraverso il passaparola (vero motore di spinta in rete).

Un altro suggerimento utile nell’utilizzare questi nuovi canali comunicativi, prima ancora che promozionali, è quello di essere dei realisti!

Essere realisti significa applicare le stesse regole che usereste nelle vostre relazioni personali, buon senso in primis. Ricordatevi quindi di rispettare le stesse regole del gioco. Non abbiate fretta, è un processo di crescita spontaneo come lo sarebbe se entraste in un bar per la prima volta senza conoscere nessuno; immagino non iniziereste ad strillare a sconosciuti per attirare l’attenzione.

Inoltre occorre essere realisti, prima ancora di innovativi. Cosa funziona nel vostro mercato? Sapreste scegliere cosa fare oggi e cosa funzionerà domani? E’ semplice, basta chiederlo ed ascoltare. Ricordate che essere sui Social Media non aggiusterà i problemi che già avete ma rischia di amplificarli.

Concludendo, azzeccare la strategia digitale giusta significa prima stabilire obiettivi “realistici”, usare tanto buon senso, ed allocare delle risorse di fiducia (soprattutto le persone giuste che sappiano parlare per vostro conto).

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3 novembre 2011 di Nessun commento

SQcuola di Blog – Il nuovo circo della formazione oceano blu

Stavo rileggendo “Strategia Oceano Blu” di Chan Kim e R. Mauborgne, è sempre illuminante.

E’ uno studio che mira, attraverso un modello di business, a spingere le azienda a crearsi “spazi di mercato incontestati e nuove possibilità di crescita” con un aproccio nuovo.

Gli oceani blu sono qui intesi come nuovi mercati in cui si cercano punti in comune con nuova clientela, dove l’azienda esplora coraggiosamente i non-clienti,  adattando la propria offerta con concetti nuovi, mettendo in discussione strategie e regole date ormai per assodate come “abbattere la concorrenza” o fare guerra di prezzi o competere in termini quasi militari. Mercati con confini definiti, con regole spietate, in cui si combatte all’ultimo sangue per “rubare” business ai concorrenti sono qui definiti gli oceani rossi. Sono mercati in cui i prezzi tendono verso il basso, dove lo spazio è affollato e le prospettive declinano.

E’ splendido l’esempio iniziale sul Cirque du Soleil, in cui raccontano dell’emergere di questo caso di successo in un mercato in costante declino come “il circo”. Poche “famiglie storiche” di circhi si contrapponevano spietatamente in un settore in declino, dove alternative di intrattenimento emergevno, dove associazioni animaliste lamentavano lo sfruttamento e il maltrattamento di animali. Incredibilmente è in questo contesto che emerse il Cirque du Soleil, che ad oggi viaggia con oltre 50 milioni di spettatori in tutto il mondo ed un modello di business invidiato ed apprezzato ovunque.

Occupandomi di formazione, colgo delle vaghe assonanze con il “framework” in cui operava Guy Lalibertè (CEO del Cirque du Soleil). Voglio azzardare un parallelismo, permettetemi lo sforzo, ma questi sono quesi momenti in cui voglio strutturare il progetto della SQcuola di Blog e confortarmi che forse la cosa può funzionare. In fondo, al di là delle esperienze maturate in passato, questo è un progetto che nasce di “pancia” seguendo istinti che ai più risultano “folli”.

La formazione è in declino, i fondi messi a disposizione scarseggiano; le possibilità di fruire di attività formative spesso si infrangono contro l’impossibilità di assentarsi dal lavoro. Le stesse aziende che dovrebbero favorire la formazione dei propri dipendenti, storcono la bocca a causa mancato reddito derivante dall’assenza di personale dall’ufficio.

Enti di formazione combattono una guerra senza tregua per le poche ore di docenza disponibili; l’offerta supera la domanda, portando prezzi al ribasso e spesso forzatamente riducendo la qualità della formazione stessa. Tanti docenti cercano opportunità di lavoro ma faticano ad inserirsi su base meritocratica, spesso scontrandosi con dinamiche clientelari che tendono ad escludere concorrenza piuttosto che premiare chi vale di più. In guerra si innalzano muri e scavano trincee, gli spazi di manovra scarseggiano.

E’ in questo contesto che vedo emergere coraggiosamente la SQcuola di Blog, partendo dall’esigenza di ridefinire le regole del gioco come appunto la strategia Oceano Blu suggerirebbe.

Due le leve fondamentali, occorre unire innovazione e utilità. Il progresso tecnologico ci fornisce strumenti pratici, efficienti ed a basso costo (spesso open source) per affiancare le esigenze di aziende e studenti. Un corso online, fruibile comodamente da casa, ad orari accessibili e flessibili, il che non lede la produttività di nessuno.

Il Cirque de Soleil redefinì il linguaggio; mantenne i clown e gli acrobati ma trasformò il sense of humour dalla tradizionale farsa, immediata ma scontata e prevedibile, portando un effetto emozionale quasi di “incanto” (“wow effect” sorprendendo gli spettatori). Introdusse inoltre una trama narrativa ai propri show prendendo spunto dal teatro (cosa che i circhi tradizionali non avevano pensato). Infine, mantenne il simbolismo del circo, progettando spazi che ricordavano antichi luoghi magici con drappi e tendoni sfarzosi; il simbolismo di un luogo a cui tutti si possono relazionare.

Era un’azzardo per i tempi, ma sospinto da una strategia precisa di coinvolgere un pubblico più intellettuale che non necessariamente si rispecchiavano nei circhi tradizionali. Così facendo non sono entrati in una guerra di concorrenza con i circhi tradizionali, ma hanno aperto appunto un mercato nuovo ed incontestato, ove anche artisti degli altri circhi potevano avere l’opportunità di misurarsi.

Nel suo piccolo anche la SQcuola di Blog cerca di ridefinire un approccio formativo, sposando valori e dinamiche che stanno emergendo: bottom up, divertimento, collaborazione, accessibilità real time, partecipazione, mobilità, merito e reputazione. Inoltre si allontana da altre dinamiche vecchie come le sponsorizzazioni, la pubblicità invasiva (spam) ed il concetto che devi far pagare per “robe gratuite” tanto care a consulenti incravattati senza scrupoli.

Ancora, mancando le dinamiche di aula (essendo un corso online) l’elemento del divertimento cerca di colmare le distanze. Inoltre si è scelto un luogo simbolico, seppur virtuale, in cui tutti si possono relazionare: la scuola, con un suo linguaggio, i personaggi, le dinamiche, le comunicazioni, le relazioni, le lezioni…

E’ evidente che una richiesta (domanda) di formazione professionalizzante emerge dal basso. Sono individui e professionisti che, prima ancora di aziende, sembrano rendersi conto dei cambiamenti in atto e vogliono aggiornarsi e restare al passo, e sono loro a cui ci rivolgiamo a differenza di enti di formazione classici che operano solo entro dinamiche aziendali. Inoltre la SQcuola di Blog è un progetto inclusivo piuttosto che esclusivo. Altri professionisti desiderosi di valorizzare la propria professionalità stanno aderendo portando contenuti, come acrobati, artisti di strada e maghi telantuosi di lande lontane. Così facendono arricchiscono il bagaglio di offerta di contenuti nuovi per coloro ai quali questo progetto è rivolto.

Infine c’è il concetto di scalabilità. La SQcuola di Blog propone ora un progetto pilota, che proporrà pregi e difetti sul quale interverremo in corsa, sul quale costruire per il futuro, con nuovi contenuti, con miglioramenti a contenuti esistenti e con una miriade di servizi complementari da poter abbinare nel tempo.

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28 marzo 2011 di Nessun commento

SQcuola di Blog – Gramsci e Pasta e fagioli – Part 2

Erano degli illusi i Preti Funky!

Come detto erano quel famigerato gruppo di assatanati professionisti milanesi che si ritrovavano ogni giovedì sera, stile moti carbonari, con l’intento di cambiare il mondo… o meglio, con l’idea di evangelizzare in Italia un disegno di business sociale che stava emergendo altrove.

Era il 2008, i venti della crisi ancora non si sentivano e c’era un senso di possibilità nell’aria. Qualcuno di noi vaneggiava citando Gramsci, mangiando pisarei e fasoi alla Trattoria Piacentina di Corso Lodi.

L’Educazione era la chiave “Una formazione intellettuale e pratica”e “immissione dei giovani nel mondo del lavoro come leva di cambiamento ed innovazione”. Dobbiamo insegnare, dobbiamo evangelizzare, dobbiamo condividere e confrontarci, stimolare l’emergere del talento. Era chiara la consapevolezza che il talento negli uffici milanesi era visto come una minaccia, non come una risorsa.

Ognuno si affacciava a quel progetto da un angolo diverso; alcuni cercavano visibilità ed opportunità, altri volevano semplicemente cambiar lavoro, qualcuno volevo solo imparare qualcosa di nuovo, altri ancora erano solo spinti dall’idea di aiutare il prossimo. Se ci pensate anche la SQcuola di Blog segue dinamiche simili. Ogni docente, ogni collaboratore ed ogni studente ha le proprie motivazioni.

Si disquisiva sul come cambiare le cose. Scrissi anche

Qui non si tratta di cambiare le cose (almeno non nell’immediato), ma semplicemente di produrre alternative e lasciare all’etica e la serietà degli individui la possibilità di scelta. FunkyRev è un laboratorio, che prende spunti da esempi concreti, mette in pratica le idee migliori e vede l’effetto che fa. Perchè no? Questa è la domanda che ci spinge”

Per poi follemente proporre “Perchè non utilizzare la piattaforma www.funkyrev.com per fornire a professionisti affermati e non, universitari, neolaureati, gente che si vuole misurare e mettere alla prova, la possibilità di imparare, confrontarsi, misurarsi ma soprattutto essere valutati “oggettivamente” su progetti concreti?”

FunkyRev si è poi persa per strada, la vita ci ha portato in strade diverse, ma restano tracce ed amicizie consolidate. L’idea è comunque rimasta un mio cruccio, ho continuato a lavorarci. Ci sono voluti 3 anni per arrivare a realizzare qualcosa di simile, devo molto al Gruppo LEN che ci ha creduto e messo a disposizione le proprie risorse.

Si chiama quindi “SQcuola di Blog” ed è un progetto che viene da lontano, da persone che non finirò mai di ringraziare (anche questo articolo è un ringraziamento ai Preti Funky). Cambiano le parole ma le due perle FunkyRev sopra restano ottusamente attuali nella dicitura corrente:

 ”“La SQcuola di Blog” è un master a distanza in Social Media Marketing il cui obiettivo è dare una risposta di tipo professionalizzante a esigenze nate in tempi recenti sul mercato in ambito comunicativo.

Ci tenevo a raccontare la storia, penso sia importante capire da dove si viene, per sapere dove andare. Un’idea vive di vita propria ma è sempre qualcosa che nasce da lontano, da gente che si è ritagliata questa opportunità con pazienza, e da gente che ora è veramente pronta a tutto per giocarsi questa carta con tutta l’energia possibile, inclusa quella “garantita dalla pasta e fagioli” ;-)

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15 marzo 2011 di 1 commento

SQcuola di Blog – Fare business partendo dalle Persone – Part 1

Dopo una miriade di problemi tecnici col Blog (ancora in via di risoluzione) rieccoci!

Questo non è un articolo di Blog, questo è il racconto di una storia vera, una di quelle storie che mi porterò dentro per sempre. Molti di voi sanno che sta arrivando mio figlio. Beh, non riguarda neanche quello (che peraltro tratto diffusamente qui); questa è la storia di un tipo che prova ad inseguire un sogno, a fare qualcosa di assolutamente fuori da schemi, e trova dei folli pronti a mettersi in gioco con lui. Stiamo parlando di “SQcuola di Blog”

Tutto nasce da un articolo che scrissi anni fa, intitolato “La Valutazione del Merito – Un’idea Funky“.

Era uno dei primi articoli di un progetto che mi ha dato molte soddisfazioni “Funky Rev” il portale network dei Preti Funky, un gruppo di assatanati professionisti milanesi che si ritrovavano ogni giovedì sera, stile moti carbonari, con l’intento di cambiare il mondo… o meglio, con l’idea di evangelizzare in Italia un disegno di business sociale che stava emergendo altrove.

Si parlava di banalità come “la condivisione delle conoscenze come strumento di crescita” che speculava sulla reale veridicità di un’assioma che stava emergendo altrove, come un sussurro appena percettibile ma inarrivabile dai Navigli milanesi. Queste voci “lontane anni luce” ci sussurravano cose strane, tipo che se un gruppo lavora come network, piuttosto che come individui:

  1. Si presenta con un portfolio servizi molto più ampio (vedi esempi emergenti di Networked Business e Crowdsourcing),
  2. Accresce più velocemente le proprie competenze (vedi esempio Wikipedia o Linkedin),
  3. Riesce a controllare e proteggere meglio la propria reputazione (vedi l’emergere di Reputation Management).

SQcuola di Blog nasce da persone diverse da quegli sciamannati milanesi, nasce da un gruppo di consulenti e formatori all’interno del Gruppo LEN di Parma, ma che condividono le stesse “utopie” dei preti funky.

Il Master Online gratuito della SQcuola di Blog si fonda infatti su 3 pilasti: Condivisione, Merito e Reputazione.

I professionisti che lo hanno ideato dal nulla non sono i “migliori sulla piazza”, ma sono quelli che ci si sono messi. Son tutti bravi a parlare, o commentare su ciò che altri stanno facendo, ma quelli degni di rispetto son quelli che, pronti al martirio, ci mettono la faccia, si rimboccano le maniche e creano qualcosa di nuovo, che non c’era prima; qualcosa di perfettibile, qualcosa su cui continuare a costruire.

Benvenuti nel nostro piccolo mondo, si chiama “SQcuola di Blog” e siamo pronti a tutto.

Continua domani…. parleremo di Gramsci!

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14 marzo 2011 di Nessun commento

Energia positiva della condivisione – 10° Comandamento

10 Comandamenti Anti Crisi: ReBrand Yourself

10° Comandamento:

Affidatevi all’energia positiva della condivisione

Nei comandamenti precedenti si è parlato di “Brand Yourself”, Apertura Mentale, Visibilità, Banca del Tempo, Baratto nell’era “Social Networking”. Ed è possibile che queste parole abbiano un senso concreto per noi che navighiamo in acque tempestose dove il vecchio fa spazio al nuovo?

Si, se lavoriamo tutti con metodo all’auto-valutazione del nostro brand innanzitutto, se apriamo noi stessi al cambiamento, se ci creiamo la visibilità più adatta alle nostre caratteristiche personali e professionali, se utilizziamo con estremo rispetto il nostro tempo e quello degli altri e se barattiamo conoscenze con altrettante conoscenze.

Terminato questo percorso energeticamente provante, desideriamo una gratifica! Come ci sentiamo percepiti (brand awareness)? Domanda che “timidamente” ci poniamo e che può trovare delle risposte nei social network come Linkedin, per esempio. Endorsement ? Welcome! E prima di ricevere …. Date!

Siate generosi nel raccomandare colleghi, collaboratori e professionisti con i quali avete condiviso esperienze professionali non tralasciando mai l’estrema sincerità che vi contraddistingue, perché con le parole esplicitate state subliminando alcuni valori di un “Co-brand”.

Le affinità professionali e sensibilità si manifesteranno con un’ incredibile forza e la gratitudine che ritorna sottoforma di raccomandazione al vostro Brand, il più delle volte e inaspettatamente, rivelerà una profonda lettura e conoscenza del vostro profilo personale.

A un’azione segue sempre una reazione!

Raccogliete ciò che avete seminato. Si tratta di qualcosa così evidente che risulta davvero incomprensibile perché tante persone infrangano questa regola. Si tratta di una cosa che i contadini conoscono molto bene: un contadino sa che deve seminare frumento se vuole raccogliere frumento. E se vuole segale? Beh allora semina per l’appunto segale. E’ così semplice.

Certamente si può imbrogliare una persona, ma non si può mai imbrogliare la vita.

Questa esplorazione ci riconduce al potere positivo della condivisione di qualità e al decimo comandamento che cita testualmente “quello che gli altri dicono di voi conta di più di quello che potrete dire di voi stessi”. Ed essendo oggi il mondo virtuale un mondo davvero parallelo a quello reale, il consiglio è: armonizzate e infondete di completezza il vostro Brand.

Riprendendo il ragionamento sulla precedente citazione, appaiono nella mia forma pensiero due parole che guarda caso finiscono con …. Azione…… Approvazione o Raccomandazione?

L’approvazione è tutto ciò che il nostro lavoro si è guadagnato sul campo con risultati professionali e con l’ascolto e il riconoscimento di tutte le figure professionali incontrate . Dal fornitore, all’editore, al distributore, al collega, al concorrente, al consumatore. Quanti di noi hanno provato gioia vera nel ricevere un complimento per un prodotto o un servizio creato? Tantissimi, ma quanti hanno però realmente ringraziato….. Condiviso questa gioia con chi ha costruito con te questo piccolo successo. La filiera è sempre molto lunga e a volte faticosa da “gestire” ma richiede amore, passione e riconoscimento. Se questa attitudine ci appartiene ecco che l’approvazione si manifesta sempre con forza ed energia. Ciò su cui ci si concentra cresce. E concentrarsi su una cosa specifica significa inviarle energia e, nel caso specifico, significa attivare energia sul vostro Brand, ogni singolo istante della vostra vita lavorativa. Un’azione profonda e che richiede un’attitudine positiva ma che poi si trasformerà a 360° con una percezione di brand a tutti i livelli di comunicazione: dalla relazione all’interazione sul social network. Alla soddisfazione e alla crescita ulteriore del vostro Brand.

La raccomandazione è un atto generoso ma superficiale e sapete perché? Nasce da un qualcosa che risiede nell’essere umano …. Sentirsi migliori perché si è fatto qualcosa di buono per un altro ….. Con visibilità.

Nel social networking bisogna sì stimolare con “raccomandazioni positive” molti di coloro che linkiamo, riconoscendo chi ha lavorato genuinamente all’approvazione del suo brand! Altrimenti si crea (o forse si è già creato) un mondo-rete fatto di “buonismo” che non genera stimoli di ricerca di qualità ma assuefazione di superficialità……….. Blog e forum certamente attestano reali capacità intellettive e di relazione con gli “utenti”. Generano fiducia nei due sensi e si guadagnano l’approvazione nel web. E smantellano un imprinting che spesso abbiamo: tutto è limitato.

Il mondo è ciò che io penso di lui.

E nel Social Network penso esistano persone che credono nella fiducia, nell’affidabilità, nella serietà e nell’attendibilità. Esiste anche chi agisce con sospetto, diffidenza e sfiducia. Ma non li vedo, ho appena acquistato un paio di occhiali Rosa!!!!!

Grazie e gioiosa gratitudine.

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14 marzo 2011 di Nessun commento

Giosuè 2.0 ferma il Sole – 9° Comandamento

10 Comandamenti Anti Crisi: ReBrand Yourself

9° Comandamento:

    Non siete più passivi consumatori, ma contribuitori “attivi e proattivi”… devono temervi!

Prima che la comunicazione fosse accessibile a tutti e fruibile (in potenza) da tutti, il consumatore rimase per lungo tempo un soggetto passivo, semplice ricevente da bombardare di messaggi e strumenti di decodifica. Teoria del proiettile magico, teoria dell’ago ipodermico, teoria del bandwagon, copycat effect: qualsiasi nome scegliate, il concetto di base resta il medesimo, media di massa per una massa di idioti.

Ops!, non offendetevi, uso questo aggettivo così come lo intendevano i Greci: l’idiòtes era l’uomo non-pubblico, incolto, poco avvezzo alle “cose del mondo”. Un ignorante di sé e di ciò che lo circondava e, per questo, facilmente manipolabile.

Le imprese lo sapevano bene: nel post-taylorismo anni Novanta erano loro a suscitare bisogni in noi al grido di “Non puoi vivere senza il mio prodotto!”. Hanno omologato le nostre abitudini, hanno influenzato le nostre scale di valori, alla ricerca di desideri inappagati e frustrazioni per le quali farci spendere.

Con la diffusione di Internet e, più precisamente, con la sua evoluzione 2.0, si è sviluppata una forma di comunicazione dove non è la massa, bensì l’insieme di diverse entità ad esprimersi partendo dalle singole prospettive. Come accadeva nei Settecenteschi caffè dove, tra bottiglie verdi e artisti senza un soldo, la bella gioventù si scambiava informazioni e notizie, commentava politica e nuove correnti, creava movimenti, ideava rivoluzioni, in poche parole faceva opinione.

Siamo come loro: squattrinati ma curiosi, con in mano un potenziale infinito che rende davvero biunivoca la comunicazione.

Un esempio pratico:

Una sera d’inverno,  il Geom Alfieri e l’amica Eleonora rimasero bloccati a Fidenza su uno splendido InterCity, il che ci costrinse a scendere nella bufera di neve e continuare il viaggio sull’auto di Simone. Dramma nel dramma, stavamo perdendo la partita del Parma, e dovemmo adattarci alla radio per ascoltare la cronaca delle azioni. Dopo l’avvento di TelePiù e Stream, molte piccole radio private furono costrette a chiudere i battenti e, da allora, ogni Società di calcio professionistico stipula un accordo con una sola emittente, la quale si impegna a trasmettere tutte le partite della squadra. Monopolio, come sapete, significa anche assenza di scelta per il consumatore. Se, come in quel caso, il radiocronista non sa raccontare le azioni, parla del tempo atmosferico e balbetta poche parole anziché aiutarvi a sopperire alla mancanza di immagini, non potete farci nulla. O così, o pomì, ci avrebbe risposto un famoso slogan.

Decisi a fare qualcosa, denunciammo questa grave défaillance sul già citato portale Parmafans dove, Pr77, alias Simone richiama l’attenzione di tutti su questo problema e presentando possibili soluzioni.

Per chi non riesce a districarsi tra pay-tv e partite non trasmesse, una radio efficiente è basilare (soprattutto visto che la suddetta radio è disponibile in streaming, amplificando quindi a dismisura la sua portata e il pubblico potenzialmente coinvolgibile). Sul topic si raccolgono le lamentele degli utenti ed ecco che, nella partita seguente, lo stesso speaker dimostra lievi miglioramenti, maggiore professionalità, meno racconti di colore e considerazioni personali sul meteo. Ci avevano sentito, e la radiocronaca era migliorata.

Ma non era abbastanza. Non solo utenti “passivi”, però, si dimostrano desiderosi di partecipare attivamente, ma anche un ex-speaker di Radio Onda Emilia, già commentatore del Parma nei tempi che furono.

Dalla lamentela si passa alle vie di fatto… si inizia ad essere Proattivi!

Il risultato della radiocronaca ancora non soddisfaceva, ecco quindi un elenco di “suggerimenti” specifici di chi il lavoro lo conosce e condivide la propria conoscenza ed esperienza sul forum.

Ma la radiocronaca non decolla come vorremmo. Logica conseguenza del suo contributo (e di altri IT wizards) è la proposta che nasce su quelle pagine, ovvero usare le tecnologie 2.0, in questo caso player scaricabili dalla Rete, per dare vita ad una web-radio indipendente.

Morale: Ascoltaci… o Azienda!

1° passo “Siamo insoddifatti!”,

2° passo “Non vogliamo quello che offri…Vogliamo quest’altro!”,

3° passo “Va bene, non ci soddisfi, lo facciamo da soli!”

Questa è una dinamica che sarà sempre più presente in futuro.

Aziende e loro manager impomatati perditempo “Ascoltateci!… o collaboriamo o siete rovinati!”

La chiave del mettersi in gioco in prima persona è proprio questo: non sai mai chi inizierà a giocare con te e quali opportunità possono aprirsi!

Noi potevamo fare finta di nulla, ma abbiamo preferito dare voce al nostro pensiero, dimostrando che, mentre un semplice consumatore subisce, un consumatore consapevole o, meglio ancora, un consumatore che produce contenuti può farsi davvero notare!

Il piccolo Giosuè ha finalmente la voce per gridare al sole di fermarsi sulla valle di Aialon…

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13 marzo 2011 di Nessun commento

Stigmati Web 2.0 Parlatene pure – 8° Comandamento

10 Comandamenti Anti Crisi: ReBrand Yourself

8° Comandamento:

Diventate talmente “particolari e presenti” che persone sconosciute parlino di voi

Se in questo momento vi chiedessi chi è il personaggio della televisione italiana che ritenete più irritante, chi mi indichereste? Sono sicura che mi rispondereste Vittorio Sgarbi, l’antipatico che più antipatico non si può, l’attaccabrighe rompiballe per antonomasia.

Ma da qualche tempo a questa parte pare che l’ex assessore alla cultura del comune di Milano abbia perso terreno e sia stato scalzato, dal primo posto nella classifica dei super odiosi, da un altro bel personaggio televisivo che prezzemola ed imperversa sugli schermi di mamma Rai e negli studi di Cologno Monzese: Alessandro Rostagno.

Magari il nome vi dirà poco, ma sono convinta che se postassi una sua foto lo riconoscereste immediatamente, anche perché Blob, fondamentale vetrina per diventare celebri, manda in onda le sue zuffe televisive.

Come Sgarbi è decisamente sfrontato e irriverente e come lui ha questa faccia sbiadita da emoglobina 2.0, caratteristica evidentemente delle lingue biforcute che, come noto, hanno poco sangue nelle vene.

Per chi non lo sapesse, Rostagno inizia la propria carriera scrivendo per La Repubblica diventandone in breve tempo critico televisivo fino ad approdare a Libero dove nella rubrica “Telemeno”, con lo stile provocatore che lo contraddistingue, da sfogo a tutta la propria acidissima critica verso la tv spazzatura.

Tv che sarà anche maleodorante ma della quale è ora una presenza costante (e non nella veste di Arbre Magic ma di massmediologo), visto che da quando è approdato nel tubo catodico non ne è più uscito (qualcuno chiamasse un’elettricista, per favore…)

Di questi tempi poi lo si vede comparire in ogni dove e il Signor Rostagno un po’ ci sguazza in questa tv fatta di gente che ci va per raccontare a milioni di sconosciuti le proprie più avvilenti, scabrose o delicate vicende sentimentali e personali, perché per uno come lui è estremamente facile prendersi gioco, pungolare e attaccare questi personaggi allo sbaraglio.

Se fate un giretto su Google e digitate il suo nome oltre a venir fuori più di 30.000 pagine che lo riguardano vi accorgerete di quanto si parli di lui nei vari blog di discussione, dove c’è chi lo sostiene e chi, spesso manda in onda le sue zuffe televisive.

Sicuramente siamo di fronte al classico prodotto televisivo figlio dell’ insana regola del “parlate di me, anche male, ma parlatene”, quasi che ad essere prepotenti ci si guadagni in credibilità, stronzeggio ergo sum.

Come vedete anch’io sono qua a citarlo e a fargli un po’ di pubblicità, cosa che se Rostagno fosse un simpatico e docile guascone probabilmente non sarebbe successa.

Ma antipatico o non antipatico, quello che io disapprovo del signor Rostagno è questo suo dialogare solo ed esclusivamente con il proprio super ego, inteso non con l’accezione freudiana del termine ma con il significato di ego a dir poco smisurato.

Rostagno difficilmente condivide le proprie idee, raramente interagisce con i propri interlocutori, ma si lascia andare quasi sempre a noiosi soliloqui, quindi per me è solo un esempio negativo.

Voglio invece portarvi un esempio positivo che, neanche farlo apposta, viene dal web 2.0.

Io lavoro nella musica e per me Fegiz files, il forum che Mario Luzzatto Fegiz il noto critico musicale del Corriere della Sera ha aperto sul sito del quotidiano, è uno strumento molto interessante per capire cosa pensano i vari appassionati di musica delle nuove tendenze musicali.

In questo forum, dove tanti sono i musicofili che ogni giorno discutono dei vari argomenti, ce ne sono due in particolare che hanno catturato la mia attenzione sia per la loro costante presenza nelle discussioni che per la capacità di argomentare in modo quasi sempre ironico, talvolta provocatorio e irriverente ma sempre stimolante nei topics da loro aperti o in quelli già esistenti.

Mi riferisco a Buzz e Pensatore libero.

Questi due utenti scrivono da quando il forum è stato inaugurato e sono un po’ l’anima della community.

E’ capitato qualche volta che siano stati ripresi dal moderatore del forum per l’uso di un linguaggio un po’ troppo colorito (Buzz sostiene che gli censurino i messaggi!), lo stesso Fegiz è intervenuto in alcune discussioni dopo essere stato chiamato in causa dai due utenti e in taluni casi li ha benevolmente bacchettati.

Spesso si attaccano con altri frequentatori del forum, ma alla fin fine si tratta sempre di un sano scambio di idee, questi due utenti riescono a stimolare le discussioni anche perché quello che dicono, condivisibile o meno, è sempre coerente con il loro pensiero.

Questi due ragazzi sono diventati due brand conosciuti, tutti coloro che scrivono in Fegiz Files sanno di chi sto parlando e li consideranoun punto di riferimento.

“Cosa ha scritto oggi quel matto di Buzz?” è una domanda che spesso mi sono sentita rivolgere da amici e colleghi che come me lavorano nel mondo della musica e che leggono il forum.

Come sono riusciti a creare intorno a sé tutta questa attenzione e curiosità?

Mettendo in pratica, in modo del tutto spontaneo, quelle che secondo me sono le regole base per essere un brand che si fa riconoscere (e un esempio positivo):

  1. Capacità di catturare l’attenzione attraverso argomentazioni intelligenti e interessanti
  2. Coerenza e lucidità nell’esprimere le proprie idee
  3. Presenza costante nelle conversazioni (importantissimo perché su un forum si è quel che si scrive e se si scrive poco sarà ben difficile farsi notare)
  4. Capacità di stimolare emozionalmente i propri interlocutori anche attraverso un atteggiamento volutamente provocatorio
  5. Capacità di mettersi in discussione e di condividere le proprie idee con gli altri (regola fondamentale e profondamente FunkyReVviana)
  6. Creatività ed originalità

Questo vale per il web 2.0 ma credo siano regole “trasmigrabili” anche in altri ambiti, in primis quello del lavoro.

Quando si crede fermamente nelle proprie idee bisogna avere il coraggio di portale avanti ma soprattutto di condividerle con gli altri, nessuno di noi è il depositario della verità.

Anche perché così facendo, qualcuno ti nota, parla di te e possono nascere delle opportunità e delle collaborazioni inaspettate.

Il buon Fegiz, il più famoso critico musicale italiano, ha spesso utilizzato dei post di Buzz e di Pensatore Libero per aprire la discussione del giorno sul forum.

Ecco un modo costruttivo per far parlar di sè.

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7 febbraio 2011 di Nessun commento

Ubiquità 2.0 – Regno di Dio o Panino al Formaggio – 7° Comandamento

10 Comandamenti Anti Crisi: ReBrand Yourself

7° Comandamento:

Se potete, apparite ovunque, altrimenti meglio se scegliete bene il vostro “ovunque”!

Paziente: <<Una volta Einstein disse: Le coincidenze sono il modo di Dio per rendersi anonimo.”>>

Dr House: <<Una signora in Florida disse: “Gesù è apparso sul mio panino al formaggio!”>>

[da “Unfaithful”, Dr House M.D. 5x15]

Il Settimo Comandamento ci spiega tautologicamente (come amo le parole difficili!) che, per essere visibili, bisogna rendersi in primo luogo… visibili dal maggior numero di persone raggiungibili, anzi da tutti:

Essere ovunque, con lo stesso nome, con la stessa immagine, diventando di fatto un brand.

L’esempio migliore sul suolo italiano è sicuramente Beppe Grillo, un ex-comico divenuto blogger di riferimento per milioni di lettori, maître à penser capace di smobilitare le piazze semplicemente usando Internet e il conseguente passaparola creatosi attorno al Beppe-fenomeno. Alt! Semplicemente? Siamo sicuri che sia davvero così semplice?

Nella recentissima campagna per le presidenziali statunitensi, i candidati alla Casa Bianca hanno approfittato delle enormi possibilità offerte dal Web 2.0, nonché dei suoi costi oggettivamente ridotti rispetto ai soliti cartelloni 6×3 che infestano le highways. YouTube vi ha dedicato una sezione apposita, dove gli utenti potevano caricare le proprie domande e ricevere (non tutti, ovviamente!) una risposta in video dal candidato prescelto. Non sono mancati nemmeno gli aggiornamenti via Twitter, grazie al quale abbiamo potuto sapere quando Obama portava il cane a passeggio e simili amenità. Fantastico, non trovate? Eppure non sono mancate le legittime perplessità di chi si chiedeva chi ci fosse davvero dietro lo schermo: ovvero, è stato proprio il candidato alla Presidenza a scrivere, a linkarsi su ogni social network possibile?

E’ chiaro, questo non è possibile! Davanti al monitor non c’erano Hillary o McCain, ma il loro staff. E così come per il nostrano Grillo, che è supportato da un nutritissimo gruppo (tra cui tanti avvocati, per chiari motivi).

Per essere ovunque bisogna avere soldi, tempo, persone fisiche su cui fare affidamento.

E noi come facciamo?

Ma poi… Siamo proprio sicuri che essere ovunque sia il modo giusto per farsi benvolere?

Anche i piccioni si trovano dovunque, eppure li odiano tutti. Danno fastidio!

Che fare? Specializzarsi, ovvero rendersi specialistici (scegliendo un dato àmbito) ma speciali (sempre pronti al cambiamento):

  1. Porsi delle domande. Da chi vorrei farmi vedere? Chi vorrei davvero coinvolgere (o travolgere :-) ) nelle mie attività? Per le nostre esigenze è meglio un network generico oppure un forum di settore? O entrambi?
  2. Puntare sulla qualità, non sulla quantità.I social network, come ogni web o tela di ragno, rischiano di avvilupparci completamente. Tanti si sovrappongono, altri possono essere (per noi) completamente inutili. Per districarci nella giungla dei byte, informiamoci, chiediamo consigli, impariamo dalle esperienze degli altri.
  3. Chi ha tempo non aspetti tempo! Una volta trovato ciò che serve, bisogna che ci rendiamo visibili al nostro meglio senza sprecare il tempo. Aggiornate, compilate, raccontatevi: ricordate che la parola chiave è proattività (a meno che non vi chiamate Barack Obama, in quel caso lasciate pure che sia lo staff a lavorare per voi!).

Nessuno vuole rimanere anonimo, ma nemmeno apparire su un panino al formaggio!

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11 gennaio 2011 di Nessun commento

La moltiplicazione dei Pani e Pesci – 6° Comandamento

10 Comandamenti Anti Crisi: ReBrand Yourself

6° Comandamento:

Fate arrivare il vostro Brand ovunque…

Il vostro brand deve essere nei luoghi dove ci sono persone che lo stanno cercando, specialmente dove la vostra audience di interesse (unique, per aerea di competenza, o valori, o interessi) si confronta.

L’armata FunkyRev non smette di sperimentare e condividere con voi tutti… indistintamente!

In quel tempo…un paio di anni fa…il Geom Alfieri stava cercando lavoro, dato che il suo contratto era in scadenza da li a pochi mesi (ouch!).

Fu così che dopo aver dato una rinfrescata al suo CV decise di fare una ricerca in infojobs e di candidarsi ad alcune posizioni in Media, Web Marketing e Social Media.

Al termine del processo di candidatura ecco apparire la richiesta di includere una lettera di presentazione. Normalmente il buon Geometra avrebbe ignorato e proseguito senza allegare null’altro che il CV alla candidatura, anche perché le frasi fatte tipo “In virtù dell’esperienza sin qui maturata ritengo di poter fornire un contributo alla Vostra (rigorosamente maiuscolo) Azienda… possono causare rigurgiti di bile.

Eppure il buon Dan Schawbel ci insegna a cogliere ogni opportunità di promuovere il nostro Brand, ovunque, e fu così che il Geometra decise di scrivere una stringata nota sulla falsariga della seguente:

Se vorrete valutare l’opportunità di contattarmi, Vi invito anche a consultare www.funkyrev.com (sito di collaborazione di cui mi occupo). Inoltre maggiori informazioni sul mio conto sono disponibili qui (profilo Linkedin)

Era un esperimento, spinto dalla semplice domanda “perché no?” (chi mi conosce sa che adoro questa domanda!). Messa così può sembrare arrogante ed inopportuna, ma resta il fatto che un imprenditore 2.0 non chiede, ma offre (più o meno velatamente) e può comunque ottenere qualcosa in cambio, anche in caso di rifiuto. Ci sono sempre opportunità da cogliere!

Risultato? La mattina seguente ricevo una telefonata da Ines Angelino, di New Problem Solving S.r.l. Per chi non conoscesse Ines basta una ricerca in google.

Ines, docente Universitario di Informatica, pioniera in Italia per servizi Web 2.0, storico blogger 2.0 ed Editrice online (con centinaia di articoli online)  aveva postato un annuncio per la ricerca di un Agente di Vendita. Sarebbe un onore per noi Preti Funky collaborare con lei!

Ne è nata una conversazione, da cui è emerso che condividiamo valori e visione delle potenzialità Web 2.0; ora vedremo dove ci potrà portare (magari posteremo eventuali update qui). Sicuramente inviterò Ines  al nostro Funkyrev Bar 2.0 (Linkedin FunkyRev), parlerò di lei, Newps e la sua ricerca al mio network, mettendola in contatto, perché non si sa mai, opportunità sono sempre dietro l’angolo. Non nascondo che spero di condividere progetti futuri con Ines ed il suo network. Non c’è modo migliore di crescere che collaborare con quelli “bravi”.

Tra l’altro Ines non è stata l’unica telefonata o contatto generato da quelle poche lettere di presentazione in Infojobs e Monster…

Morale della favola,

…quel semplice link nella Lettera Presentazione Funky ha dato valore aggiunto e generato opportunità:

  1. Ha differenziato il mio Brand dagli altri (e risparmiato travasi di bile agli interlocutori)
  2. Ha recapitato il mio Brand promotion senza generare “Spam” …Era una riposta ad loro annuncio ;-)
  3. Sta portando traffico sul Brand (benefici: unique hit/introiti pubblicitari/Visibilità motori di ricerca)
  4. Generato contatti ed ampliato il mio Network (Altri ambiziosi/appassionati Brand individuali)
  5. Ha fatto arrivare il mio brand nel mezzo di conversazioni 2.0 che possono portare progetti ed opportunità future.

Bene! Ora mi preparerò a replicare la parabola della moltiplicazione con costanza e perseveranza, vi aggiornerò sui risultati. Sappiate che se pubblicate un annuncio lavoro Media avrete buone possibilità di ricevere una candidatura Funky!

Questo era un esempio (oltre che subdola pubblicità subliminale) per spiegare i benefici che porta la promozione del proprio Brand, anche utilizzando strumenti ideati per altri scopi Monster, InfoJobs, visualCV.com o jobfox.com, annunci su giornali, agenzie lavoro interinali, Tutto Cavallo, Free Press Lavoro, Blog aziendali, Forum.

Una volta fatto, ricordatevi di utilizzate i soliti strumenti SocialMedia (Linkedin, Facebook e Twitter) per collegare, monitorare e curare il network che si verrà a creare.

Non credo sia un approccio rivoluzionario, solo tanto buon senso…ci sono tanti Brand Individuali la fuori che stanno conversando, cercando, crescendo e offrendo ciò che a voi manca.

Questa è la Parabola della moltiplicazione, un onda che sta per arrivare, fatevi trovare pronti!

Foto: Source

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9 dicembre 2010 di Nessun commento