Posts Tagged ‘andrea alfieri’

Tracce e Sentieri in Facebook – Guida umana all’uso

Rispolveriamo le pagine dell’Arrotino, dopo che nei mesi scorsi la SQcuola di Blog mi ha tenuto in ostaggio sulle sue pagine.

Social Media per le Aziende

Se ne parla tanto, ma fatico a trovare una guida “umana” all’uso, provo a buttarla giù io.

Sia che siate un’azienda multinazionale che un impresa locale è innegabile che la rete oggi offra enormi opportunità. Migliaia di strumenti, tra cui scegliere a seconda dei propri obiettivi, risorse e target, possono aiutare a generare business o fare semplicemente attività di “branding” (promozione) sia a livello globale che locale.

Tutti si stanno muovendo, prova ne è il crollo della “pubblicità televisiva e cartacea” a discapito di un vertiginoso incremento di attività online.

Stiamo tutti allineandoci a questa consapevolezza, in modo quasi frenetico “buttandoci” in questo mondo affascinante, spesso senza veramente conoscere le regole e soprattutto i rischi.

Pochi si rendono conto che è un’attività impegnativa, fatta di ascolto e dialogo, fatta di relazioni che vanno coltivate, di reputazione basata sul merito piuttosto che su monologhi auto-celebrativi o poster statici.

La buona notizia è che, seppur in un mondo virtuale, le regole del gioco non si distaccano più di tanto da quelle che regolano le nostre vite, buonsenso in testa.

Un esempio concreto, entrando in un bar pieno di gente per la prima volta come vi comportereste? Iniziereste ad urlare il vostro messaggio? Girereste tra i tavoli lasciando locandine o improbabili portachiavi luccicanti? Come vi comportereste se qualcuno lo facesse a voi mentre siete comodamente seduti a farvi gli affari vostri?

Ecco che la prima regola è chiara: Non fate nulla agli altri che non accettereste di buon grado voi stessi. E non illudetevi, a nessuno piace esser importunati da SPAM indesiderato, ci sarà chi vi ignora e fin li tutto bene o quasi, il problema nasce quando qualcuno si inalbera e vi mette in cattiva luce davanti a tanta altra gente. Meglio non rischiare.

Altra regola importante di qualsiasi tipo di commercio è comunque quella di andare ad esporre i prodotti in vendita nei luoghi di passaggio, nelle piazze, nei bazar e mercati affollati. Difficilmente un vicoletto buio ed angusto può garantire la visibilità che i vostri prodotti e servizi meritano.

E’ sbagliato pensare che Facebook sia una piazza e che basti avere un profilo per apparire, promuovere e vendere.

Facebook è una enorme città di 850 milioni di persone, fatta di piazze, vicoli, bar, teatri e vicoli angusti. Esserci non basta, occorre scegliere le piazze ed i bar giusti, rivolgersi a chi parla specificatamente dei vostri servizi/prodotti, chi vi cerca. E se “aprite bottega” in questa città dovete lavorare per saper trasformare anche un vicolo buio in una piazza trafficata, esattamente come fareste nel mondo reale.

Raffaella Gagliano spiega molto bene in questo articolo pregi e difetti di uno strumento che si evolve.

Ma come farlo se non possiamo usare le leve promozionali a monologo di un tempo? Come farlo se dobbiamo considerare la suscettibilità delle persone a cui ci rivolgiamo? Come possiamo farlo se già migliaia e migliaia di persone parlano dei miei argomenti?

E’ più semplice di quello che sembra: partite dai vostri clienti abituali, dialogate e fate in modo che siano loro a parlare di voi ed a portare il vostro nome in giro per la rete!

Gli strumenti di Social Media non sono un mondo a sé stante, ma una estensione virtuale del vostro modo di relazionarvi con clienti ed amici, e su quello occorre costruire.

Se lavorate bene, se seguite dei valori condivisibili, se avete rispetto di ciò che vi circonda questo emergerà all’esterno. Al contrario, se siete maleducati ed arroganti, intolleranti e psicotici siete in grossi guai, perché emergerà ancora più prepotentemente.

Avere una presenza su Facebook significa continuare a fare dannatamente bene quello che fate, e meritarsi l’attenzione, il rispetto e la gratitudine dei vostri clienti. Significa ascoltarli, rispondergli e dialogare con loro e continuare questo dialogo anche quando il cliente è uscito dalle vostre mura.

Se questo lo fa Nike, Coca Cola, H&M e Jovanotti non c’è motivo per cui (facendo le debite proporzioni) voi non possiate fare lo stesso nella vostra nicchia. Il meccanismo è identico e per voi è forse meno complicato che non per loro.

Ci sono parole come “follower” o “Mi Piace” o “Check in” o “Tip” e persino “Amici” che meritano la vostra attenzione. Sono parole che hanno un significato profondo, ed, abbinate a strumenti ben precisi, sono la traccia di un collegamento ed una relazione binaria, tracce di dialogo destinate a restare in rete davanti agli occhi di tante altre persone.

Sono tracce che possono marcare un sentiero dietro di voi, sentiero che può essere seguito da altri passanti incuriositi dalle storie che emergono e dalle testimonianze degli interlocutori; sentieri tracciati e segnalati che li porteranno a voi.

Disegnare questo sentiero è vostra responsabilità, fare in modo che racconti una storia genuina e che trasmetta valore è nelle vostre mani. Non fatelo e ci penserà qualcun altro a farlo e non è detto che sia una buona idea.

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6 marzo 2012 di Geom Alfieri Nessun commento

Il segreto del successo sui Social Media per PMI

Si fa presto a dire quanto importanti siano diventati importanti per le aziende Social Network come Facebook, Twitter o altri.

E’ un argomento caldo, tutti ne parlano ma parafrasando un famoso blogger americano, per le aziende entrare su questi nuovi canali sociali è un po’ come il sesso per adolescenti; “tutti lo vogliono fare, ma nessuno sa bene come”.

E’ un mondo avvincente, ricco di opportunità ma con regole che esulano dalla comunicazione tradizionale fatta a monologhi (poster, articoli su riviste specializzate e pubblicità a cui siamo abituati).

Aprirsi ad una comunicazione su Facebook per esempio significa esser pronti a dialogare, a rispondere rapidamente a clienti esigenti, a replicare ad eventuali critiche, a trasmettere e condividere valori e storie emozionali. Contemporaneamente è quindi un mondo zeppo di pericoli  per chi non si confronta sposandone i valori e le regole. Sono infatti le aziende ed i brand quindi a doversi piegare a nuove logiche, adattandosi ed evolvendosi su un terreno “semi-sconosciuto” per molti; proprio per questo molte aziende sono ancora titubanti sul dafarsi.

Molte aziende hanno iniziato questo percorso con risultati contrastanti. Chi può già contare su un brand conosciuto ed una presenza riconoscibile non ha problemi a farsi “seguire”da numerosi “fans” in tutto il mondo. Ma non è detto che questo basti.

Aprire canali social brandizzati dove pubblicare contenuti variegati (non solo Facebook ma anche YouTube, Flickr, LinkedIN, Twitter, Foursquare, Slideshare ed altri) non basta; occorre come detto “interagire” e dare valore.

Essere presenti può agevolare la promozione del brand, elevare la reputazione del marchio e conseguentemente aumentare le vendite ma senza vera interazione si rischia di risultare “disinteressati e chiusi” pur essendoci. Aprite una pagina di Facebook dove l’ultima interazione è di mesi addietro, oppure dove nessuno si è degnato di rispondere alla domanda di un utente, cosa pensereste di questa azienda? Vi invoglierebbe a contattarla?

Dalla partecipazione ed il coinvolgimento degli utenti possono nascere sorprendenti iniziative e risultati, inclusa la creazione di progetti condivisi tra un’azienda ed i suoi stessi clienti. E’ qui che si nasconde la vera opportunità “social”. Oggi queste opportunità riguardano la creazione di storie condivise, partecipative e coinvolgenti. Avvicinandosi in ambito “Social” le aziende devono sempre più smetterla di preoccuparsi del prodotto finito ma iniziare a pensare a come si arriva a quello stesso prodotto finito, e raccontare e condividere quella storia. Ecco spiegato come mai YouTube per esempio pullula di video “making of… o behind the scene” con milioni di visualizzazioni. Una storia di come arrivi ad un prodotto, dove persone creano e condividono idee incuriosisce, stimola, insegna e crea relazioni personali; ad un marchio od un prodotto finito raramente ci si relaziona allo stesso modo.

Coinvolgere i propri clienti nella fase ideativa significa assicurarsi inoltre dei “veicoli promozionali” (definizione orribile ma rende l’idea) per far arrivare quelle stesse storie in luoghi altrimenti inarrivabili, attraverso il passaparola (vero motore di spinta in rete).

Un altro suggerimento utile nell’utilizzare questi nuovi canali comunicativi, prima ancora che promozionali, è quello di essere dei realisti!

Essere realisti significa applicare le stesse regole che usereste nelle vostre relazioni personali, buon senso in primis. Ricordatevi quindi di rispettare le stesse regole del gioco. Non abbiate fretta, è un processo di crescita spontaneo come lo sarebbe se entraste in un bar per la prima volta senza conoscere nessuno; immagino non iniziereste ad strillare a sconosciuti per attirare l’attenzione.

Inoltre occorre essere realisti, prima ancora di innovativi. Cosa funziona nel vostro mercato? Sapreste scegliere cosa fare oggi e cosa funzionerà domani? E’ semplice, basta chiederlo ed ascoltare. Ricordate che essere sui Social Media non aggiusterà i problemi che già avete ma rischia di amplificarli.

Concludendo, azzeccare la strategia digitale giusta significa prima stabilire obiettivi “realistici”, usare tanto buon senso, ed allocare delle risorse di fiducia (soprattutto le persone giuste che sappiano parlare per vostro conto).

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3 novembre 2011 di Geom Alfieri Nessun commento

SQcuola di Blog – Il nuovo circo della formazione oceano blu

Stavo rileggendo “Strategia Oceano Blu” di Chan Kim e R. Mauborgne, è sempre illuminante.

E’ uno studio che mira, attraverso un modello di business, a spingere le azienda a crearsi “spazi di mercato incontestati e nuove possibilità di crescita” con un aproccio nuovo.

Gli oceani blu sono qui intesi come nuovi mercati in cui si cercano punti in comune con nuova clientela, dove l’azienda esplora coraggiosamente i non-clienti,  adattando la propria offerta con concetti nuovi, mettendo in discussione strategie e regole date ormai per assodate come “abbattere la concorrenza” o fare guerra di prezzi o competere in termini quasi militari. Mercati con confini definiti, con regole spietate, in cui si combatte all’ultimo sangue per “rubare” business ai concorrenti sono qui definiti gli oceani rossi. Sono mercati in cui i prezzi tendono verso il basso, dove lo spazio è affollato e le prospettive declinano.

E’ splendido l’esempio iniziale sul Cirque du Soleil, in cui raccontano dell’emergere di questo caso di successo in un mercato in costante declino come “il circo”. Poche “famiglie storiche” di circhi si contrapponevano spietatamente in un settore in declino, dove alternative di intrattenimento emergevno, dove associazioni animaliste lamentavano lo sfruttamento e il maltrattamento di animali. Incredibilmente è in questo contesto che emerse il Cirque du Soleil, che ad oggi viaggia con oltre 50 milioni di spettatori in tutto il mondo ed un modello di business invidiato ed apprezzato ovunque.

Occupandomi di formazione, colgo delle vaghe assonanze con il “framework” in cui operava Guy Lalibertè (CEO del Cirque du Soleil). Voglio azzardare un parallelismo, permettetemi lo sforzo, ma questi sono quesi momenti in cui voglio strutturare il progetto della SQcuola di Blog e confortarmi che forse la cosa può funzionare. In fondo, al di là delle esperienze maturate in passato, questo è un progetto che nasce di “pancia” seguendo istinti che ai più risultano “folli”.

La formazione è in declino, i fondi messi a disposizione scarseggiano; le possibilità di fruire di attività formative spesso si infrangono contro l’impossibilità di assentarsi dal lavoro. Le stesse aziende che dovrebbero favorire la formazione dei propri dipendenti, storcono la bocca a causa mancato reddito derivante dall’assenza di personale dall’ufficio.

Enti di formazione combattono una guerra senza tregua per le poche ore di docenza disponibili; l’offerta supera la domanda, portando prezzi al ribasso e spesso forzatamente riducendo la qualità della formazione stessa. Tanti docenti cercano opportunità di lavoro ma faticano ad inserirsi su base meritocratica, spesso scontrandosi con dinamiche clientelari che tendono ad escludere concorrenza piuttosto che premiare chi vale di più. In guerra si innalzano muri e scavano trincee, gli spazi di manovra scarseggiano.

E’ in questo contesto che vedo emergere coraggiosamente la SQcuola di Blog, partendo dall’esigenza di ridefinire le regole del gioco come appunto la strategia Oceano Blu suggerirebbe.

Due le leve fondamentali, occorre unire innovazione e utilità. Il progresso tecnologico ci fornisce strumenti pratici, efficienti ed a basso costo (spesso open source) per affiancare le esigenze di aziende e studenti. Un corso online, fruibile comodamente da casa, ad orari accessibili e flessibili, il che non lede la produttività di nessuno.

Il Cirque de Soleil redefinì il linguaggio; mantenne i clown e gli acrobati ma trasformò il sense of humour dalla tradizionale farsa, immediata ma scontata e prevedibile, portando un effetto emozionale quasi di “incanto” (“wow effect” sorprendendo gli spettatori). Introdusse inoltre una trama narrativa ai propri show prendendo spunto dal teatro (cosa che i circhi tradizionali non avevano pensato). Infine, mantenne il simbolismo del circo, progettando spazi che ricordavano antichi luoghi magici con drappi e tendoni sfarzosi; il simbolismo di un luogo a cui tutti si possono relazionare.

Era un’azzardo per i tempi, ma sospinto da una strategia precisa di coinvolgere un pubblico più intellettuale che non necessariamente si rispecchiavano nei circhi tradizionali. Così facendo non sono entrati in una guerra di concorrenza con i circhi tradizionali, ma hanno aperto appunto un mercato nuovo ed incontestato, ove anche artisti degli altri circhi potevano avere l’opportunità di misurarsi.

Nel suo piccolo anche la SQcuola di Blog cerca di ridefinire un approccio formativo, sposando valori e dinamiche che stanno emergendo: bottom up, divertimento, collaborazione, accessibilità real time, partecipazione, mobilità, merito e reputazione. Inoltre si allontana da altre dinamiche vecchie come le sponsorizzazioni, la pubblicità invasiva (spam) ed il concetto che devi far pagare per “robe gratuite” tanto care a consulenti incravattati senza scrupoli.

Ancora, mancando le dinamiche di aula (essendo un corso online) l’elemento del divertimento cerca di colmare le distanze. Inoltre si è scelto un luogo simbolico, seppur virtuale, in cui tutti si possono relazionare: la scuola, con un suo linguaggio, i personaggi, le dinamiche, le comunicazioni, le relazioni, le lezioni…

E’ evidente che una richiesta (domanda) di formazione professionalizzante emerge dal basso. Sono individui e professionisti che, prima ancora di aziende, sembrano rendersi conto dei cambiamenti in atto e vogliono aggiornarsi e restare al passo, e sono loro a cui ci rivolgiamo a differenza di enti di formazione classici che operano solo entro dinamiche aziendali. Inoltre la SQcuola di Blog è un progetto inclusivo piuttosto che esclusivo. Altri professionisti desiderosi di valorizzare la propria professionalità stanno aderendo portando contenuti, come acrobati, artisti di strada e maghi telantuosi di lande lontane. Così facendono arricchiscono il bagaglio di offerta di contenuti nuovi per coloro ai quali questo progetto è rivolto.

Infine c’è il concetto di scalabilità. La SQcuola di Blog propone ora un progetto pilota, che proporrà pregi e difetti sul quale interverremo in corsa, sul quale costruire per il futuro, con nuovi contenuti, con miglioramenti a contenuti esistenti e con una miriade di servizi complementari da poter abbinare nel tempo.

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28 marzo 2011 di Geom Alfieri Nessun commento

SQcuola di Blog – Zuppa di Sasso Open Source

Ok, la SQcuola di Blog sta sorprendendo tutti, inclusi noi folli Preti Funky che l’hanno pensata. Conoscete la favola della “Zuppa di Sasso”? E’ una favola per bambini, a mio parere stupenda. E’ una favola che spiega cosa fa la “La SQcuola di Blog

Il virus si propaga rapidamente in rete. Forse stiamo riuscendo a far percepire onestamente la voglia di dare valore, la voglia di fare qualcosa di nuovo, rischioso ma spinto da nobili principi. Stiamo inoltre seguendo le regole fondanti degli strumenti che utilizziamo, non spammiamo, non forziamo la mano e siamo aperti al contributo di chi incontriamo proprio perchè non ci mettiamo su di un pulpito. Forse il messaggio inizia ad arrivare.

Spesso mi ritrovo a spiegare ad aziende che utilizzare i Social Media per business è un pò come accendere un fuoco ed iniziare a raccontare una storia. Molti infatti parlano di “Story telling“, di approccio narrativo dai toni informali come il modo di creare partecipazione.

Con la SQcuola di Blog questo è ciò che sta accadendo spontaneamente. Alcuni di noi hanno iniziato a parlarne, confrontando opinioni ed idee. Il Gruppo LEN mettendo a disposizione le risorse tecnologiche ci ha permesso di accendere un fuoco caldo ed accogliente, ora altri stanno avvicinandosi, ascoltano la nostra storia ed iniziano a raccontare la propria.

Alcuni esempi?

Il 4 Febbraio Marco Maltraversi ci scrive: Salve, Sono Maltraversi Marco autore del libro “SEO e SEM guida avanzata al web marketing” che uscirà a marzo nelle librerie italiane (www.libro-seo.it) . Sarei interessato ad avere qualche informazione aggiuntiva sul master online, su come funziona ecc e se poteva essere ritenuta interessante una collaborazione da parte mia per tale progetto.

Venerdì scorso Marco ha registrato il suo contributo, entrando a far parte del gruppo docenti della SQcuola. Marco è in gamba, giovanissimo ma estremamente “sgamato” su tematiche SEO. Siamo ora collegati in network, sono certo che collaboreremo su altri progetti in futuro e già questo è un risultato importante che non sarebbe emerso senza questo progetto. Splendido!

Ancora, il 26 Febbraio Osvaldo Danzi di FdR Fiordirisorse, offrendosi di contribuire con la sua “bella capoccia” sui contenuti di LinkedIn mi scrive “Metto in copia Giovanna Coppini che è il Digital Guru di FdR e in questo progetto ci sguazzerebbe da Dio!!!“.

Passano pochi giorni e Giovanna ci scrive: …ho studiato il piano didattico. I moduli dove potrei dare il mio contributo sono: 1 photo video editing base, 2 conoscere twitter e facebook. Per il resto, considera che nell’ultimo periodo mi sto occupando di consulenza alle strutture turistiche per cui potremmo prevedere un seminario specifico sul turismo (il nuovo turista, canali disintermediati, nuove modalità di vivere la vancanza). Siamo felicissimi, Giovanna è fantastica, non solo ha offerto il suo contributo, ma sta facendo un gran lavoro di “buzz” su Twitter insegnandoci come usare questo strumento per promuoversi.

Ecco ancora Silvia Fossati, Co-founder & Communication manager at COLORISED A che ci scrive “Al primo sguardo del piano didattico e guardando alla mie core competence potrei contribuire sul tema Internet PR con un paio di lezioni. Che ne pensi?“. Stiamo ora organizzando la cosa, ma ho assistito ad una presentazione di Silvia a Firenze, seguo le sue attività di promozioni e sono certo che il suo contributo sarà di assoluto valore.

Facendo le debite proporzioni, non pensate che Wikipedia per esempio sia partito con modalità simili? Le regole sono chiare, non abbiamo sponsors, non facciamo markette, contribuiamo gratuitamente. Inoltre non ci professiamo come i migliori od i più bravi; siamo semplicemente quelli che ci si sono messi. Ma la porta è aperta per tutti quegli auto-proclamati guru dei Social Media che abbiano voglia di “dimostrare” il proprio valore sul campo.

Fatti non pugnette” dice Palmiro Cangini, celebre Assessore alle attività Varie ed Eventuali di Zelig. Anche il Bidello della SQcuola di Blog lo direbbe e noi, col dovuto rispetto, lo appoggiamo in pieno.

Non pensate anche voi che sia giunta l’ora di dimostrare coi fatti? Non pensate che sia anche il modo migliore per crescere ed aggiornarsi?

Ecco quindi, col contributo di questi “professionisti 2.0″ tutto tondo che il materiale messo a disposizione dei nostri studenti si arricchisce ulteriormente. Anche questa è una favola che FunkyRev aveva proposto anni fa, “la splendida favola della “Zuppa di Sasso“.

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22 marzo 2011 di Geom Alfieri 4 commenti

Dalla lettera ai Filippesi – 5° Comandamento

10 Comandamenti Anti Crisi: ReBrand Yourself

5° Comandamento

  • Createvi una lista dei vostri contatti, prima che vi servano veramente…

Credo sia opinione fortemente condivisa che le maggiori opportunità lavorative giungono attraverso altre situazioni lavorative (piove sempre sul bagnato…).
Arrivati al quinto comandamento abbiamo imparato quanto sia necessario avere un approccio proattivo e sapersi posizionare come riferimento. In una tale situazione, le opportunità sono -de facto- più facili da cogliere e molto più numerose. Chi ti circonda ti conosce e fa quello che è un viral marketing spontaneo: ti sponsorizza e si rivolge a te.

Ma quando si è alla ricerca di nuove occasioni e nuovi progetti? E’ cosa buona e giusta rivolgersi inanzitutto agli amici, quella lista di persone che conosci ad un livello personale.

Cerchi lavoro? Quindici anni fa alzavi la cornetta dell’unico telefono fisso di casa e chiamavi gli amici (DRIIINN), facevi presente la tua necessità, e chiedevi loro gentilmente di spargere la voce.

Questa classicissima operazione, è ancora assolutamente valida: prima di guardare su Monster e inviare alla cieca 10.000 CV, facendo spamming lavorativo, e rovinandoti il brand, è auspicabile prima rivolgersi al proprio network di conoscenze. Su questo medesimo presupposto è fondato il grande successo delle piattaforme lavorative dell’ultimo periodo: linkedin.

Negli ultimi anni i Social Media hanno messo a disposizione per i naviganti nuovi strumenti per allargare il proprio campo di “influenza” e la facilità di interazione.

Ma cosa significa avere un network di contatti in rete? E come distinguere tra i contatti utili?

Resta inanzitutto fondamentale la volontà di mantenere vivi i contatti e le interazioni.

Non basta avere 250 nomi in lista tra gli amici di Facebook per avere un network di 250 persone proattive.

E’ quindi una necessità lavorativa, dentro e fuori dalla rete, costruire la propria agendina di persone che in caso di bisogno, rispondono prontamente alla vostra richiesta d’aiuto:

un Friendly network

Per un professionista è obbligatorio avere un tale database attivo e pulsante, prima di averne effettivamente bisogno. Le interazioni forti si sviluppano lentamente, con pazienza, condividendo e discutendo. Canali come i feed RSS , Twitter, Facebook, permettono di essere creativi e performanti in questa attività.

E’ consigliabile, oltre che piacevole, mettersi in gioco! Partecipare attivamente a discussioni di Social Network che trattano dei tuoi effettivi interessi. Che si tratti di forum misconosciuti, newsgroup sulla storicissima rete usenet , o piattaforme mediatiche alla moda non importa!

Qundi, oltre alla prima domanda spontanea “ma che fine hanno fatto i Filippesi?”… Gridate tutti insieme a me:

E’ tanto bella quanto necessaria la mia lista di contatti effettivamente spendibili!

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6 dicembre 2010 di Geom Alfieri Nessun commento

Hunting Stories for Social Media Business – Part 2

19 novembre 2010 di Geom Alfieri Nessun commento

La SQcuola Blog dei Preti Funky – Perchè no?

Premessa: Perché una SQcuola di Blog ?

I Social media stanno trasformando profondamente modalità e comportamenti collegate ad attività di fruizione di servizi ed informazioni, attività di acquisto e vendita prodotti, oltre che modalità di promozione ed advertising.

Una delle attività ormai consolidate in rete è l’utilizzo di strumenti Social Media per collegarsi con altri utenti (peer-network), ascoltandone opinioni ed esperienze. E’ innegabile che questa attività avrà un impatto diretto sul comportamento di acquisto online (selezione, raccomandazione, fiducia e infine acquisto) sempre maggiore. Questo processo spontaneo si sta ora evolvendo.

L’ evoluzione a cui stiamo assistendo coinvolge inevitabilmente le aziende, in quanto parte attiva del processo. Ciò significa che questi stessi navigatori sono ora sempre più desiderosi di collegarsi direttamente con aziende, marchi e management, secondo le medesime modalità di linguaggio, approccio e strumenti già radicate dal Web 2.0. Si apre quindi una fase di dialogo informale, emozionale, esperienziale e paritario a cui le aziende non possono sottrarsi; è un dialogo che rimpiazza le tradizionali comunicazioni aziendali a monologhi.

Per molte aziende questa è una evoluzione traumatica, in quanto non sempre le risorse interne riescono ad adattarsi a queste nuove dinamiche, rendendo difficile accedere in pieno alle enormi potenziali opportunità offerte dai Social Media.

E’ in questo scenario sociale che la “Formazione” diventa fondamentale per il rilancio della competitività delle aziende.

Strutturare le corrette strategie Social Media richiede competenze variegate che coinvolgono aspetti tecnici (utilizzo degli strumenti, visibilità e indicizzazione su motori di ricerca,), di approccio relazionale (comunicazione di contenuti in ambito emozionale, esperienziale e ricreativo), di modalità di presentazione (aspetto grafico e fruibilità) di divulgazione (Social tools e diffusione virale di contenuti) di disciplina (continuità di interazione, 24/7) e di Public relation (Reputation Management).

In questo scenario Blogging (l’attività di pubblicare contenuti ed opinioni) è l’attività fondamentale da cui partire, essendo il punto di partenza per qualsiasi strategia di Social Media Marketing.

Concludendo, la Scuola di Blog si propone di lavorare dal basso usando la “Formazione” per dare valore (competenze) e fidelizzare utenti nuovi acquisendo visibilità.

1) Creare un Network di Professionisti New Media 2.0 tramite l’offerta di valore “formativo” (competenze, casi studio, strumenti e dinamiche).

2) Creare visibilità attraverso la partecipazione proattiva: Creazione di una piattaforma sempre più simile a Linkedin per partecipazione, condivisione competenze (Banca delle conoscenze) e valutazione del merito bottom up (che emergono dal basso).

Commento dell’Arrotino: Nei prossimi articoli approfondiremo i contenuti del Corso e gli attori coinvolti. Questa è solo la premessa con cui inizia l’elaborazione del progetto. Sto coinvolgento altri Preti Funky, sia all’interno del gruppo che al di fuori. Il fine è quello di avere delle persone dannatamente in gamba che possano fornire supporto, valore e competenze a chi si avvicina a questo nuovo incredibile mondo 2.0. Il progetto è nato e sta muovendo i suoi primi passi. Iniziamo quindi a raccontare la storia dei suoi piccoli passi.

Se siete interessati a 1) fornire un contributo o 2) A partecipare ai futuri corsi come studenti. Contattate geomalfieri@gmail.com

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11 ottobre 2010 di Geom Alfieri 4 commenti

Disastri Social Media e lezioni da imparare – Prologo

Parlando di Reputation Management oggi prendiamo spunto dallo splendido articolo di Catherine ParkerLessons from social media disasters“.

Non c’è nulla che insegna di più che casi concreti realmente accaduti; situazioni imbarazzanti e veri e propri disastri accadono sempre più spesso. Queste sono lezioni vitali per chi sta muovendo i primi passi 2.0.

L’idea è quindi quella di creare una saga: “Disastri Social Media” in cui raccontare queste storie, spesso incredibili e fare in modo che, almeno noi possiamo imparare dagli errori degli altri e non ripeterli.

Una piccola premessa: E’ appurato, mettetevi l’anima in pace, la vostra reputazione professionale e personale ha bisogno di cura. Le distanze tra utenti, clienti, aziende, nemici, amici, dipendenti, manager, fornitori, brand e prodotti, grazie ai social media si stanno rapidamente assottigliando.

Siamo tutti ospiti di un mondo virtuale parallelo che sta rapidamente straboccando nella realtà.

Social media sta velocemente acquisendo “credibilità” in quanto offre sempre e comunque la possibilità di partecipare. Da un lato ti offre nuovi modi di costruire relazioni participative sia per il tuo brand che per i tuoi clienti. Il “custome feedback” è ormai un meccanismo assodato ed impossibile da ignorare. E’ infatti attraverso questo meccanismo, soprattutto per chi lo sottovaluta, che Social Media apre le porte alla zona “Disastri”.

Molti dei disastri di cui parleremo sono infatti errori pacchiani, evitabilissimi e frutto di un vecchio approccio da parte delle aziende coinvolte.

Ricordate che aziende e clienti ora giocano alla pari, hanno stessi strumenti e visibilità di fronte ad un audience enorme. Non tutti lo capiscono subito, ma vi assicuro che queste aziende ora l’hanno imparato sulla propria pelle pagando un prezzo enorme; ora non ripeterebbero quegli errori.

Inoltre questi nuovi strumenti social media permettono ad un’idea, un opinione, una lamentela di viaggiare rapidamente raggiungendo in poche ore (o minuti) migliaia di persone attraverso “retweeting, bookmarking e status updates”.

Questo per dire che non importa quanto grande, famosa e potente sia l’azienda in questione; tutti, nessuno escluso, devono 1) Monitorare e 2) Reagire rapidamente per gestire la voce di un cliente insoddisfatto che gira in rete. Avere qualcuno in azienda che se ne occupa ha un costo, questo è vero. Ma è altrettanto vero che non farlo, come vedremo, ha un prezzo molto più alto da pagare.

Un assaggio di ciò che vedremo:

AT&T’s Untouchable CEO

Georgio Galante, un insoddisfatto cliente di AT&T (compagnia telefonia mobile Americana) era convinto di essere elegibile, da condizioni di contratto, a ricevere un iPhone dall’Azienda (vista la durata del rapporto commerciale in essere). Decise così di inviare un’email di lamentele direttamente all’Amministratore Delegato CEO, Randall Stephenson (oggi siamo tutti su Linkedin e rintracciabili). Dopo la seconda email e nessuna risposta scritta dal CEO, il Signor Galante ricevette una brusco messaggio telefonico da un rappresentante AT&T che lo minacciava di interrompere il contratto se non avesse smesso di scrivere ”all’intoccabile” CEO.

Invece di abbassare la testa, Galante decise di scrivere della vicenda sul suo blog e Twittarlo in rete blogged and tweeted , arrivando fino a rendere pubblico in formato audio il messaggio telefonico ricevuto. In poche ore la storia si diffuse viralmente, rilanciata da alcuni siti specializzati come CNET e Engadget ma anche da media tradizionale come CNN e Forbes. Nei giorni a seguire, AT&T si dovette scusare pubblicamente col Signor Galante, promettendo di risolvere la questione a lui sollevata.

Lezioni da imparare:

1) Mai sottovalutare un utente insoddisfatto. Informarsi in rete sul suo conto è consigliabile quando possibile (bloggers ci tengono a fare sapere quel che fanno).

2) Anche scusandosi il danno è ormai fatto e non facile da dimenticare (google rende i contenuti persistenti). Molti clienti (anche potenziali) incapperanno anche in futuro sul caso di pessima gestione del cliente da parte di AT&T, impossibile ratificare le opinioni di tutti. Un approccio umile ed educato verso un proprio cliente è sempre e comunque preferibile all’arroganza. Si ha la tendenza a ricordarsi la controversia, il “sangue” e l’ingiustizia della storia piuttosto che le scuse che ne seguono.

Questa lezione sembra facile a dirsi ma molto meno a metter in pratica come abbiamo visto anche nel caso Confestetica vs Comfort Zone di qualche settimana fa.

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24 agosto 2010 di Geom Alfieri 1 commento

Web 2.0 and new rules of engagement (appunti di viaggio)

Questo è un’articolo che scrissi il 3 Febbraio 2009, uno dei primi articoli di Blog con cui presentavo un progetto che sto pensando di tirar fuori dal cassetto: Funky Rev (i Preti Funky)

Il vostro affezionato Geometra ha passato dieci anni all’estero, e se ripensa a metà anni Novanta, quando lasciò l’Italia per poi tornarci l’anno scorso, non riesce a capacitarsi di quante cose siano cambiate, e di quanto questi cambiamenti abbiano modificato radicalmente il nostro modo di vivere. Sembra strano pensare a come potessimo vivere facilmente in un mondo senza sms, email, low cost airlines, dove per comprare un telefonino bisognava fare un mutuo, dove i CD erano una novità che stava ancora cercando di scalzare i vinili…

Il punto è semplice, il mondo è cambiato e sta ancora cambiando ad una velocità spaventosa.

Ogni cambiamento radicale muta le regole del gioco, Rules of Engagement (le chiameremo così). Proviamo a partire da alcuni cambiamenti che stanno già avvenendo tutto intorno, cambiamenti che si stanno materializzando più rapidamente in altre zone del mondo ma che, certamente, avranno un impatto sul nostro modo di agire, sia professionalmente (ambito in cui partirò) che personale.

Proviamo a definirle alcune di queste nuove Rules of Engagement

Osservazioni di un viaggiatore Web 2.0 :

Il mercato si sta spostando. Cambia il modo di interagire col cliente, il suo coinvolgimento diretto sarà sempre più evidente e marcato per cui occorre trovare piattaforme per comunicare e confrontarsi (peer collaboration). Non abbiamo più in mano il timone, il nostro talento sta nel modo in cui riusciamo a coinvolgere partners, clienti e fornitori, sia a livello professionale che emozionale.

Le figure professionali stanno cambiando, diventeremo sempre più liberi professionisti a partita IVA, ci misureremo con progetti, clienti e risorse differenti, i nostri skills, le nostre esperienze, la nostra creatività dovranno essere trasferibili in settori e ambiti diversi. Non più semplici professionisti ma veri e propri Brand, da promuovere con strumenti adatti.

L’uso delle lingue: L’inglese (come minimo) è necessario, così come la consapevolezza di modalità, culture e modus operandi diversi dal nostro (cultural management). Questo è un mercato enorme, aperto e trasparente, bisogna sapersi confrontare con chiunque e saper essere flessibili, eclettici e creativi. Per instaurare relazioni con i nostri clienti dobbiamo dialogare, farci capire e saper dare valore aggiunto.

Capacità di collaborare: Infine, quello che molti stanno facendo, occorre unire le forze, imparare e completarsi uno dagli altri. Lavorare insieme è fondamentale, anche a costo di abbassare i propri margini. Ognuno ha qualcosa da insegnarci e altrettanto da imparare, occorre sfruttare al massimo strumenti di Social media come piattaforme per interagire e confrontarsi, anche dall’altra parte del mondo se necessario.”

A distanza di due anni, ripeterei le stesse identiche parole.

Senza presunzione, mi piacerebbe scambiare appunti di viaggio con altri pellegrini itineranti con gli occhi aperti. Molte persone che incontro stanno valutando l’idea di evolversi ed avvicinarsi non solo a strumenti 2.0 (3.0) ma addirittura a nuovi aprocci “aziendali”. L’idea è di far nascere qualcosa di nuovo partendo da questi ragionamenti, ma per farlo occorre mettere in discussione le regole del gioco.

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11 agosto 2010 di Geom Alfieri Nessun commento

Arrotino del Web – numero 100 con sorpresa

Signori bentrovati, siamo arrivati all’articolo numero 100 dell Arrotino del Web!

Tex Willer, Nathan Never e Dylan Dog ci insegnano che il numero 100 è un numero speciale, ed è proprio quello che ho in mente per voi!

Oggi non parleremo di SMM, CM, FCKM etc… oggi parliamo di una piccola vita, un cuoricino di 6 millimetri che pulsa testardamente di vita. E’ una storia vera quella che raccontiamo qui, la storia di un uomo Arrotino che scopre che presto diventerà padre.

E’ stato un anno stupendo per me, con tanti momenti indimenticabili e questa notizia per quanto inattesa mi sconvolge il delicato equilibrio mentale.

Mi sembrava una doverosa premessa per presentarvi la mia ultima malsana idea 2.0:

Signore e signori è con grande orgoglio e profonda ignoranza mentale che vi presento: http://pernicolo.wordpress.com/ il Blog in cui l’Arrotino racconterà l’esperienza più stravagante della sua vita: Attendere un figlio(a)

Ecco un estratto dal primo articolo: Nicolò (o Nicolo) è un cuoricino pulsante di vita nella pancia della donna che amo. Lo abbiamo visto in uno schermo bianco e nero! E’ un miracolo che ha il potere di cambiare le persone, un miracolo tanto inaspettato quanto agognato. E’ un’avventura nuova per me che di avventure ne ha affrontate tante, ma una di quelle che credo valga la pena raccontare ed immortalare…

I primi due articoli sono online:

Ciao cuoricino che batte!! – Serie 1 Episodio 1

La ginecologa russa e la prima foto – Serie 1 Episodio 2

ho deciso di raccontarli tipo una Serie TV, con i vari episodi in ordine cronologico. E’ un gioco, se vogliamo anche molto azzardato visto che una gravidanza può riservare sorprese; ma è il mio modo di celebrare questo cuoricino pulsante di vita.

Tocchiamo il toccabile, ma se le cose dovessero andare male, almeno avrò immortalato la sua seppur breve esistenza in quelle pagine, nelle mie parole, nei commenti di chi mi vuole bene. Avrà quindi toccato comunque la vita di qualcuno… e sarà per sempre “indicizzato su Google!” ( a differenza di molti altri quarantenni vivi che conosco).

Se le cose andranno come spero, probabilmente non appena saprà leggere si vergognerà come un cane del padre che si ritrova, ma magari gli riuscirò a strappare un sorriso.

Non c’è quindi un motivo ben preciso, al momento mi sembra una buona idea e con il mio solito approccio “Perchè no?” vado avanti sereno e curioso.

Se capitate su quelle pagine non mancate di lasciare un saluto. Nicolo è il primo “feto” blogger e potreste aver bisogno di lui tra qualche anno hehe.

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29 luglio 2010 di Geom Alfieri 5 commenti