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16 aprile 2011

Webinfermento e la cacciata dei cialtroni dal Tempio 2.0

Gran bell’articolo quello di Dario Ciriacì di Web in Fermento , la conclusione poi la sposo in pieno.

Sfogandosi dopo un paio di notizione Gossip 2.0 ad alta tensione 1) la puntata di Report di domenica 11 aprile e 2) la storia delle cattive gestioni della presenza social di aziende abbastanza importanti, come Patrizia Pepe, Dario si lascia andare ad uno sfogo che rispettiamo in pieno e che consigliamo di leggere.

Come soluzione, in chiusura, propone

oggi invece, in questo campo si dovrebbe far riferimento al Cluetrain Manifesto , la lista di 95 tesi, successivamente rielaborate e scopiazzate da altri “guru”, che già nel 1999 ti diceva quello che è valido oggi. Essi, quelli si che erano dei veggenti!

In particolare ci sono delle tesi che voglio sottolineare, che reputo significative:

n. 27 Parlando con un linguaggio lontano, poco invitante, arrogante, le aziende tengono i mercati alla larga. (vedi il caso di Patrizia Pepe – Aprile 2011)

n. 33 Imparare a parlare con voce umana non è un gioco di società. E non può essere improvvisato a un qualsiasi convegno solo per darsi un tono. (vedi molti social media specialist)

n.64 Vogliamo accedere alle vostre informazioni, ai vostri progetti, alle vostre strategie, ai vostri migliori cervelli, alle vostre vere conoscenze. Non ci accontentiamo delle vostre brochures a 4 colori, né dei vostri siti Internet. (vedi in generale, il social media marketing in Italia, limitato alla proposta di contest ovunque)

n. 68 Il linguaggio tronfio e gonfio con cui parlate in giro – nella stampa, ai congressi – cosa ha a che fare con noi? (vedi ancora il caso di Patrizia Pepe).

n.72 Questo nuovo mercato ci piace molto di più. In effetti, lo stiamo creando noi.

Penso il Cluetrain (ne parliamo anche qui) dovrebbe esser il punto di partenza per chiunque si avvicina a questi strumenti. Dovrebbero ormai insegnarla a scuola ;-)

C’è in effetti un gap generazionale molto ampio tra chi sta crescendo con questi strumenti, e chi sta trasformando una professionalità markettara di vecchio stampo in questi ambiti social… è abbastanza comprensibile, una cosa è nascere con determinate regole e cultura, un’altra è doversi formattare e ripartire con umiltà (soprattutto se sei “inserito” tra contratti e clienti importanti). Forse molta della colpa va a quei dirigenti che si lasciano abbindolare dai nomi piuttosto che dai risultati… fossero loro stessi valutati sui risultati non succederebbe. E’ sempre un problema di vanità 2.0

Dagli States emerge con chiarezza che fare Social Media in outsourcing, per quanto riguarda i contenuti, può essere pericoloso; molto meglio formare le risorse interne, risultano più credibili, appassionate e vere nelle comunicazioni social.

E’ innegabile comunque che ci siano segni di speranza e crescente consapevolezza tra le aziende. La direttrice Marketing di una azienda con cui lavoro, in un intervento a Modena qualche giorno fa ha detto una cosa verissima:

Per le aziende entrare nei social media è un “must”, ma attenzione che entrare in questi ambiti sociali è come mettersi in bikini… quello che c’è, c’è… “

Aggiungo io: non puoi mascherarti al lungo, se ci son problemi emergeranno (meglio prepararsi); infine far parlare altri per vostro conto (agenzie ed auto-proclamati specialisti)  non paga mai a lungo termine, emergerà prima o poi il fatto che l’interlocutore non è l’azienda”

Quindi la vera speranza (e anche qualcosa di più) è che le aziende capiscano che si devono veramente mettere in gioco piuttosto che pagare soldi a “cialtroni specialist” per sistemarsi la coscienza e le apparenze.

Noi possiamo solo continuare a parlarne, fare domande, chiedere e confrontarci, senza ergerci sul pulpito di “Specialista” ma proprio come Dario, definendoci APPASSIONATI di SM e non “auto-proclamati” guru. Alla lunga si spera che emergano e si impongano attraverso visibilità, storie di successo e potere del network, le nuove leve “illuminate” dal basso (come Web in Fermento sicuramente) che possano veramente imporre il cluetrain come regola fondante.

Bravo Dario, continua così!

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