Archivio per aprile 2010

Social Media, statistiche per le vostre ricerche

Social Media in numeri?

Se ne parla tanto ultimamente, così ho pensato di raccogliere qualche informazione statistica utile a capire di cosa si sta parlando in termini quantitativi:

Raccogliere statistiche in rete non è facile, tante fonti, raccolte in momenti diversi, spesso con risultati contradditori.

Vi invito quindi a prendere questi dati come una indicazione generale (domani i dati saranno già vecchi, vista la velocità di crescita del movimento).

Nel mondo:

Esistono almeno 206.675.938 di siti web, con circa 80 milioni attivi; Fonte Netcraft (2010). Ora saranno molti di più.

2 utenti internet su 3 visitano Social Network; Fonte “What the f**k is Social Media” (vedi presentazione sotto per altre statistiche incredibili)

Wikipedia ha circa 20 milioni di articoli in più di 200 lingue diverse; Fonte Sardine Blog (Oct2009)

Twitter nel mondo ha oltre 100 milioni di utenti. A dic 2009 Twitter ha superato il miliardo di Tweet (cinguettii); Fonte Kameloo .

Linkedin oltre 30 milioni di iscritti, 100,000 nuovi utenti giorno; Fonte Wikipedia 2009

YouTube circa 20 milioni di visitatori al mese. Il quarto portale più visitato al mondo, dopo Google, Msn e Yahoo! 6,5 miliardi di video visti (65,000 nuovi al giorno); (Sett2009)

Internet e Social Media in Italia:

Internet24,2 milioni di utenti online, significa circa il 46% della popolazione totale; Fonte Nielsen (Mar2010). Aumento di oltre 3 milioni nell’ultimo anno. Ad  Aprile 2009 erano 21 milioni; Fonte Comscore.

Copio e incollo da BitMat i dati più significativi che riguardano l’Italia: Il 46% degli italiani, 24 milioni, utilizza Internet ogni settimana, il 43% degli italiani naviga tutti i giorni della settimana, e il 31% del totale degli intervistati dichiara di non poter vivere senza.

Le attività più popolari via web risultano essere: email (75%), social networking (37%), instant messaging (32%), film, Tv o video clip (24%), classifiche e recensioni (24%) e musica (17%).
Il 58% degli utenti dichiara di non poter vivere senza email e l’86% utilizza una connessione a banda larga (19,9 milioni di utenti), 52% wireless (10,4 milioni di utenti). Il 67% vive come conseguenza importante di Internet il poter mantenere i contatti con amici e parenti, il 40% ha potuto scegliere prodotti e servizi migliori, il 35% ha prenotato più vacanze e organizzato viaggi e il 32% ha gestito meglio le proprie finanze online. I siti più visitati sono quelli di news (59%), viaggi (45%), banche e assicurazioni (43%), confronto prezzi (42%), informazioni locali (39%) e film (32%).

Nella scelta di un prodotto o servizio, il 35% considera le recensioni online un’interessante fonte di informazione, sia su siti di marchi famosi (34%) sia di rivenditori conosciuti (25%). La rete svolge un ruolo sempre più importante nelle decisioni di acquisto. Il 51% dei navigatori nostrani dichiara di cambiare idea su quale brand acquistare dopo aver effettuato una ricerca online, il 30% se si tratta di un prodotto di elettronica di consumo.
Per quanto riguarda gli acquisti più popolari: 73% ha acquistato vacanze online, 64% libri, 57% biglietti di viaggio, 43% elettronica di consumo, 41% abbigliamento.

Facebook, nel mondo ha ampiamente superato i 400.000.000 iscritti. In Italia sono 13,183,940 gli utenti in FB; Fonte Facebook (Dic2009).

Twitter in Italia sta salendo più gradatamente: Solo 213,000 utenti; Fonte ImpresaPratica (Ott2009)

Linkedin oltre 1 milione di iscritti (sito era solo in inglese fino ad una settimana fa, ora disponibile in Italiano si aspettano una sostanziale crescita); Fonte QuoMedia

Tempo online: Utenti Italiani passano online 46 minuti al giorno; Fonte Nielsen (Feb2009)

Blogs: In Italia a Dicembre 2008 si stimavano circa 400.000 blog  attivi  con oltre 10 milioni di contenuti, Fonte Liquida. A febbraio 2009 si parla del 4% di utenti online italiani che scrivono su un Blog.  

Ora che avete i dati, per convincervi che i Social Media non sono solo una “moda passeggera” vi lascio con a splendida, nuova ed aggiornata versione “One year later” della mitica Marta Kagan e del suo ormai famoso:

View more presentations from Marta Kagan.
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29 aprile 2010 di 2 commenti

Social Media – sustainable engagement

I had the privilege to work on a Listening Project with Davines, the family-owned hair care company known for it’s unique balance of beauty and sustainability.

27 years in the making, from a small courtyard in Parma (Italy) they can now count on 60 countries’ and offices in Parma, New York, Paris, Mexico City and London. 

 Additional expansion projects are on the horizon for 2010 as Davines will work to inspire and attract a larger global community. Clearly Social Media was not something they could ignore, but, unlike their competitors, their approach was clever and thoughtful. I honestly dig that!

Initially Education was paramount! Just like their products are created in-house, in a sustainable and honest fashion, they understood that their SMM approach had to reflect the same pattern.

Rather than getting out-sourced consultants and agencies to do the work on their behalf like most lazy companies wrongly do, they took a different path. They started organising training sessions for their employees (30 hours training in 2 months). This is where I got involved and why I’m not just promoting a brand but telling a real story based on firsthand experience.

Just like Chucksblog wrote telling EMC journey into Social Media:

It’s all about Proficiency!  ”We had to help our employees become comfortable and proficient at all this social media stuff — not only the tools, but the skills, behaviors and attitudes that are oh-so-important

After all, they will be the one taking it forward, and no external consultant will ever know “how to tell honest Davines’ stories” like they could.

The second phase was a Listening Project. I use to say “Let’s take a picture of what is going on online” then we can make informed decision on a strategy.

Listening: Who is talking about the brand, where, and what are they saying? Who is influential? Which Social Media tools are they using? And while we were at it… let’s have a look at what our competitors are doing and learn some good lessons.

This phase is now over, the findings have been shared among  staff employees (not kept secret and solely accessible to Management) and all are participating  and contributing to the decision making and next steps, according to the time and resources actually available. That’s an excellent way to engage! Slow but sustainable and steady progress.

Management kept regular informal meetings (Piadina party) whereby staff could share findings and discuss “what to do next“. According to their respective roles and responsibility each of them had a clear understanding of the tools available and their application for business purposes. I am fairly confident that each participant will make the most of Social Media; whether their angle is education, branding, PR Communication, event organizing, partner search, promotion, Facebook, Twitter, YouTube, blogging or else.  

By so doing Davines are “Using Social Media to change their internal cultures” just like Best Buy, GE and EMC did only few months ago(see Jeremiah Owyang article on that).

It’s common sense, and Davines proves that it is not an exclusive prerogative of a Major Corporation with a large budget.

It’s smart business, economically viable, sustainable, transparent and participatory.  I dig that!

Forget paying Bloggers for “Product placement and good reviews“, forget paying for good traffic ranking, or SPAM intrusive advertising, forget “push” marketing that despise the values-pillars of Web 2.0. 

Davines are gently knocking at Social Media’s door, learning the rules, and they will in time find their own audience through dialogues and participatory activities, emotional and experiencial, that reflect both own and Web 2.0 values.

I know what you are thinking, but let me tell you again that this is an honest story and an example to follow! First time in my career as a consultant that I learnt more than what I taught ;-)

To conclude, here’s an amazing video that Best explain “Innovation, as a learning Process”

Innovation as a Learning Process from Roger Shealy on Vimeo (grazie a Stefano Principato per la segnalazione)

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16 aprile 2010 di Nessun commento

Scuola ed Aziende – Prove di dialogo integrato

giordani-errea-004Devo ammetterlo, non sono mai stato uno studente modello… ero piuttosto ingestibile! Infatti mi ritengo ancora un “Prof” alquanto improbabile.

Per questo quando lo scorso settembre mi hanno proposto di affiancare la Prof di Economia Aziendale in una prima superiore dell’Istituto Giordani di Parma non sapevo se sarebbe stata una buona idea. 

Lo chiamano “Percorso Integrato” e si propone di inserire dei professionisti al fianco delle docenti di ruolo per alcune ore alla settimana. Penso che l’idea sia quella di cercare di avvicinare sin da subito questi ragazzi al mondo che si troveranno la fuori. Nobile, ma tutt’altro che semplice con ragazzi di quindici anni.

Insomma da settembre l’Arrotino si è trovato in classe 29 adolescenti incontenibili che lo chiamavano “Prof“. Mi domando le risate che farebbero i miei ex compagni e professori se lo sapessero.

Ci sarebbe tanto da dire su come siamo arrivati, non è certo stato facile, e non ha certo funzionato con tutti, ma l’idea di creare un azienda in classe e confrontarsi con scenari, scelte e possibilità condite di responsabilità (hanno creato il proprio organigramma aziendale) e valutazione dei risultati ha dato ottimi frutti. Affiancare quindi un programma scolastico con azioni concrete, con un progetto!

giordani-errea-060Ed il nostro progetto ha vissuto una giornata importante nei giorni scorsi. Questa che vedete è una delle immagini che porterò sempre cara. Quei ragazzi che presentavano le proprie idee a Luca Carra, direttore marketing di un’azienda di cui sono fedeli consumatori (Erreà SpA). Le loro idee preparate in classe e messe sul tavolo, le domande e le risposte che generano un dialogo, interesse, curiosità tra pari (entrambe le parti volevano imparare una dall’altra).

Nella loro presentazione (sotto) i ragazzi hanno manifestato il loro desiderio di “poter personalizzare” i capi Erreà che indossano. Si sono focalizzati soprattutto sui pantaloni “Drake” del marchio, pantaloni e pantaloncini che un adolescente su 3 indossa regolarmente a Parma, proponendo soluzioni per magliette e felpe da abbinare.

Hanno denominato un azienda “Spray Life”,  hanno creato un logo, fatto un analisi di mercato, e raccolto opinioni di coetanei attraverso un questionario fatto girare nella scuola. Hanno portato informazioni concrete su come loro “vivono” quei capi, e con questo sono riusciti a supportare le proprie proposte. Alcune proposte grafiche ed idee sono state presentate altre lo saranno presto. Si, perchè la storia continua; presto ci sarà un evento in cui presenteranno altre novità.

Erreà non si è trovata davanti dei semplici adolescenti disinteressati, ma dei clienti “propositivi” che spiegavano quello che volevano. Altro esempio di “Bottom up” quando le idee vengono dal basso. Luca Carra ed il suo team hanno capito l’antifona meglio di molti altri, bravi (e grazie!)

giordani-errea-010giordani-errea-061 giordani-errea-009 giordani-errea-001

Mi perdonerete il vezzo di 5 minuti di botta di Ego, ma è una bella soddisfazione per il “Prof Improbabile“. Ho semplicemente chiesto cosa ne pensavano e aiutati a fare ordine. Avendo avuto più tempo avrebbero fatto un lavoro ancora più spettacolare ma questo è solo l’inizio per loro. Ora sanno che le loro idee hanno un valore, devono imparare ancora tanto ma forse ora lo faranno un filo più volentieri, pensando che possa valerne anche la pena. Ora leggendo sul libro di testo cosa è un organigramma aziendale e a cosa serve, sono certo che avranno chiaro il concetto.

Nel frattempo io li ringrazio, dicendo che sono dannatamente orgoglioso di loro. Un grazie anche alla Prof Giampietri, al CESVIP ed a LEN per avermi ”regalato” questa avventura.

Qui trovate

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15 aprile 2010 di 4 commenti

Reputation, Boicottaggio e Solidarietà

Ricevo dalla mia amica Rossella e metto a disposizione il mio Blog. Se potete diffondete, anche solo la lettura e la solidarietà al problema è un grande gesto.

BOICOTTATE OMSA
Amiche e amici,
vi porto via un po’ di tempo raccontandovi quello che sta succedendo in questi giorni a Faenza, più o meno nell’indifferenza generale.
Lo stabilimento OMSA di Faenza (RA) sta per essere chiuso, non per mancanza di lavoro, ma per mettere in pratica una politica di delocalizzazione all’estero della produzione per maggiori guadagni.
Il proprietario dell’OMSA, il signor Nerino Grassi, ha infatti deciso di spostare questo ramo di produzione in Serbia, dove ovviamente la manodopera, l’energia e il carico fiscale sono notevolmente più bassi.
Questa decisione porterà oltre 300 dipendenti, in maggior parte donne e non più giovanissime, a rimanere senza lavoro.
Le prospettive di impiego nel faentino sono scarse e le autorità hanno fatto poco e niente per incentivare Grassi a rimanere in Italia o per trovare soluzioni occupazionali alternative per i dipendenti, salvo poi spendere fiumi di parole di solidarietà adesso che non c’è più niente da fare.
Da giorni le lavoratrici stanno presidiando i cancelli dell’azienda, al freddo, notte e giorno, in un tentativo disperato di impedire il trasferimento dei macchinari, (tentativo documentato anche da Striscia la Notizia sabato scorso, ma ad onor del vero il servizio è stato brevissimo e piuttosto superficiale).
Personalmente, anche se non sono coinvolta nel problema, trovo sempre più allucinante che in Italia non esistano leggi che possano proteggere i lavoratori dall’essere trattati come mere fonti di reddito da lasciare in mezzo a una strada non appena si profili all’orizzonte l’eventualità di un guadagno più facile.
Le lavoratrici OMSA invitano tutte le donne ad essere solidali con loro, boicottando i marchi Philippe Matignon – Sisi – Omsa – Golden Lady – Hue Donna – Hue Uomo – Saltallegro – Saltallegro Bebè – Serenella e vi sarebbero grate se voleste dare il vostro contributo alla campagna, anche solo girando questa mail a quante più persone potete se non altro per non alimentare l’indifferenza.
Le lavoratrici OMSA ringraziano quindi per l’aiuto e il supporto che vorrete dargli quali ennesime vittime di una legislazione che protegge sempre più gli interessi unicamente lucrativi degli imprenditori che non la vita e la condizione lavorativa dei dipendenti.

Anche l’Arrotino si allinea ai tantissimi Bloggers italiani che cercano di dare risalto alla cosa. Basta vedere in Google. In bocca al lupo a Francesca (una delle Operaie dell’OMSA di Faenza) ed a chi si trova in condizioni simili.

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12 aprile 2010 di 1 commento

Video Emozionali e Orgoglio Personale

Uno degli strumenti nelle mani delle aziende 2.0 per promuovere i propri servizi ed il proprio marchio è oggi YouTube.

Si chiama Marketing Virale. Molti video publicitari, anche vecchi, continuano a vivere di vita propria in rete. Basti vedere il numero sempre crescente di “visualizzazioni” (ad oggi 164,296!) della famosa publicità Nike di Ronaldinho e le 3 traverse colpite.

Beh! Visto che è un ambito in crescita anche l’Arrotino non poteva esimersi di fare un giro in giostra, e per farlo ha scelto qualcosa per lui molto importante,

E’ bastato raccogliere foto, ritoccarle e metterle in un video usando Picasa (open source gratuito di Google), scegliere una colonna sonora ed il gioco è fatto. Picasa ti carica il video su YouTube con un solo click! Provateci anche voi. Ci sono poi molti altri software open source disponibili, ancora migliori, basta googleare un attimo.

In fondo anche il No Profit è un settore in cui il valore emozionale è fondamentale per raggiungere dei risultati, spesso ben più nobili che non mero profitto commerciale. Gruppi Onlus come VIP Parma vivono di contribuzioni spontanee e raccolte fondi per rimanere in vita.

Quindi unisco l’utile al dilettevole (e nobile) per mostrarvi con orgoglio il mio primo video promozionale “emozionale”… condito con un invito aperto a tutti per venire a conoscere Cecilio ed i suoi fantastici amici.

Domenica 23 Maggio 2010

Parco della Cittadella – Viale Martiri della Libertà, a Parma

Giornata del Naso Rosso!

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11 aprile 2010 di 1 commento

Reputation Management – Presentazione

9 aprile 2010 di Nessun commento

Swappiamo??!

Sì, avete letto bene, ho scritto: SWAPPIAMO!! Ma che cosa è lo SWAP?
Tranquilli non sto parlando dello swap finanziario, nè di informatica, bensì di moda!! :-)
Lo Swap altri non è che una specie di baratto… Diciamo che detto così fa molto cool e figo, ma in realtà è solo uno scambio che avviene tra persone, principalmente del sesso femminile, per rimpinguare gli armadi di nuove mise da sfoggiare, evitando di farli scoppiare! Li chiamano swap party!!
Ne parlo perchè mi piace cogliere il cambiamento del comportamento di acquisto del consumatore di oggigiorno e di come, in fase di ristrettezze economiche, riesca a superare la crisi con una certa nonchalance.

Funziona così.
Fase 1: porti il capo di vestiario che non ti interessa più e versi una quota di iscrizione, di solito attorno ai 50 euro.
Fase 2: una giuria di esperti valuta le condizioni del tuo vestito o accessorio che vuoi vendere e ti dà un corrispettivo in buoni (es. gettoni colorati)
Fase 3: con questi buoni tu puoi “acquistare” uno o più capi che altre persone vogliono barattare!
Fase 4: la soddisfazione di un vestito nuovo a costo zero! O almeno così viene percepito!

In America questo tipo di commercio alternativo, se così vogliamo chiamarlo, esiste da ben 13 anni!!
Qui da noi in Italia, invece, le tendenze arrivano sempre dopo.
Lo scopo di tale idea è consumare in modo ecosostenibile, senza sprechi.
Se la cosa vi ha incuriosito visitate: atelieredelriciclo; swapclub italia ; iloveshopping.bo.it e barattiamo.
Ci sono anche dei gruppi su facebook come ad esempio: Swap party – i love swap party.

Questa nuova tendenza mi fa venire in mente cosa c’era prima di “alternativo” e cioè: e-bay. La più nota asta on line.
E- bay, quando nacque, aprì gli orizzonti sia alle imprese, che ai privati.
Poter vendere on line era veramente innovativo e il fatto che potessero vendere sia aziende che privati, alquanto democratico.

E oggi, che sembra iniziare a dilagare la swap mania, noto che anche le aziende cominciano a darsi da fare e a rivalutare l’usato…
Un nome su tutti? Elena Mirò che in occasione dei suoi 25 anni di vita dà il 25% di sconto su un nuovo acquisto se si porta un capo vecchio.
Ottima trovata… Almeno aiuta le persone meno fortunate di noi!!! Lo scopo è sicuramente dei più nobili, ma chissà se però convenga!
Meglio lo swap party!! E’ più divertente!!!

Articolo disponibile anche su Blog di Chicaline

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7 aprile 2010 di 2 commenti

Ascoltare! Ecco un progetto di LISTENING 2.0

Ecco un esempio di Project Work che i fantastici ragazzi del Corso ARM Comunicazione Marketing 2.0 stanno facendo.

Quando si parla di iniziare strategie Marketing 2.0 si dovrebbe sempre partire da una fase di ascolto (Listening appunto). In questa presentazione spieghiamo brevemente passo passo come sviluppare il progetto.

Ditte illuminate come Johnson & Johnson, Animas, Davines e Comfort Zone si stanno muovendo in questo senso. Vi sembra una pessima idea?
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5 aprile 2010 di 2 commenti

Buona Pasqua!

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3 aprile 2010 di Nessun commento

Reputation – Omino bianco vi segue ovunque

In alcuni villaggi rurali del Sud America esiste una pratica diffusa per “screditare socialmente” i debitori attraverso l’uso “dell’Omino bianco“.

In poche parole, un tale ti ha tirato una sòla, ha preso merce dal tuo negozio ma non ti ha pagato, ti deve dei soldi ma non ne vuol sapere di saldare il debito… beh! Chiami l’uomo bianco, gli dai due lire e questo si mette a seguire il “marrano” in tutti i suoi spostamenti in paese.

Immaginatevi il “tira sòla di turno” appollaiato al bar che beve il suo infuso in tranquillità… al suo fianco, inseparabile, un omino vestito completamente di bianco, fermo, senza un cenno solo la sua presenza è sufficiente. Se il “tira pacchi” va dal macellaio a prendere due costine, eccolo accompagnato fedelmente dall’ometto bianco, così come nella passeggiata serale a braccetto con la moglie… l’omino in bianco sarà sempre qualche passo dietro. Risultato? Tutti sapranno che questi è un uomo di malaffare e sinchè il debito non sarà ripianato e l’omino bianco magicamente sparirà, la sua reputazione nel villaggio sarà la sua condanna.

A quanto pare questo metodo funziona proprio perchè fa leva su un valore basilare come la reputazione; la natura umana e rapporto di buon vicinato fanno il resto. Infatti, a differenza di quanto succede oggi nella nostra società civilizzata e moderna, in questi posti viene considerata una responsabilità di ogni buon cittadino quella di avvisare altri cittadini di possibili truffe o raggiri. Facile a farsi in un villaggio di poche anime direte voi, il passaparola è rapido ed efficace e le vite delle persone strettamente legate da rapporti continuativi. Buona osservazione, ma non dimenticate che anche il mondo Web 2.0 sta creando veri e propri villaggi globali in cui le opinioni scorrono libere e senza controllo.

Sono infatti villaggi globali quelli che si creano in Facebook, Adunanza, Second Life, eMule, Messenger: comunità vere e proprie in cui un numero di utenti si incontrano, dialogano e si confidano con regolarità; luoghi in cui l’opinione degli individui conta molto.

Un rapporto sulla fiducia online (di chi ti fidi?) pubblicato da Forrester evidenzia di come il 78% degli utenti ascolta e segue i consigli di persone che si conoscono (sia personalmente, che virtualmente). Solo il 14% invece si fida di quello che le aziende dicono nei loro portali (corporate blog) e comunicati stampa. Quindi, se non mi piace quello che fai non vengo certo a scrivertelo sul tuo blog… ma non significa che non lo faccia presente a tutti coloro con cui sono collegato. Un esempio? Inserite la parola Trenitalia nel campo di ricerca Facebook e valutate voi stessi quanti gruppi e quanti utenti ne parlano (ed in quali termini).

Non c’è dubbio,”L’Omino bianco” potrebbe apparire al fianco del vostro nome senza che voi ve ne accorgiate neppure (forse c’è gia).

La prima cosa da fare sarà quindi quella di avere gli strumenti adatti per monitorare le conversazioni online che direttamente od indirettamente menzionano il vostro Brand. Esistono centinaia di strumenti, molti dei quali Open Source (gratuiti.

“L’iniquo… può insultare e chiamarsi offeso, schernire e chiedere ragione, atterrire e lagnarsi, essere sfacciato e irreprensibile” (Manzoni).

Ma non dimentichiamo che, una volta intercettate quelle conversazioni in cui il vostro Brand viene menzionato, occorrerà intervenire in modo consono. Individui ed aziende non potranno semplicemente far finta di nulla, ma dovranno intervenire proattivamente e prontamente sfruttando quelle stesse armi con cui sono attaccati “Social Media”. Entrare proattivamente in quelle conversazioni, ovunque si trovino, ma come fare?

Esistono tecniche specifiche e suggerimenti utilissimi a riguardo, ne parleremo diffusamente nei prossimi articoli. Vi basti per ora ragionare sul fatto che la Comunità stessa (una comunità di clienti che sposano i valori della vostra azienda od una comunità di individui con cui collaborate e comunicate regolarmente) saranno la vera salvezza della vostra Reputazione.

Per le aziende è più semplice: In fondo sono formate da individui, ognuno dei quali ha un opinione da esprimere. Forse sarebbe il caso di coinvolgerli in queste conversazioni; piuttosto che chiudere accesso a Facebook assicurarsi che entrino e partecipino. Idea troppo Funky? Non credete sia possibile? Leggetevi cosa è successo qualche mese fa con Ryanair. La reputazione della compagnia Low Cost Irlandese si era trovata sotto attacco da parte di bloggers e comunità online per delle deficienze tecniche grossolane. Incredibilmente i primi ad intervenire in suo soccorso furono alcuni impiegati Ryanair, ai quali presto si aggiunsero clienti soddisfatti ed imparziali. Come risultato, oltre che ritrovarsi con pubblicità gratuita sugli organi di informazione, la reputazione Ryanair ne è uscita rafforzata.

Ora capite perchè l’Omino Bianco è in effetti NERO!

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1 aprile 2010 di Nessun commento