Libertà e Web: la condanna di Google
di Felice D’Alelio
Ancora una volta l’Italia si presenta al mondo come Paese precursore di libertà violata sul Web!
Con la condanna dei tre dirigenti di Mountain View per non aver impedito la pubblicazione su Google video di un filmato del 2006 che mostrava un minore torinese affetto da sindrome di Down fatto oggetto di scherno da parte di alcuni suoi coetanei, il giudice Oscar Magi fa puntare nuovamente i riflettori sul nostro Paese: la notizia è apparsa sulla maggior parte delle testate internazionali destando ovunque scalpore e preoccupazione.
Staremo forse tornando al medioevo digitale?
In questo caso si parla di condanna a sei mesi di reclusione con la condizionale, mica uno scherzo.
David Thorne, ambasciatore americano a Roma, ha così commentato la notizia: «Gli abusi non sono una scusa per violare il diritto a un Internet libero».
Insomma, perché in Italia si continua a perseguire chi fornisce un servizio piuttosto che chi viola le leggi? Quale effetto avrà sul futuro della rete una sentenza simile?
Per ulteriori approfondimenti leggi anche, su Una Finestra sul Web 2.0, Libertà del Web: Google in prigione!
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Grande Re Felix! Ottimo articolo…
Come sempre è questione di interpretazione. Ma come dici hanno settato un precedente. Quello che mi fa specie: l’illuminato giudice Magi e nessuno nel suo entourage di “cognati e compagni di merenda” da 4,000Euro al mese si è chiesto cosa succederebbe se Google, YouTube e magari per solidarietà anche gli altri (Facebook, Twitter etc) decidessero di chiudere le operazioni italiane?
Google non è nuova ad azioni di questo tipo, chiedete ai Cinesi.
Fare questioni di principio per un giudice è legittimo, ma impuntarsi sul “principio” a discapito di 27 milioni di utenti comporta una responsabilità che un illustrissimo giudice (non eletto da noi) non dovrebbe prendersi.
@Geom Alfieri
Grazie Geom! anche per lo spazio…
A voler pensare bene, probabilmente Magi è una persona che non conosce Internet e dunque il problema della responsabilità verso i 27 milioni di utenti nemmeno lo aveva preso in considerazione…
Altrimenti se anche la magistratura comincia a remare contro… Ma voglio essere ottimista e sperare nel nostro “potere informativo”… La sentenza può ancora mutare in appello… magari dopo una presa di coscienza da parte dei giudici.